Ha incassato le giocate del Lotto per tre settimane consecutive, senza trasferire allo Stato le somme dovute. Ora dovrà restituire 13.496 euro al Ministero dell’Economia, oltre agli interessi e alle spese di giustizia.
La Corte dei Conti del Lazio ha condannato il titolare di una ricevitoria per il mancato versamento degli incassi relativi alle settimane del 5, 12 e 19 marzo 2024. Il debito iniziale ammontava a 55.332 euro, ma una parte consistente è stata recuperata attraverso cauzione, polizza fideiussoria e pagamenti rateali.
La sentenza, depositata il 19 ottobre, chiarisce che il denaro incassato attraverso le giocate appartiene allo Stato e che il ricevitore deve rispettare gli obblighi di versamento previsti dalla legge e dalla concessione.
Gli incassi del Lotto appartengono allo Stato
Per i giudici, chi gestisce una ricevitoria opera come agente contabile: raccoglie le giocate per conto dello Stato, che acquisisce la titolarità delle somme nel momento stesso in cui viene effettuata la giocata.
Il ricevitore trattiene soltanto il proprio aggio e deve versare il resto entro il giovedì della settimana successiva all’estrazione.
La Corte ha quindi individuato il danno erariale direttamente in capo allo Stato, respingendo l’eventuale attribuzione della perdita all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che aveva segnalato le irregolarità.
Dalla sospensione alla revoca della concessione
Il procedimento è partito il 13 marzo 2024, quando l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha sospeso la raccolta del gioco e intimato al titolare di versare le somme arretrate. L’ente aveva anche avvertito che, in caso di mancato pagamento, avrebbe revocato la concessione.
Il ricevitore non ha saldato gli importi relativi alle tre settimane contestate, accumulando un debito di 55.332 euro.
Il 23 dicembre 2024 è arrivata la revoca definitiva della concessione, con la chiusura della ricevitoria a tempo indeterminato. L’Agenzia ha inoltre incamerato il deposito cauzionale da 5.164 euro e recuperato altri 13.335 euro attraverso la polizza fideiussoria.
Dopo questi recuperi, il debito residuo ammontava a 41.996 euro.
Recuperati 28.500 euro: restano da pagare 13.496 euro
Dopo la citazione davanti alla Procura contabile, il titolare ha versato 15.000 euro e si è impegnato a corrispondere ulteriori 1.500 euro al mese.
Alla data della sentenza, i pagamenti complessivi avevano raggiunto circa 28.500 euro. La Corte ha quindi quantificato in 13.496 euro la somma ancora da recuperare, imponendone la restituzione al Ministero dell’Economia.
Il risarcimento dovrà comprendere anche gli interessi, calcolati nella misura di una volta e mezzo il tasso legale, e le spese di giustizia, liquidate in 312 euro.
La difesa invoca la ludopatia, ma manca la prova
Il legale del ricevitore ha sostenuto che, durante il periodo contestato, il proprio assistito fosse incapace di comprendere le conseguenze delle sue azioni a causa di una condotta di gioco compulsiva.
Secondo la difesa, l’uomo avrebbe cercato di rimediare al danno non appena recuperata la capacità di agire consapevolmente.
La Corte ha però respinto questa ricostruzione. I giudici hanno rilevato che la ludopatia è stata soltanto affermata, senza essere supportata da un certificato sanitario o da altre prove concrete.
La sentenza esclude inoltre che il mancato versamento possa essere ricondotto a un caso fortuito o a una situazione di forza maggiore.
Respinta la richiesta di rito abbreviato
Prima del processo, il titolare aveva chiesto di definire la vicenda attraverso il rito abbreviato, offrendo 5.000 euro.
La Procura contabile aveva espresso parere favorevole, considerando che dagli accertamenti non emergeva un arricchimento doloso. Il collegio ha tuttavia dichiarato inammissibile la richiesta e ha proseguito con il rito ordinario, nella stessa udienza del 15 settembre.
Per i giudici, il comportamento del ricevitore è stato doloso: l’uomo ha violato obblighi chiari, stabiliti dalla legge e dal contratto di concessione, senza dimostrare l’esistenza di una colpa soltanto lieve.
La condanna definitiva impone quindi il pagamento dei 13.496 euro residui, oltre agli interessi e alle spese processuali.
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