Politica
Referendum giustizia, decisa la data: 22-23 marzo 2026. Il sì alla riforma costituzionale tra il 55 e il 60%. I sondaggi riservati in mano a Meloni e Tajani
Il Cdx vuole anche rafforzare la responsabilità civile dei magistrati

Giorgia Meloni e Antonio Tajani
Per Meloni questo scenario sarebbe il trampolino di lancio per vincere, con la nuova legge elettorale sul modello Regionali, le Politiche 2027
Il Consiglio dei ministri, a quanto si apprende, ha deciso di indicare domenica 22 e lunedì marzo come date del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Nella stessa data si voterà anche per elezioni suppletive.
Ottimismo. E nemmeno cauto, vero e proprio ottimismo. E' quanto si respira nei piani molto alti di Fratelli d'Italia e di Forza Italia sull'esito del referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia, varata in Parlamento dal Centrodestra senza i due terzi, che come ha confermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo.
I sondaggi interni di importanti istituti demoscopici - spiegano fonti qualificate ad Affaritaliani - che sono stati visionati negli ultimi giorni sia dalla premier sia dal vicepremier, ministro degli Esteri e segretario azzurro Antonio Tajani accreditano il SI' alla riforma della giustizia, e quindi alla separazione delle carriere, ai due Csm e all'estrazione per la scelta dei loro membri, intorno al 55-60%. Un dato considerato "ottimo" anche se l'affluenza alle urne potrebbe restare sotto il 50%, ma si tratta di un elemento del tutto indifferente non essendoci quorum come nei referendum abrogativi.
L'Associazione Nazionale Magistrati guidata da Cesare Parodi e le opposizioni che hanno votato contro in Parlamento, e che si sono riunite sabato a Roma per lanciare la campagna del NO, avrebbero voluto più tempo e una campagna referendaria più lunga per tentare un'improbabile rimonta. Ma niente da fare. Fosse stato per Forza Italia le urne si sarebbero aperte domenica 1 e lunedì 2 marzo, ma siccome serve la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e vista anche la raccolta firme su un quesito tecnicamente leggermente diverso, il governo ha optato per il 22-23 marzo, visto e considerato che la settimana dopo è la domenica della Palme che precede poi la Pasqua.
Se davvero - sarà poi lo scrutinio a confermare o meno l'ottimismo dell'esecutivo e della maggioranza - il SI' dovesse prevalere non di misura ma con dieci o forse quindici se non venti punti di vantaggio sul No è chiaro che sarebbe un segnale politico fortissimo. D'altronde, gli ultimi casi di inefficienza del sistema giudiziario, con condannati o comunque persone denunciate a piede libero che hanno commesso gravi reati, certo non giovano all'immagine della Magistratura. Per Meloni questo scenario sarebbe il trampolino di lancio perfetto per vincere, con la nuova legge elettorale sul modello delle Regionali, le Politiche 2027. Per Pd, M5S, AVS e Cgil sarebbe una pesante sconfitta e in particolare per Elly Schlein che punta a essere la sfidante della premier.
Sullo sfondo, anche se ora il Centrodestra non lo dice ufficialmente in campagna elettorale, dopo la probabile vittoria del SI' al referendum (sostenuto anche da Azione di Carlo Calenda e da diversi moderati del Pd come Enrico Morando e Stefano Ceccanti, con la libertà di voto di Italia Viva - Casa Riformista) ci saranno altri interventi in Parlamento sul fronte della giustizia. Difficilmente entro fine legislatura, visti i tempi e l'ingolfamento di provvedimenti delle Camere, ma si potrebbe iniziare a incardinare per poi completare dopo il 2027 (ovviamente in caso di riconferma del Centrodestra) una profonda revisione delle norme sulla responsabilità civile dei magistrati (vecchio pallino di Silvio Berlusconi ma anche battaglia della Lega) per rafforzare - dicono dalla maggioranza - il principio che un pm o un giudice deve essere come tutti gli altri cittadini-lavoratori e, quindi, se sbaglia paga.
