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Politica
Ue, FdI: nessuna alleanza con gli amici di Salvini. La linea Meloni. Inside
Meloni Salvini Tajani


Insomma, a forza di “tu sì, tu no”, il grande progetto di ribaltare la maggioranza Ursula per costruirne una che guarda a destra rischia di rimanere al palo per mancanza di numeri. FdI tira dritto: obiettivo principale massimizzare l’effetto Meloni, far crescere il più possibile il gruppo ECR, mantenere i ponti con i Popolari e poi - a elezioni fatte - fare di conto sui seggi mancanti e, soltanto allora, aprire interlocuzioni a destra come al centro. Un piano complicato, ambizioso ma tutto sommato secondario rispetto all’obiettivo primario: evitare che la normale competizione proporzionale tra i partiti di maggioranza crei ostacoli alla tranquilla navigazione del governo Meloni. 

Per questa ragione l’appello salviniano a firmare una sorta di “patto anti-inciucio” di meloniana memoria ma in chiave europea, è stato accolto con freddezza e sarcasmo dai meloniani (“proprio lui che ha governato con i grillini e con Draghi e il Pd”) ma alla fine è stato lasciato cadere. 

In fondo, a Palazzo Chigi sanno perfettamente che il movimentismo salviniano di questi giorni ha anche ragioni e risvolti interni, con una Lega che da un lato può tentare di recuperare a FdI elettori euroscettici ma dall’altro rischia di confinarsi ancora all’irrilevanza, con buona pace delle mire entriste della pattuglia ministeriale, dei governatori e di gran parte degli europarlamentari uscenti. Senza contare che tra un anno il centrodestra esprimerà il proprio Commissario europeo e - ragionano i colonnelli di lungo corso - non si è mai visto una maggioranza di governo votare contro il proprio commissario. Saranno pure “schermaglie fisiologiche” ma la sensazione è che, da qui al giugno 2024, ne vedremo delle belle.
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Tags:
centrodestra europa





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