A Roma, l’automobile è tutt’altro che una scelta di mobilità. Per centinaia di migliaia di cittadini, infatti, è una necessità imposta dall’assenza di alternative e che, come il più classico degli effetti domino, crea una dipendenza, tra carburante, usura dei veicoli e manutenzione, di circa 568 euro l’anno a famiglia. Una tassa che pesa sui bilanci domestici e fotografa le difficoltà del trasporto pubblico capitolino. Intanto Gualtieri rilancia l’aumento del Bit a 2 euro e Ghera attacca il Campidoglio: “La Regione ha già dato 20 milioni in più”
Clean Cities, lo studio che “smaschera” la mobilità insostenibile

A mettere nero su bianco il conto è uno studio di Clean Cities, la rete europea di associazioni civiche impegnata nella promozione della mobilità sostenibile. L’analisi ribalta uno dei luoghi comuni più radicati sulla Capitale: non è l’amore dei romani per la propria auto a spiegare il massiccio ricorso alle quattro ruote, ma la mancanza di un servizio pubblico in grado di rappresentare un’alternativa affidabile. Il dato più significativo riguarda il confronto economico: tra ottobre 2025 e settembre 2026, gli automobilisti dell’area metropolitana di Roma hanno speso 1,13 miliardi di euro in carburante non necessario. Una cifra superiore al valore complessivo della produzione di Atac nello stesso periodo, secondo i calcoli di Clean Ceities, e pari a 1,02 miliardi. Abbastanza per chi sostiene la tesi che l’utilizzo dell’automobile sia necessario per compensare le carenze del sistema dei trasporti pubblici.
La tassa invisibile: 568 euro l’anno a famiglia per spostarsi

Lo studio distingue due componenti dell’extra-costo. La prima è di 930,1 milioni di euro pari alla spesa aggiuntiva che deriva dalla carenza di autobus, tram e metropolitane rispetto agli standard medi europei. La seconda, pari a 196,5 milioni, si lega all’impatto degli aumenti dei carburanti in seguito alle tensioni internazionali e alle oscillazioni dei mercati energetici. Tradotto sui bilanci familiari, 468,90 euro all’anno per nucleo familiare, circa 568 euro a famiglia, considerando usura e manutenzione straordinaria dei veicoli. Difficile, secondo gli studi, invertire la tendenza. Il 65% degli spostamenti avviene con mezzi privati mentre il trasporto pubblico intercetta appena il 21%. Il restante 14% è affidato alla mobilità attiva e alla micromobilità. Le linee metropolitane, tranviarie e ferroviarie urbane coprono 127 chilometri, con un’offerta di 7.213 posti-chilometro pro capite. Oltre un terzo in meno rispetto alle principali metropoli europee.
Biglietto Atac a 2 euro, Gualtieri contro Ghera, è scontro sui 20 milioni della Regione

In questo scenario torna al centro il tema delle tariffe. Da tempo il Campidoglio valuta l’aumento del Bit, il biglietto valido per una corsa su autobus, tram e metropolitana, da 1,50 a 2 euro. La partita è anche politica. Il sindaco Roberto Gualtieri ha rilanciato la necessità di rivedere il sistema tariffario, ricordando che Roma ha il costo del biglietto più basso d’Europa. La proposta del primo cittadino è di alleggerire il costo degli abbonamenti e aumentare quello della corsa singola, soprattutto per i turisti. Secco il “no” dell’assessore regionale ai Trasporti, Fabrizio Ghera. L’esponente della giunta Rocca ha ricordato che la Regione ha già stanziato 20 milioni di euro aggiuntivi per Roma. Il confronto con le altre capitali europee offre ulteriori elementi di discussione. Il biglietto singolo costa circa 3 euro a Berlino, 1,90 a Parigi, 2,40 a Vienna e Barcellona. In Italia, Roma resta sotto Milano (2,20 euro) e Torino (1,90) davanti soltanto a Napoli (1,10).
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