Durissima e senza alcun vincolo con la maggioranza. Cristina Avenali, ex direttrice Legambiente e ora consigliera regionale, spara a zero sul Piano Casa e sullo Stadio della Roma, per il quale chiede addirittura un consiglio straordinario.
Il no al piano targato Zingaretti Civita arriva alla Pisana, sulla proposta di legge n75: “Un lavoro importante dall’assessore Civita e dalla commissione Ambiente sul Piano casa Ciocchetti, ci sono però aspetti critici questa proposta però continua a mantenere”. In primo luogo, “la possibilità del cambio di destinazione d’uso sul non costruito che ha un impatto, a livello di cubature sia su Roma che su tutti i Comuni del Lazio elevatissimo, fino a un massimo di 4,5 milioni di metri cubi solo sulla Capitale, che significherebbe un ‘nuovo Piano regolatore’, creando dei veri quartieri dormitorio perché verrebbero tolti tutti i servizi”.
Il Piano, secondo Avenali, “per essere di rigenerazione urbana vera, per essere approvato deve limitarsi al solo costruito, ai famosi ‘scheletri’ o a quanto può essere recuperato di ciò che è stato edificato. Questo può creare economia e lavoro, puntando sullarigenerazione, la riqualificazione energetica e il recupero delle periferie, fermando il consumo di suolo, perché il cambio di destinazione d’uso comporterebbe comunque un maggiore impatto sul territorio anche se le cubature erano già previste. Ritengo inoltre, che il Piano una volta approvato debba tornare ai Comuni, che devono poter stabilire dove una manovra così impattante può essere applicata e dove no: pensiamo nel caso di Roma a quartieri come Garbatella, Coppedè, Eur o Prati, posti dove l’applicazione del Piano potrebbe deturpare l’architettura”. Per questo, Avenali riproporrà –dichiara – “gli emendamenti già presentanti in Commissione nella speranza che stavolta vengano presi in considerazione”. Nessuna deroga per Avenali: “Credo che sia necessario mettere fine a questo Piano casa: è cominciato nel 2009, dovrebbe scadere a gennaio 2015 e mi auguro che nonostante siamo arrivati tardissimo all’approvazione di questa proposta non si vada oltre, perché lo strumento in deroga non ci permette di fare una programmazione urbanistica seria. Noi dobbiamo fare una vera legge sulla rigenerazione urbana, il testo urbanistico che abbiamo promesso in campagna elettorale, e quindi una eventuale proroga del Piano non ci permetterebbe di approvare nei tempi il Ptpr”. Tra gli elementi migliorativi del Piano, invece, l’ampiamento della “quota dei servizi da realizzare in cambio dell’applicazione del Piano dal 5 al 10%. E stato ristretto inoltre il campo di applicazione fissando il limite massimo dei 10 mila metri quadrati”.
E sullo stadio è ancora fuoco ad alzo zero: “Sicuramente sarebbe opportuno un Consiglio straordinario sullo Stadio della Roma, perché il Piano casa va in una direzione, lo Stadio della Roma va in un’altra, tutte due possono avere sostanzialmente un impatto di metri cubi elevatissimo e quindi vanno messi a sistema, non si può intervenire così, in maniera slegata”. Lo dichiara, a margine della discussione in Aula sulla pl 75, la consigliera ed ex direttrice regionale di Legambiente, Cristiana Avenali (Per il Lazio) secondo la quale il nodo è rappresentato dalle cubature di non residenziale previste nel progetto del nuovo Stadio che sorgerà a Tor Di Valle: “Il Piano Casa deve essere messo in relazione con le cubature previste nel progetto del nuovo Stadio della Roma, per realizzare il quale sono stati previsti un milione e mezzo di metri cubi di non residenziale. Allora noi stiamo consentendo, con il Piano Casa, di cambiare destinazione d’uso da non residenziale a residenziale, proprio perchè il non residenziale non è conveniente economicamente, e poi per lo Stadio prevediamo quelle cubature di non residenziale? Credo che ci sia un’evidente contraddizione e che il tutto debba essere messo a sistema, perché l’impatto dei metri cubi è notevole, e quindi debba essere fatto un passaggio anche in Consiglio regionale sulla questione”.
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L’ex direttrice dell’associazione spara a zero sul cambio di destinazione d’uso del “non costruito” “che avrebbe un impatto solo per Roma di 4,5 milioni di metri cubi. E su Tor di Valle chiede un Consiglio regionale straordinario
