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Le due settimane e mezzo di Maldini in azzurro: un addio inevitabile

Il direttore tecnico lascia il suo incarico dopo diciassette giorni. Dirimente il “no” a Pirlo. Vano il tentativo di ricucire di Malagò

Le due settimane e mezzo di Maldini in azzurro: un addio inevitabile

Il progetto di otto anni è durato due settimane o poco più. Dopo 17 giorni che definire tumultuosi è un eufemismo, Paolo Maldini e Leonardo lasciano la nazionale dopo il “no” imposto dalla Federazione alla candidatura di Andrea Pirlo come CT. E così il direttore tecnico e l’advisor chiudono ancora prima di iniziare la loro esperienza in azzurro.

Maldini, che sequela di errori

Le due settimane e mezzo di Maldini in azzurro: un addio inevitabile

Paolo Maldini ha commesso una serie di errori che non appartengono a un dirigente navigato. Ha parlato di Ancelotti, sotto contratto con il Brasile e senza alcuna intenzione di legarsi alla nazionale. Si è incartato su Guardiola, con annesso pellegrinaggio in Spagna per un no. Ha poi virato su Andrea Pirlo, gelando l’opinione pubblica. Da matita blu anche la sottovalutazione dell’aspetto politico, componente fondamentale del bagaglio di ogni dirigente di spessore. Pensare che uno sponsor russo, al netto dell’inopportunità istituzionale, non potesse trasformarsi in un “gancio” per far saltare il banco e un CT maldigerito dalle componenti è un esercizio di ottimismo esagerato.

La Figc non è un club: autonomia sì ma senza componenti è impossibile una sintesi

La scelta di legarsi a Maldini, capitano di mille battaglie in nazionale e con una immagine inscalfibile è stata una idea di Giovanni Malagò che ha cercato di tenere le fila. I primi dubbi legati alla irremovibilità dell’ex capitano del Milan, che se accetta un ruolo vuole il comando assoluto sulle scelte senza se e ma si sono concretizzati in poche ore. L’aut aut “o Pirlo o ce ne andiamo”, anche di fronte alla delegittimazione della scelta e alla possibilità di arrivare a Palladino o Thiago Motta, ha portato alla rottura. La Federazione non è un club e rivendicare semplificando il concetto nel noi siamo direttori, noi scegliamo il ct si traduce nell’impossibilità di trovare una sintesi con le componenti.

Il retroscena: il tentativo in extremis di Malagò

Le due settimane e mezzo di Maldini in azzurro: un addio inevitabile

Dunque, finisce qui. Al netto del tempo perso, la vicenda lascia l’amaro in bocca anche perché c’erano i margini per proseguire, qualora Paolo Maldini l’avesse voluto. Il retroscena destinato a far discutere si lega al come si è arrivati alle dimissioni. Il presidente Giovanni Malagò ha chiesto più volte, prima dello strappo, di continuare a lavorare insieme per il calcio italiano e sul progetto che avevano in mente. L’unica condizione, non esaudita, si legava alla scelta di un commissario tecnico più titolato e digeribile. Non c’è stato verso: Paolo Maldini si è impuntato su una autonomia impossibile da riconoscergli: niente è più grande della Nazionale, neanche chi ne ha scritto un capitolo di storia.