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Primarie, il faccia a faccia. Emiliano: “Avrei corso anche contro Nichi”

Bari – Nessuna bordata ma stilettate sì, anche incrociate, nel primo faccia a faccia pre primarie. Michele Emiliano non risparmia “critiche con affetto fraterno” a Nichi Vendola, reo di aver “di fatto eliminato” il tavolo di centrosinistra, Guglielmo Minervini rivendica il ruolo di “coscienza critica” e rimprovera al partito di averlo lasciato in solitudine sulla fase programmatica di Bollenti Spiriti. Dario Stefàno ribadisce di essere “vendoliano, pur non iscritto a Sel”, nel Tacco come a Roma, definendo quella del Rivoluzionario Gentile “una Puglia non ancora perfetta ma migliore”.

Vendola striglia i partiti: “Le polemiche danneggiano il lavoro fatto”/ Fuoco di fila su Emiliano, Blasi sconfessa anche Vendola/

Ai microfoni di Telenorba, il Gladiatore stronca Mario Monti ed Enrico Letta: “Un passo avanti” dice di quello stesso Matteo Renzi dalle cui schiere si era sfilato - qualche settimana fa  - ad Omnibus (“Non sono un renziano”) ma è sulla successione al Masaniello terlizzese che gli animi si accendono. “Un giudizio a metà”, azzarda l’ex Sindaco del capoluogo, “Vendola è stato il simbolo di un cambiamento, abbiamo dato vita ad un modello che va conservato ma tutte le vertenze aperte dieci anni fa lo sono ancora”, attacca. Sceglie un giro di parole ma contesta a Nichita il Rosso l’avvitamento “in una incapienza di risultati obiettivi. Se si fosse ricandidato, avrei corso contro di lui”, sferra a testa bassa. Minervini difende: “Nichi è stato il simbolo di una grande speranza, di una Puglia che si metteva in piedi non con il cappello in mano”, eppure addebita al numero uno della Giunta le mire romane, “l’aver dato l’impressione che, una volta vinto nel 2010, ci fosse qualcosa di più importante, facendo sedimentare una sensazione di tradimento”. Il ragionamento è netto: “Quando ha fatto il Presidente e non il segretario di partito lo ha fatto bene”.

Tocca al senatore, sul quale ha scelto di convergere Sel ma cosciente di poter includere parte dell’ elettorato centrista e moderato a metà del guado, segnare il passo: “Il cantiere del cambiamento è innegabile, così come lo sono i risultati. Vertenze tutte ancora aperte? In molti casi la responsabilità non era solo della Puglia. Sono in campo per difendere i tanti impegni portati a compimento”. Anche sulla sanità: “Qualcuno di noi può affermare che la lasciamo come l’abbiamo trovata nel 2005?”, sbotta quasi stizzito, mentre il segretario dei democratici cita il modello toscano dei Consigli di operatori sanitari.

Procacci: “Colpito per Emiliano”/ Gentile: "Diffido della discontinuità"/ Vendola: "Pd con Ncd? Sarà senza Sel"

C’è spazio per il lavoro, per le “323mila piccole imprese” alle quali guarda Minervini, per il piano per la messa in sicurezza del territorio e per la formazione: “Ma non solo per il post laurea della Bocconi”, chiosa Emiliano. E per il “Bilancio sociale” invocato dal Presidente della giunta per le immunità di Palazzo Madama, convinto che le priorità debbano essere turismo, agroalimentare e cultura. “La Puglia vuole bene a Vendola ma sa che ora è il momento di cambiare”, prova a concludere il magistrato in pole nei sondaggi. Per confermare o smentire, basta poco più di una decina di giorni.

(a.bucci1@libero.it)

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Pubblicato sul tema: Emiliano e il Pd meno autoreferenziale

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