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Bari – Burocrazia da girone infernale dantesco, cuneo fiscale, deficit infrastrutturali, mancanza di finanziamenti ed agevolazioni, competizione priva di regole. Si tratta di frasi che i lavoratori italiani, ed in particolar modo pugliesi, stanno imparando a conoscere a proprie spese, sulla propria pelle. Freschissima di annuncio la notizia che Shell metterà in vendita 870 pompe di benzina lungo tutta la penisola: dramma che va ad aggiungersi alle tragedie già compiutesi della Nokia Siemens, Glaxo, Electrolux, Sanofi Aventis in giro per l’Italia e qui da noi, in Puglia, della Om, Bridgestone, Natuzzi, del settore calzaturiero di Casarano e molte altre ancora.

Pensiamo, ad esempio, alla situazione più che critica vissuta dai 600 operai del gruppo Filanto e Tessiltech nel leccese (Tecnosuole, Zodiaco, Labor e Italiana Pellami): da 6 mesi senza la copertura della Cigs e con la possibilità tra le mani che un'azienda del gruppo non proceda nell’assicurazione della copertura della cassa ai suoi lavoratori.

Puglia fuori dai giochi per le agevolazioni alle imprese. Nel frattempo, negative le notizie giunte da Roma: tra le Zone Franche Urbane ammesse e finanziate dalla delibera Cipe 14 del 2009 non ci sono quelle della Puglia. Nessun accesso alla dotazione finanziaria di 303 milioni di euro per il tacco d’Italia: “Il Ministero dello Sviluppo economico – rassicura l’assessore allo Sviluppo economico, Loredana Capone - emetterà un nuovo decreto sulle Zone Franche Urbane che includerà anche la Puglia”. “Il governo, dopo aver previsto le ZFU, le aveva lasciate senza finanziamenti. Invece la Regione Puglia – spiega l’Assessore Capone - se ne era occupata anticipando i tempi già con le risorse comunitarie della programmazione 2007-2013. Infatti, aveva avviato specifici interventi non solo nelle tre Zone franche riconosciute ufficialmente dal ministero e cioè Andria, Lecce e Taranto ma anche nelle altre otto – Santeramo, Barletta, Molfetta, Foggia, Manfredonia, San Severo, Lucera e Manduria – ritenute ammissibili dalla Regione Puglia, ma non approvate dal ministero”.

Vertenza Filanto

Preoccupato il presidente della Confesercenti Foggia, Carlo Simone: “E’ grave, in questo periodo di crisi, non consentire alle imprese interessate di insediarsi nelle aree delimitate e denominate “Zona Franca Urbana” da 11 Comuni Pugliesi tra cui Foggia, Lucera, Manfredonia e San Severo, e quindi di usufruire degli esoneri dal pagamento delle imposte sui redditi, dell’Irap, dell’Imu e dei contributi previdenziali, così come previsto dalle normative in materia”.

GLI APPROFONDIMENTI: Le novità sulle imprese del “Decreto del fare” di Letta/ Il caso Natuzzi: licenzia e delocalizza?Settore dell’edilizia in crisi anche in Puglia/ Om, indagine sul Presidio/ La crisi che sta scuotendo il settore industriale barese / Cgil Bari, Gesmundo: “Servono politiche sociali”/ Un primo maggio passato tra i precari

Natuzzi, l’accordo per ora non s’ha da fare. “Anche se la situazione è complicata, sento di esprimere un giudizio positivo – spiega  l’Assessore regionale al Lavoro, Leo Caroli - per la disponibilità di azienda e sindacati a ulteriori tavoli di approfondimento, e per l’evidente assunzione di responsabilità delle parti per arrivare a diminuire il numero degli esuberi e a non procedere con la cassa integrazione in deroga, come si fa da 10 anni a questa parte; una pratica che poi porta all’estrema ratio dei licenziamenti”. Il primo di una lunga serie d’incontri – gli altri sono previsti il 22, 25, 26 di luglio - non ha portato al risultato sperato da molti: ancora nessuna novità sulla possibilità di messa in mobilità di 1.726 lavoratori invocata i primi di luglio.

Om, nuove tensioni con la Kion. “I camion della Kion sono presenti come da copione ogni giorno davanti ai cancelli dell’azienda”: così, un operaio dello stabilimento barese, ci spiega la situazione. I lavoratori sono in presidio permanente sostenuti dalle famiglie, giorno e notte, per fare in modo che l’azienda non prelevi alcun macchinario o prodotto: “Ieri a quanto pare, però, un camion è riuscito ad entrare. Abbiamo visto uscire dallo stabilimento un camionista che abbiamo subito riconosciuto e ci ha spiegato che un tir era riuscito ad accedere da un altro ingresso nello stabilimento, ma che per ora era vuoto”. L’operaio racconta ad Affari: “Il camion non è mai uscito dall’azienda. Non possiamo abbassare la guardia. Franco Busto, Segretario responsabile Uilm Bari, ci ha assicurato di aver richiesto che venga proibito l’accesso da altri cancelli ai camion della Kion”. Intanto, pare che l’azienda abbia inoltrato una lettera nella quale spiega di aver presentato la domanda di secondo anno di cassa integrazione ma, se il presidio dovesse persistere, sarà impossibilitata ad anticipare la cassa per questi 12 mesi: “Un ricatto – spiega l’operaio -, se pensano di demotivarci si sbagliano”. Il prossimo appuntamento sarà quello del 23 luglio tra Regione, azienda e sindacati.

 

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