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Politica
Renzi 'bollito'? Verso un governo di 'decantazione'. Amato premier?


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


"Adesso faccio quello che voglio. Gli faccio vedere io cosa significa torna il Renzi 1". Il presidente del Consiglio si è sfogato mercoledì sera con i suoi più stretti collaboratori e ha promesso battaglia su tutti i fronti. Fonti autorevoli del Pd affermano ad Affaritaliani.it che il premier-segretario, dopo i risultati delle Regionali e dei ballottaggi, è "frastornato". Anche se non lo ammetterà in pubblico (e in privato solo con i fedelissimi) Renzi non si aspettava una "scoppola" del genere. Ed ora tutto è possibile. I fronti aperti sono numerosi, ultimo quello che con il Jobs Act viene meno la privacy dei lavoratori. Facile immaginare che sindacati e sinistra dem torneranno sulle barricate. C'è poi la scuola e la promessa, finora mancata, di assumere i precari. Senza dimenticare le riforme istituzionali e l'ipotesi di modificare l'Italicum per la paura che con il secondo turno possa vincere il Movimento 5 Stelle.

Insomma, il premier si è incartato ed è finito in un vicolo cieco, anche considerando l'emergenza immigrazione con il no dell'Europa e di molte Regioni e Comuni a prendere altri presunti profughi. "Adesso torna il Renzi 1 e faccio quello che voglio", ha promesso l'ex sindaco di Firenze, convinto che la sconfitta elettorale sia stata causata dalle divisioni interne e dalle liti continue. Ma così facendo non farà altro che far aumentare l'ira delle minoranze. Alla Camera non hanno votato per il nuovo capogruppo renziano, Ettore Rosato, ben 70 deputati del Pd. E al Senato i numeri non ci sono. Altro che traballanti, se tutta la sinistra del Partito Democratico si schiera contro il segretario la maggioranza e il governo vanno sotto. E più Renzi preme sull'acceleratore, minacciando di non ricandidare nessuno dell'opposizione interna, e più si ingrossano le fila dei dissidenti.

Non solo. Al centro sembra sfumare il gruppo dei verdiniani (o comunque il nuovo gruppo sarebbe ormai ridotto all'osso) e molti senatori di Area Popolare, allettati dalle sirene di un ringalluzzito Berlusconi, starebbero meditando di lasciare il Pd prima che sia troppo tardi e prima di perdere l'ultimo treno per la ricostruzione del Centrodestra. Renzi potrebbe staccare la spina e andare al voto. Ma attualmente la legge elettorale in vigore è il Consultellum e con il 30% o poco più non avrebbe alcuna maggioranza. Ipotizzare un decreto per estendere l'Italicum a Palazzo Madama e farlo entrare in vigore subito sembra impraticabile (non avrebbe mai i numeri per essere convertito in legge in Parlamento).

Se crolla tutto - tra emergenza immigrati, liti nel Pd, centristi in fuga, caos scuola, Jobs Act e riforme - l'ipotesi prevalente, considerando che nemmeno Forza Italia vuole andare subito al voto, è la nascita di un esecutivo di transizione o del Presidente (Mattarella) che abbia come compito quello di far stemperare le polemiche e riformare la legge elettorale per tornare alle urne nella primavera del prossimo anno. Fassina ha detto che ormai "sembrano gli ultimi giorni del governo Letta" e in molti scommettono che stavolta ci abbia azzeccato.

Nel Palazzo si scommette sulla nascita di un nuovo governo di "decantazione" che metta da parte il decisionismo renziano e provi a sciogliere molti nodi. Nel ruolo di traghettatore come presidente del Consiglio nelle ultime ore sarebbero tornate a salire le quotazioni di Giuliano Amato. Il 'Dottor Sottile' troverebbe l'ok di Berlusconi, dei centristi e di una buona fetta del Partito Democratico. Scartata Laura Boldrini, troppo a sinistra e di parte (anche se alcuni 5 Stelle forse potrebbero starci), e anche l'ipotesi Piero Grasso, inviso a Renzi e alla maggioranza dem. Amato potrebbe essere l'uomo giusto per far abbassare i toni, gestire le emergenze e traghettare il Paese verso nuove elezioni senza scontri quotidiani tra maggioranza e opposizione e nel Pd.

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