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Roma
Comunali Roma, la crisi di Governo nulla muta: “No accordi Sinistra-5 Stelle”

di Andrea Catarci *

Diversi sono i fattori che hanno portato all'apertura della crisi di governo da parte di Renzi e Italia Viva.C’è la personalità del leader, la spregiudicatezza, l'egocentrismo, la volontà di potenza, la competizione con l'attuale presidente del consiglio.

Fuori dalle analisi psicologiche e personal-politiche ci stanno però gli interessi materiali, quelli abbracciati nel condurre senza sosta la battaglia per puntare su grandi opere infrastrutturali anziché sulla messa in sicurezza del territorio, per affidare all'integralismo di Confindustria la gestione delle risorse nazionali e degli imponenti finanziamenti europei, per eliminare ogni forma di (imperfettissima) redistribuzione bollandola come assistenzialismo.

La crisi di governo nella pandemia, insomma, viene aperta con l'obiettivo di tutelare ancora di più una delle classi dirigenti più parassitarie d'Europa, incapace di investimenti produttivi in impianti, tecnologie, ricerca, brevetti, occupazione e pronta a imboccare sistematicamente la strada della delocalizzazione e dei circuiti internazionali della speculazione.Essa, tuttavia, è anche il frutto della debolezza strutturale del governo Conte, che dall'estate ha vivacchiato senza riuscire a prefigurare un'uscita dallo sfacelo attuale, che sul Recovery Plan balbetta ed è fermo a una bozza ancora in gran parte sconosciuta ai più, che su istruzione, sanità e trasporti non ha prodotto sforzi e miglioramenti percepibili, che nell'alternanza di chiusure (tante) e aperture (poche) come di sacrifici (enormi) e ristori (inadeguati) fa crescere il numero degli scontenti e la loro protesta, che una sacrosanta “patrimoniale” come strumento di una politica di redistribuzione della ricchezza nazionale - a difesa dei settori sociali meno garantiti e di quell’aggregato vario e disomogeneo che prende il nome di ceti medi - non l'ha nemmeno voluta mettere all'ordine del giorno.

Quali sono gli scenari futuri?

Se è difficile prevedere cosa succederà in tema di maggioranze parlamentari, al contrario è facile indicare il punto politico più generale: o il governo (questo o uno simile che potrebbe sostituirlo) sceglie di lavorare per far avanzare un'alternativa di società o non serve a nessuno e viene spazzato via. Le questioni stanno sul tavolo e nell’articolazione complessiva devono riuscire a tenere insieme un paese sempre più diviso dalle disuguaglianze sociali, a partire dall’utilizzo dei 222 miliardi europei per intervenire sui pilastri dell’economia e della vita associata rimettendo in moto la produzione, l’occupazione e la transizione ecologica. Tutto va indirizzato a tale scopo: solo per fare un esempio, i fondi che si intendono affidare ai progetti Eni dovranno contenere chiare clausole ed essere legati a garanzie su posti di lavoro, ricerca, formazione, qualificazione professionale. Altrimenti sono una regalia a una realtà che solo per il 30% è sotto il controllo pubblico e che negli ultimi anni non ha certo dato prova di affidabilità sul terreno della cultura ambientale.

Qualunque cosa accada, non può portare a una strategia suicida per la Capitale

Poi ci sono le elezioni amministrative di giugno 2021. Sebbene nel nuovo quadro nazionale risulti rafforzato il legame Pd-M5s, sia nel caso che il governo Conte trovi i voti per proseguire sia in quello in cui si torni alle urne tra qualche mese va ribadita con decisione la specificità della Capitale. A Roma non è pensabile che lo schieramento democratico si accordi con i grillini che l’hanno maltrattata e sgovernata per quattro anni e mezzo, né qualora resti l’attuale ricandidatura della Sindaca Raggi né nel caso si vada a una sua sostituzione con altra figura del medesimo mondo. Opporsi all’ipotesi sciagurata di un ritorno delle destre riducendosi a difendere l’indifendibile operato di questi anni sarebbe suicida. Le forze civiche, sociali e di movimento ne sono consapevoli e fino all’ultimo proveranno a scongiurare tale deriva ribadendo la loro indisponibilità.

E, malgrado i venti di crisi a palazzo Chigi, non si può nemmeno restare in attesa di qualche candidato salvifico. Urge sostanziare quartiere per quartiere la proposta alternativa alle destre e al monocolore grillino che tanto arretramento ha comportato, puntando sulla credibilità di idee, programmi, percorsi collettivi, coalizione politica e sociale, leadership per il Campidoglio e i municipi, con l’obiettivo della trasformazione, all’insegna della trasparenza dei processi, scommettendo sulla consapevolezza, la forza e la capillarità della città democratica.

La partita è aperta e può essere vinta se si sceglie di giocarla senza risparmi, calcoli e attendismi, guardando a Roma come a una priorità assoluta, indipendente da incomprensibili scenari di realpolitik.

Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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