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Bari – Il presidio Om sta diventando un vero e proprio caso di protesta anomala, oltre che un modello per gli operai protagonisti di altre vertenze in tutta Italia. La storia dell’Om è affare ormai tristemente noto dal 2011, un racconto di crisi e smantellamento che non ha coinvolto solo lo stabilimento barese della Carrelli Elevatori ma ha travolto centinaia e centinaia di lavoratori e famiglie. Una pagina del fallimento dell’economia industriale che dopo più di due anni stenta ancora ad essere cancellata.

Di alcuni giorni fa la protesta degli operai con mogli e bambini, proprio mentre alcuni camion incaricati dalla Kion tentavano di portare via, per la terza volta consecutiva in poche settimane, i 250 carrelli elevatori già pronti nello stabilimento di Modugno. Oggi, però, il presidio si è avvalso di alcune voci istituzionali come quella del Sindaco di Modugno, Nicola Magrone, e del Sindaco di Bari, Michele Emiliano: “Siamo dalla parte dei lavoratori. Questo presidio può e deve continuare. Se l’azienda, inoltre, pensa di poterci ricattare e giocare con noi si sbaglia di grosso. Lo ribadisco, la città è con i lavoratori: non si può pensare di privare Modugno e Bari di realtà industriali e maestranze come la vostra. La perdita per noi sarebbe significativa”.

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Inseguito dagli operai nei giorni precedenti il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, aveva promesso di esserci in una giornata importante di protesta come questa, accompagnata dalle famiglie degli operai, e così è stato: “La Kion deve avere rispetto dell'angoscia e del dolore di chi vive da tre anni nell'incertezza e di chi deve rispondere ai propri figli sul perché stanno diventando poveri”. Vendola, nel ricordare gli appuntamenti del 23 luglio presso la Regione con la società e del 30 a Roma presso il Ministero allo Sviluppo Economico, ha detto la sua a proposito dei ricatti attuati dalla Kion sulla sospensione dell’anticipo di cassa integrazione: “Siamo qui per mandare un messaggio all'azienda perché non si può ricattare questa gente usando l'argomento della revoca della cassa integrazione per smobilitare il presidio e non si usi questo argomento per non far mettere piede in azienda a potenziali acquirenti. È come se qualcuno volesse impedire la vendita e qualcuno fingere l'acquisto”.

 

Tante le testimonianze raccolte tra gli operai, come quella di un padre fortemente preoccupato per sua figlia: “Si dice che di solito i bambini piccoli non capiscano ma mia figlia capisce, coglie la tensione. Non posso comprarle le scarpe che vorrebbe, non posso portarla la mattina in piscina. E nel frattempo ho perso la voglia di fare, sono bloccato, mentre le preoccupazioni aumentano”. Storie molto simili quelle degli operai, che narrano di persone con una vita letteralmente bloccata tra la cassa integrazione ed il licenziamento, senza la prospettiva di un reinserimento. In tanti però, conservano la forza di protestare, sperando anche di poter essere d’aiuto: “Agli altri operai di aziende in crisi nel barese – ci racconta il lavoratore Antonio Pantaleo - mi sento di dire di prestare attenzione ai dettagli, alle piccole cose. I segnali per accorgersi del fallimento della propria azienda sono tanti, non riducetevi all’ultimo. A doverci sbattere la testa. Il lavoro è la cosa più importante di tutte”.

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