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Il fioretto e la scimitarra (di A. Gelormini)

Analizzare il capovolgimento di fronte accaduto in Forza Italia - Puglia, potrebbe tornare utile ad individuare in prospettiva cosa accadrà non solo nella prossima tornata elettorale delle regionali, ma soprattutto dopo, in vista delle evoluzioni politiche nazionali e della partita più corposa dei nuovi assetti istituzionali.

La Puglia continua ad essere croce e delizia per Silvio Berlusconi, ma questa volta la buccia di quella banana fatta esibire provocatoriamente dal personaggio a fumetti di Altan, potrebbe rappresentare la vera e propria sintesi della nemesi storico-politica del Cavaliere.

schittulli vitali fitto
 

In molti dai vertici di Forza Italia, in chiara crisi di raccolta di consensi e pertanto di ri-elezione, avevano puntato l’occhio sullo scrigno di voti pugliesi di Raffaele Fitto, mentre lo stesso “tesoriere” di Maglie - per evitare le incursioni romane nella riserva di voti in Puglia e in antitesi alle “larghe intese” promosse da Arcore - da tempo aveva avviato la manovra, che non prevede un’azione da “rinnovamento” o “restaurazione del partito (considerato “distrutto”), quanto un più radicale e incisivo intervento progettuale da autentici “Ricostruttori”. 

Un affronto, percepito come una minaccia dallo stesso Cavaliere e dal suo entourage più stretto, che andava neutralizzato anche in vista della composizione delle liste per la corsa al rinnovo di un Consiglio regionale “ridotto” (che da 70 passa a 50 eletti) e la successione al governatorato di Nichi Vendola.

Fitto Berlusconi Ricostruttori
 

Al grido di “Riprendiamoci la Puglia”, Silvio Berlusconi annuncia di aver deciso di puntare sulla candidatura presidenziale di Francesco Schittulli (senza aspettare la scadenza dell’ultimatum intimato a Raffaele Fitto “Hai una settimana di tempo, al massimo due, per decidere. O dentro o fuori dal partito!”), e di voler commissariare Forza Italia - Puglia.

Luigi Vitali, fedele senatore berlusconiano e già Sottosegretario alla Giustizia in due governi Berlusconi, assume quindi le vesti dell’Angelo vendicatore, armato di trombe dell’Apocalisse e di “scimitarra”, per far piazza pulita di ogni pretesa locale, che non derivi da voleri e strategie concepite nel cerchio magico di Arcore o di via Plebiscito a Roma.

La scimitarra è pesante e se non si è abili ed agili ad usarla, rischia di rivelarsi poco efficace. Un’arma micidiale, che va maneggiata con decisione e rapidità, preferita dai ‘cavalieri’ nei combattimenti a cavallo, poco pratica invece per gli scontri a terra ‘corpo a corpo’.

Ma la gente del Sud - nel contesto mediterraneo - è segnata da una forte impronta bizantina, più avvezza alle iperboli raffinate del fioretto, che ai fendenti grossolani di una scimitarra. Un’impronta vivacizzata e resa più “smart” - diremmo oggi - dall’innata predisposizione alla gestione dell’imprevisto e dalla capacità, affinata e diffusa  nel tempo, di riuscire “a fare di ogni necessità virtù”. Lo celebra, lo pratica e lo sintetizza un vecchio gioco di carte e di birra, di radice evidentemente bizantina, dove la pratica della diplomazia e dell’esercizio dialettico esalta alleanze, giochi di squadra e vendette personali, condizionate e talvolta esasperate dall’alea e dall’alternanza determinate dal gioco.

Passatella
 

Luigi Vitali non è un cavaliere, tantomeno “il Cavaliere”, ed evidentemente non conosce la “Passatella”, questo gioco di antiche tradizioni meridiane, in voga nelle bettole, nei bar e nei circoli più frequentati, che andrebbe usato come corso di formazione intensiva per ogni classe dirigente che volesse cimentarsi con la cosiddetta “arte della politica”.

Quello che è successo in Puglia, a ben guardare, è una replica dei fondamentali del gioco. L’azione d’imperio del Commissario (per volontà di Arcore) mirava a tenere “a secco” Raffaele Fitto e i suoi seguaci, magari spingendoli a fare proprie liste in appoggio a Schittulli (investito da Berlusconi), con la probabilità di vedere a rischio l’elezione di larga parte dei loro componenti.

Passatella2
 

Il lavoro di fioretto dei fittiani, mentre Vitali brandiva roteando la sua scimitarra, ha portato al ribaltamento della situazione, con il candidato Schittulli che decide di fare asse con Fitto, mettendo nell’angolo in due mosse Cavaliere e Commissario.

Ora a sostenere Schittulli è Fitto e se i forzisti berlusconiani vogliono essere della partita, facessero una loro lista e confermassero il sostegno all’oncologo. La somma o il prodotto non cambia, ma l’inversione degli addendi o dei fattori fa sì che il “manico del testimone” passa nelle mani di Raffaele Fitto. Una cosa di non poco conto, se si aggiunge che anche il simbolo del partito potrebbe seguire lo stesso percorso e arrivare al medesimo approdo.

fitto vitali2
 

A richiedere “unità nel partito”, riapertura di “tavoli tecnici”, appelli alla responsabilità e quant’altro sugli stessi toni, oggi è il Commissario Vitali e quanti sono stati spiazzati dalla scelta decisa e convinta di Schittulli-Fitto. Solo la scorsa settimana i ruoli risultavano ancora invertiti e i titoli della cronaca politica erano di tutt’altro sapore.

Il baratro di un ciclo politico al capolinea, che chiude la sua corsa così come l’aveva cominciata in Puglia è un incubo che incombe sul sonno di Arcore e che toglie il respiro ai collaboratori più fidati del Cavaliere. La corda è stata tirata troppo, lo sfilacciamento risulta avanzato e ne compromette la tenuta. Arriverà il Benedetto Bresca di turno a gridare il liberatorio “Acqua alle funi”?

(gelormini@affaritaliani.it)

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Pubblicato in precedenza: “Riprendiamoci la Puglia’ Ora è più chiaro (di A. Gelormini)

                                       FI Puglia, tutti necessari solo Fitto 'indispensabile'

                                       Centrodestra in Puglia Cura e sofferenze (di A. Gelormini)

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