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Politica
Tonino Razzi, il "voltagabbana" di 10 anni fa, in Senato per deridere i suoi eredi

Nelle tribune del Senato, ci sarà, domani, l’ex senatore, Tonino Razzi: “Voglio ridere in faccia a tutti quelli che, 10 anni fa, tra Pd e M5S, mi chiamarono “voltagabbana” perché lasciai l’Idv di Tonino Di Pietro e votai la fiducia a Berlusconi. E adesso loro che fanno? Cercano i costruttori, ma di che? Autostrade, palazzi? Mezz’ora fa mi ha chiamato Mimmo Scilipoti...». Altro storico «responsabile» di quel 14 dicembre 2010.

Spesso, abbiamo criticato l’ex ministro, Carlo Calenda. Ma ritengo che abbia fatto bene a rendere pubblica l’offerta, ricevuta, telefonicamente, dallo statista di Ceppaloni, Mastella: impegno per aumentare il numero dei responsabili pro-Conte, in Senato, in cambio del sostegno del PD alla candidatura a Sindaco di Roma dell’ex collaboratore di Cordero di Montezemolo.

Mentre Conte lavora al suo discorso, i Pontieri sono al lavoro fino all'ultimo per trovare nuove sponde alla maggioranza, il ministro per gli Affari regionali, Boccia, PD, ha detto: "Deputati e senatori di Italia viva rispettino l'elettorato, che li ha votati". 

La estraneità di Calenda agli inciuci, agli scambi di favori, non lo proietta sulla poltrona più alta del Campidoglio, in vista del dopo-Raggi. Ma rafforza la sua candidatura e ne evidenzia l’estraneità al mastellismo, proprio mentre i grillini postulano voti e sostegni al Sindaco di Benevento, archiviando gli insulti di Grillo a don Clemente. E indebolisce, molto, la posizione del vertice del Pd, che delega a Conte il timone della coalizione, aL “rieccolo” Mastella la ricerca dei responsabili, dei nuovi Scilipoti e a Casalino la comunicazione.

La cosa che rende la vicenda surreale, grottesca, ma quasi divertente, è che la “rinascita italiana” debba passare dall’ex braccio destro di De Mita, fuori dalla politica nazionale da anni, senza un partito e privo pure dei “quattro gatti”, di cossighiana memoria. Ma, soprattutto, simbolo della partitocrazia contro cui nacque il M5S di Casaleggio e del comico genovese, che lo appellava “Demente”Mastella. Con Gigino Di Maio che, come abbiamo letto, ieri, su “Il Giornale”, nel 2017, tuonava contro le “porcate dei voltagabbana”, auspicando le dimissioni dal Parlamento di coloro che cambiano casacca.

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