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Salvini (solo) populista?

Salvini (solo) populista?
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La storia della Lega è una storia del tutto particolare anche nel particolarissimo panorama politico italiano; la Lega Nord, nell’immaginario collettivo, è legata ad Umberto Bossi.
Questa la sua ragione sociale quando nacque nel lontano 1989 (è il più vecchio partito italiano) supportato dalle considerazione teoriche del senatore Gianfranco Miglio.
Se sull’ obiettivo politico da conseguire  non c’è stata mai confusione -semmai si trattava di decidere solo tra federalismo e secessione, temi importanti ma ben delimitati- dal punto di vista politico le cose sono più complesse.
La Lega è un movimento populista come lo è stato Italia dei Valori e come lo sono i Cinque Stelle, come lo fu L’Uomo Qualunque di Giannini, su questo non c’è dubbio, ma la domanda successiva è: il populismo che collocazione politica ha?
Questa domanda è insidiosa anche per chi della scienza della politica ne ha fatto una professione.
Ad esempio, Marco Tarchi, in un bel libro di qualche tempo aggiornato da poco, https://www.mulino.it/isbn/9788815253569 si pone il problema e cerca di studiare le collocazioni politiche del populismo a partire dalla storia.
Non ci si può quindi non rifare alla Rivoluzione Francese e ai Giacobini, per passare a Garibaldi e per giungere a quello che pare essere un nodo fondamentale della questione: Benito Mussolini.
Il Duce fu indubbiamente un populista, anzi proprio sul populismo basò le sue fortune politiche; ad esempio, l’attacco al parlamentarismo è uno dei segnali più caratterizzanti il populismo.Ma Mussolini socialista, quello che dirigeva  l’ Avanti! era già populista? Dall’analisi storica del suo agire si può rispondere affermativamente a questa domanda; Mussolini fu un socialista rivoluzionario, così influenzato da Georges Sorel da definirlo “nôtre maître”, “il nostro maestro”.
Possiamo individuare nell’elemento nazionalista (esemplificato nell’interventismo nella Prima Guerra mondiale) il momento di transizione del fascismo dalla sinistra alla destra?
La Repubblica di Salò si chiamava Repubblica Sociale Italiana (RSI) e la figura di Nicola Bombacci, diviso tra Lenin e Mussolini, è esemplificativa di tutta l’ambiguità politica  racchiusa nel movimento.
L’ambiguità o, se vogliamo vedere la cosa da un’altra angolazione, l’ “evoluzione politica” di Mussolini si riflette nell’ambiguità dei movimenti populisti moderni.
Infatti, la domanda che si pone è: sono di “destra” o di “sinistra”?
Ad esempio, sia Italia dei Valori che i Cinque Stelle sono stati considerati di “sinistra” in Italia ma in Europa erano schierati a “destra” ed infatti basta analizzare quanto affermato da Grillo e Di Pietro su temi caratterizzanti come la sicurezza e l’immigrazione per averne contezza.
E la Lega?
D’Alema anni fa disse che era una “costola della sinistra” e lo stesso Bossi spesso ha fatto riferimento ad una  mitologia simbolica comunista e partigiana (http://www.affaritaliani.it/politica/umberto-bossi-420971.html); lo stesso Salvini, frequentatore del centro sociale Leoncavallo di Milano (ne resta come segno distintivo l’orecchino), era a capo di una corrente nella Lega definita dei “Comunisti Padani”; tuttavia, la Lega, oltre che l’aspetto di sinistra ha anche un aspetto indubbiamente e predominante di destra che a volte si tinge di colori estremi.
http://www.secoloditalia.it/2015/04/salvini-fascista-comunista-gli-piace-duce-gode/

Il rapporto con i/le Le Pen (Jean, Marin e Marion), che dura dagli anni ’90 del XX secolo ne è una prova, come è una prova i recenti attestati di stima tra la Le Pen e Salvini stesso.
Anche la zona politica identitaria italiana che vede in Casa Pound il punto di riferimento privilegiato ha avuto rapporti di interesse politico con il Salvini “prima maniera”, quello del 2015 per intenderci: http://www.affaritaliani.it/politica/simone-di-stefano-la-vera-destra-siamo-noi-419185.html
Un’altra area identitaria che è stata interessata al fenomeno Lega è stata poi quella della cosiddetta Sinistra Nazionale di Ugo Gaudenzi, direttore di Rinascita e già definito negli anni ’70 “nazi – maoista” (fondatore nel 1969 di “Lotta di Popolo”) per indicare proprio questa ambiguità fondante tra socialismo nazionale e destra identitaria.
Significativo che quest’area politica si richiami esplicitamente alla Russia identitaria di Putin (con l’appoggio teorico del politologo russo Aleksandr Dugin) e al sostegno alla Siria di Bashar Al Assad.
In tempi più recenti la cosiddetta “destra sociale” di Alemanno e Storace non ha fondamenti teorici molto diversi dalla “destra liberale” berlusconiana, in questo affine alla “Destra storica” di Cavour, Sella, Ricasoli?
Questo discorso è solo analisi politica interessante ma fine a se stessa?
La risposta è negativa proprio perché in questi tempi si sta disegnando e definendo un riequilibrio della destra italiana che vede propri ola questione di cosa sia la “destra” al centro dei dibattito.
La Lega e Fratelli d’Italia sono ormai chiaramente posizionate verso un estremismo identitario che ha spinto, per moto convettivo naturale, Forza Italia verso posizioni centriste e moderate che fanno presagire imminente una “cosa azzurro-rosso-verde”, cioè un Partito della nazione, che sancirebbe un’unione politica tra Renzi e Berlusconi le cui “prove d’orchestra” sono visibili tutti i giorni nell’azione di sostegno costante che il senatore Verdini apporta  al progetto.