Rassegniamoci alla demagogia. All’ipocrisia. La politica non c’è più e la prova è nella vicenda infinita dei rifiuti. Da oltre due anni Affaritaliani.it segue con molta attenzione – e non qualche rischio – la cosiddetta emergenza. Due presidenti di Regione, due commissari straordinari e due sindaci che non hanno trovato di meglio che incellophanare migliaia di “balle di monnezza” e spedirle lontano dai confini regionali.
Probabilmente andranno in Emilia Romagna, alla Hera. Forse un po’ anche a Brescia e molte altre prenderanno la via dell’estero. La follia di Roma è tale e tanta che noi paghiamo per far bruciare ciò che non vale niente e facciamo ricchi gli altri che dai rifiuti ci fanno un sacco di soldi.
Qualcuno ci spieghi perché noi siamo furbi e non vogliamo impianti mentre gli altri sono scemi. E per favore non parliamo di differenziata. Un solo quartiere di Roma che decide di separare la plastica dal vetro vale come mezza città media italiana, ragion per cui la differenziata va fatta e di corsa ma la virtù è ancora lontana. E le balle dei politici romani si preparano a viaggiare con quaranta camion al giorno che faranno la spola tra Roma e i “furbi”, consumando gasolio, gomme e freni. Inquineranno diciamo sistematicamente in barba al popolo ambientalista che vorrebbe trasferire il trasporto delle merci dai camion alle strade ferrate.
Dodici bilici faranno su e giù dai centri di stoccaggio dell’Ama a Falcognana, la discarica che – ammesso che si faccia ancora – sarà la tomba della politica. In quella buca dove giace il residuo del ferro, troveranno posto tutti coloro che nel tempo si sono allenati nella gestione della città, sollevando le popolazioni di Corcolle e San Vittorino e Tivoli; alimentando con bandiere e cortei l’ira e la preoccupazione del popolo della val Tiberina tra Riano e Fiano. Incollando le figurine “salviamo Pizzo del Prete” sulla via Aurelia in modo che restino per l’eternità in ricordo del fallimento. Sarà il buco Falcognana a salvare Roma e a salvare le prime le seconde linee della politica che in due anni hanno difeso a spada tratta ogni buca maldetta.
Al Divino Amore sono spariti tutti, persino gli amici di Legambiente ostinatamente ancorato alla soluzione eco di separare ciò che per anni è stato ammucchiato e sepolto a mala-grotta. E perché non s’è fatto vedere nessuno dei paladini? La risposta è semplice: pur di mettere il cappello sulla chiusura dell’orrenda buca di Valle Galeria destra e sinistra, ambientalisti ed ecologisti hanno trovato il modo per far dimenticare il passato.
Cari signori, non è così. Malagrotta chiude perché è esaurita; i rifiuti vano fuori perché non siete in grado di fare il vostro mestiere e i cittadini non sono scemi. Altro che astensionismo e rinnovamento, al prossimo “giro elettorale” non basteranno 40 camion al dì per aiutare chi dovrà trovare un lavoro. Magari per qualcuno degli apparati sarà il primo a 50 anni. Meglio tardi che mai. Perdonate la franchezza.
Fabio Carosi
