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Politica


Marco Travaglio, che ha accusato il Presidente dell'Authority anti-corruzione di aver preso "delle cantonate" sullo scontro tra "lo sceriffo di Salerno", De Luca", e la pia ( di recente, mica tanto...) vestale dell'Antimafia, Rosy Bindi ?

Potremmo, anche noi, sorridere dell'ironia del collega piemontese. Come abbiamo fatto, l'altra sera, assistendo all'intervista, in ginocchio, del conduttore di un talk Tv a Travaglio, che era stato invitato per presentare il suo ultimo libro-requisitoria contro i giornalisti, ritenuti troppo ossequiosi con i potenti delle "infami Caste". Tutte, meno quella in toga.

Ma la questione è più seria. E non si risolve con una battuta, pur se azzeccata. E neppure rispolverando il notissimo monito di Pietro Nenni ai puri : "fate attenzione a quelli, più puri di loro, che vi epureranno !"
 I nodi sono, a nostro avviso, 2. Il primo : in questo Paese, le cose non filano alla perfezione, eufemismo, perché quasi nessuno osserva le regole e si limita a fare il proprio mestiere.
 A Cantone, che è stato un ottimo magistrato, il governo ha affidato un incarico molto delicato : vigilare sui meccanismi delle pubbliche amministrazioni affinché non si ripetano scandali, non volino tangentone e le gare di appalto si svolgano nella massima trasparenza.
 

Dunque, l'ex toga partenopea non può essere tirata per la giacca nè dai politici, che lo candidano a tutte le poltrone, come il suo collega calabrese, Gratteri, e come, una vita fa, Di Pietro.  Nè bacchettato dai giornalisti per aver rilasciato un'intervista a una brava cronista de "La Repubblica", sua concittadina, Conchita Sannino, nella quale ha detto delle cose molto ragionevoli. In primis, che la "black list" degli "impresentabili" è stata un "passo falso" e un "grave errore istituzionale" dell'Antimafia.
 

Il secondo punto, caro Travaglio, sta proprio qui. È vero che l'Antimafia non è l'Accademia dei Lincei. Ma è un organismo, delicato, da guidare con equilibrio, con funzioni di vigilanza, politica e istituzionale. E che è stato guidato in passato, con imparzialità e correttezza, da illustri personalità, che mai avrebbero "scomunicato", 72 ore prima del voto, per presunti reati, non connessi alla mafia, dei candidati alle elezioni.
 E non spetta a Cantone, come ha chiesto il direttore de "Il Fatto Quotidiano", esprimere solidarietà alla Bindi e schierarsi contro De Luca, che Travaglio non ama, arrivando ad accostarlo a Salvo Lima. Ma che gli elettori della Campania, con i loro voti ( tutti inquinati ?), hanno scelto come Governatore. Gli elettori, caro Caldoro, e non don Nicola Cosentino, che è in carcere preventivo da 2 anni, in attesa del processo, e neppure gli aderenti ( chi sono ?) alla loggia P3.
 

Non è la prima volta che assistiamo a delle aspre contese tra esponenti del cosiddetto "partito, duro e puro, dei giudici" contro loro ex compagni di cordata. Qualche tempo fa, Travaglio fu molto duro con Violante, perché si era permesso, come Giorgio Napolitano e Peppino Ayala, collega e amico di Falcone, di esternare delle perplessità sul processone di Palermo contro i presunti responsabili della trattativa Stato-boss di 22 anni fa. E lo accusò, su "L'Espresso", di "aver fatto carriera, anche a colpi di antimafia progressista".
 Di recente, abbiamo rievocato la vicenda di Giulio Andreotti, trascinato in giudizio a Palermo, dopo essere stato "mascariato", e neppure ascoltato a San Macuto, nel silenzio della Bindi, da Buscetta e "compagni assassini" davanti all'Antimafia di Violante.
 

Ebbene, a proposito del caso-De Luca, e degli scontri tra politica e magistratura, sottoponiamo ai lettori, e a Travaglio, una riflessione, che firmò proprio il Grande Inquisitore di "zu Giulio". "Democrazia e legalità- dichiarò, nel 2009, al "Corriere della Sera" proprio Gian Carlo Caselli-non sono pianeti diversi. Il consenso della maggioranza dei cittadini è, ovviamente, decisivo. Ma non esaurisce il controllo di legalità, affidato a una magistratura indipendente". Indipendente, dunque, non a parlamentari-giustizieri delle presunte malefatte dei loro compagni di partito, ma non di corrente, come De Luca, che la Bindi, nel 2010, elogiò come un campione della corretta ed efficiente amministrazione.
 

E, dopo aver ricordato le liti di ex compagni di cordata giustizialista, come quella tra Antonio Ingroia e "Gigino 'a manetta" de Magistris, che cacciò dalla sua giunta l'ex magistrato d'assalto, Narducci, non invitiamo Travaglio a "slurpare" De Luca. Ma, renzianamente, ad essere più sereno e meno tranchant nelle sue, legittime, critiche, senza "scantonare" negli insulti,nelle derisioni e nella eccessiva personalizzazione delle polemiche.
 

Luciano Violante non è un nostro beniamino. Ma non possiamo dar torto all'ex Presidente della Camera, che venne considerato il "braccio giudiziario" del Pci di Ugo Pecchioli, quando sottolinea, con forza, "la prevalenza del principio democratico sul principio di legalità". E rivolge a tutti un triplice invito, opposto a quello di Borrelli, ai tempi ruggenti di Mani Pulite : dialogare, dialogare, dialogare !

 E i giudici, come scrisse Francis Bacon- ministro della Giustizia, in Inghilterra, sotto Re Giacomo I-siano "leoni. Ma leoni sotto il trono".


 Pietro Mancini

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