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Politica
Ricciardi, M5S anti-Lombardia: "Una denuncia dovuta. Pentito? No". Intervista
(fonte Lapresse)

 

Superate le fibrillazioni legate alle mozioni di sfiducia contro il ministro Alfonso Bonafede al Senato, ieri il palcoscenico delle tensioni si è trasferito alla Camera. L’intervento del vicecapogruppo M5S Riccardo Ricciardi dopo l’informativa del premier Giuseppe Conte, con un attacco diretto alla gestione della sanità lombarda, ha acceso gli animi. Per usare un eufemismo. Pugni, insulti, Aula sospesa per venti minuti. Galeotto quel “modello Lombardia” preso di mira appunto da Ricciardi.

Deputato alla prima legislatura, 38 anni, toscano di origine. Nella sua vita, prima di incrociare il Movimento, era regista teatrale. E, in effetti, le sue parole di ieri tradiscono una verve mai sopita. Anche il look, almeno a guardare la sua foto profilo su Whatsapp, con pashmina e orecchino, tradisce la vena artistica. A confermalo è Ricciardi stesso, parlando con Affaritaliani.it: “E’ un lavoro che mi manca tantissimo. Ma è appunto un lavoro e, come tale, non si può conciliare con il mio impegno attuale di parlamentare”.


L'attacco di Riccardo Ricciardi (M5S) al 'modello Lombardia' alla Camera dei Deputati. Il video


Rispetto a quanto accaduto in Aula, invece, Ricciardi non ha dubbi: “Era una denuncia dovuta. Nessuna provocazione. Sono i dati che parlano ed è giusto che nel luogo della politica per eccellenza, e cioè il Parlamento, se ne discuta”.

Ricciardi, quindi, non è pentito?
No. E il motivo è semplice: non credo, anzi sono sicuro che mettere in fila fatti oggettivi, sollevare un problema politico, che è nazionale, nella sede deputata sia sacrosanto. E poi, non ho svelato nessun retroscena. Nulla che non si conoscesse e non si leggesse quotidianamente sui giornali.

L’effetto, però, ammetterà che è stato dirompente.
Ribadisco: non ho chiesto un processo in pubblica piazza ma detto cose che i media riportano ogni giorno. Bisogna smetterla con le ipocrisie: se è vero che siamo nella fase in cui si comincia a uscire dall’apnea dell’emergenza Covid-19 è anche il caso di mettere in fila i problemi che sono emersi.

La Lega non la pensa proprio così. A Giorgetti è sembrato più che altro un “attacco fatto apposta per provocare”. Secondo l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, “non si può chiedere collaborazione alle opposizioni e poi venire qui a provocarci sui morti".
Discutono di collaborazione e accusano di alto tradimento il presidente del Consiglio? Sentir parlare Molinari di resistenza antifascista al premier non mi sembra certo la giusta premessa per collaborare. Quella sì che era una provocazione.

La sua, invece, non lo era?
Nessuna provocazione sui morti. Non ho attaccato gli italiani, ma la gestione della sanità lombarda. Tutto qui.

Stamattina l’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni se la prende con il suo successore al Pirellone Roberto Maroni che avrebbe peggiorato la sanità in Lombardia. Si rende conto che il suo intervento è riuscito a creare frizioni anche nel cuore del centrodestra lombardo?
Sono problemi loro, non voglio entrare in queste dinamiche. A me interessano i fatti e i dati parlano chiaro.  Mi stupisce casomai un’altra cosa.

Quale?
Che Formigoni possa ancora parlare di sanità in questo Paese. Se vogliamo dirla tutta, inoltre, era appoggiato da tutta la Lega. Tutto il centrodestra ha spinto per un modello preciso di sanità, più sbilanciato sul privato, a detrimento della medicina territoriale. Che è fondamentale, è quella che il pubblico deve garantire. E non solo in casi di emergenza come l’attuale. Possiamo dirlo o dobbiamo nascondere la testa sotto la sabbia?

La verità è che neppure la maggioranza le ha fatto sconti, dal ministro della Salute Speranza al vicesegretario del Pd Andrea Orlando.
Ho sentito l’intervento di Emanuele Fiano, per esempio, e l’ho condiviso. Dopodiché ognuno ha la sua linea politica. Accetto le critiche, ma se si potesse tornare indietro io direi le stesse cose. Anche perché non traggo nessuna conclusione, il mio intento era solo aprire un dibattito sulla questione. Poi, le responsabilità col tempo, come è giusto che sia, verranno accertate.

Ci racconta com’è nato questo suo intervento?
Dal confronto interno, come sempre, e dall’interlocuzione avuta anche coi portavoce lombardi.

Si è sentito sostenuto dal Movimento?
Senza dubbio, ci sono state dichiarazioni pubbliche anche del capo politico, Vito Crimi che, tra l’altro, è lombardo. Ma mi hanno appoggiato anche i consiglieri regionali.

Secondo lei a Beppe Grillo è piaciuto il suo intervento?
Non lo so. Ma una cosa è certa: io i suoi li ho approvati tutti.

Come si è avvicinato al Movimento?
E’ accaduto tra il 2005 e il 2007 leggendo il blog e ascoltando appunto Grillo. La mia generazione, sono dell’82, non ha vissuto proprio gli anni d’oro di Beppe in tv. Il blog, quindi, è stato il medium. Poi, quando furono lanciati i primi meet up, io aderii subito, era il 2007, a quello di Massa, la mia città.

Secondo la vulgata lei nel Movimento sarebbe vicino a Roberto Fico. L’etichetta di ortodosso le sta stretta?
Sono un grillino della prima ora, queste sono semplificazioni giornalistiche venute dopo. Il Movimento non si regge su correnti, tutti sono importanti, ciascuno con il proprio bagaglio caratteriale e di idee.

Lei è un regista teatrale. Tornando al suo discorso di ieri, il suo vecchio mestiere l’ha aiutata?
Non saprei dirlo. Il mio mestiere da regista è quello di scrivere. Di sicuro, però, mi ha aiutato il lavoro da consigliere comunale a Massa che ho fatto per cinque anni. Il consiglio comunale infatti è un’ottima palestra da questo punto di vista.

Le manca il suo lavoro?
"Tantissimo. Ma proprio perché si tratta di un lavoro impegnativo, che richiede studio, prove, tournée, non si può conciliare con l’attività che svolgo adesso in Parlamento. 

Lei ha terminato il suo intervento in Aula con un riferimento ai lavoratori della cultura e dello spettacolo. Non è stato casuale, quindi?
Mi spiace che questa parte del mio discorso sia stata oscurata dalla polemica. Sollevavo una questione importante. Non solo perché si tratta di uno dei settori più penalizzati da questa pandemia ma anche perché la cultura aiuterà a raccontare questo Paese. Saranno gli artisti gli unici in grado di tradurre il trauma che tutti abbiamo vissuto e a renderne perfettamente sensazioni e sentimenti.

Il suo ultimo lavoro da regista qual è stato?
Sembra uno scherzo del destino, ma si tratta di un monologo dal titolo “Ipocondria” e aveva come soggetto una persona terrorizzata dalle malattie. Si tratta di un tema serio, da non sottovalutare.

Direi un tema attualissimo in questa fase.
Pensi che i miei collaboratori insistono nel chiedermi di tirarlo fuori dal cassetto.

Ci sta pensando?
Chissà, magari questa estate, in qualche piazza.

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    riccardo ricciardi
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