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Piano casa, scempio pianificato. “Il Ministero riporti la legalità”

“Zingaretti ha tradito le sue promesse” tuona Italia Nostra che annuncia battaglia contro la nuova legge approvata dal Consiglio regionale che proroga il precedente Piano Casa “Polverini-Ciocchetti” fino al 2017. ECCO COSA CAMBIA

Una maratona notturna, un’approvazione arrivata alle 5 del mattino: il Piano Casa di Zingaretti è stato approvato dal Consiglio regionale del Lazio con 27 voti favorevoli e 12 contrari. Diventa così legge la proposta n. 75 presentata da Michele Civita che difatto proroga per altri 2 anni il precedente Piano Casa “Polverini-Ciocchetti” che ora scadrà il 31 gennaio 2017: ancora due anni di tempo per presentare ai Comuni le domande per ampliamenti di immobili esistenti, demolizioni e ricostruzioni, cambi di destinazione d’uso.

“Zingaretti ha tradito le sue promesse – tuona Italia Nostra – Nel suo programma elettorale aveva scritto: Stop al Piano Costruttori: la legge sul Piano Casa della Regione Lazio dovrà essere riformata eliminando la possibilità di applicarla in zona agricola, nei parchi, nelle parrocchie del centro storico, nelle cliniche private e nei capannoni industriali “in via di dismissione. Tutti commi rimasti, a cui vi ha aggiunto anche i residence”.
“I privati  – continua l’associazione che si batte per la tutela ambientale – potranno aumentare cubature e cambiare destinazione agli edifici, anche con impatti devastanti sui territori, senza che né i Comuni né i Municipi possano opporsi, e nemmeno chiedere delle modifiche”.

“La Giunta Zingaretti ritiene di avere il potere di “derogare” dalle leggi di tutela nazionali e della stessa Corte costituzionale – continua Italia Nostra Roma che annuncia la richiesta di intervento del Ministero dei Beni Culturali “per riportare la legalità nel Lazio come già fece contro il Piano della Polverini sia durante il Governo Berlusconi che durante il Governo Monti”.

Italia Nostra denuncia la situazione drammatica riguarda gli edifici di grande valore urbanistico ed architettonico della “città storica” con il Piano regolatore di Roma divenuto carta straccia. Sono apparse ulteriori deroghe per permettere di costruire nelle Aree protette e nei Parchi regionali nelle aree di “riserva generale” e di “protezione” (che vietano la nuova edificazione), deroghe che presentano gravi aspetti illegittimi in quanto in contrasto col Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che all’Art. 146 vieta ai piani d’assetto dei parchi regionali di derogare dai piani paesistici. Tale norma è stata confermata dalla sentenza della Corte Costituzionale n.108 del 19.05.2008.

GLI EFFETTI. Rispetto al Piano precedente, il nuovo prevede numerose modifiche, a partire dall’eliminazione della premialità di un aumento di cubature del 10% sulla volumetria dell’intero piano attuativo del piano regolatore per le costruzioni nelle aree libere edificabili. In tal modo la premialità consiste solo nel cambio di destinazione d’uso.
Una seconda modifica di rilievo riguarda l’introduzione di norme che vincolano le risorse aggiuntive derivanti dal Piano casa alla realizzazione di opere e servizi per i cittadini: se non si potranno realizzare i servizi, secondo quanto stabilito dal Piano regolatore, è prevista infatti la cosiddetta “monetizzazione degli standard urbanistici”, ossia un pagamento sostitutivo vincolato alle modifiche introdotte. Per questo, inoltre, vengono cambiate le norme che andavano ad incidere sulla pianificazione urbanistica attraverso un sistema di deroghe – in particolare i cambi di destinazione d’uso – con relativo premio di cubatura, restituendo centralità alle Giunte e ai Consigli comunali.
Cambia anche la disciplina del cosiddetto housing sociale. La percentuale dei nuovi interventi sulle aree libere da destinare a questo istituto passa dal 30 al 10%, ma per quanto riguarda gli interventi sull’esistente, cioè sugli edifici dismessi o mai utilizzati al 31 dicembre 2013, la percentuale passa dal 30 al 43%, con ulteriori 10 punti percentuali in più se l’housing sociale riguarda altri edifici già realizzati o in costruzione, di proprietà dello stesso soggetto privato. Si favoriscono poi tutti gli interventi sulla “città costruita”, ovvero la cosiddetta “rigenerazione urbana” (demolizioni e ricostruzioni, cambi di destinazione).
Viene prevista anche la possibilità di eseguire interventi di sostituzione edilizia nelle fasce di rispetto, a patto che la ricostruzione abbia luogo nello stesso lotto o in uno confinante, al di fuori delle fasce stesse.
Norme per le imprese agricole. Viene stabilito il principio della ruralità multifunzionale attraverso l’introduzione delle attività connesse e compatibili con la destinazione agricola quali: agriturismo e turismo rurale; trasformazione e vendita diretta di prodotti agricoli; ristorazione e degustazione dei prodotti tipici; attività culturali, didattiche, sociali e teraupetiche-riabilitative. Tali attività saranno disciplinate da apposito regolamento approvato dalla giunta regionale. Si darà poi la possibilità di demolire, ricostruire con sagoma diversa e delocalizzare all’interno della stessa azienda gli edifici esistenti e consentirne la rifunzionalizzazione per altre attività agricole o per quelle connesse e compatibili, senza modificarne la destinazione. Lo scopo di queste modifiche è di aprire l’agricoltura del Lazio alla multifunzionalità e di ampliare le possibilità di intervento sul tessuto edilizio esistente, senza concedere aumenti di volumetrie e cambi di destinazione d’uso.

Nel corso della lunga seduta, durata circa 12 ore e che ha visto alternarsi alla presidenza sia Leodori sia i due vicepresidenti, Massimiliano Valeriani e Francesco Storace, l’Assemblea ha approvato diversi emendamenti e subemendamenti, presentati dall’assessore Civita e da numerosi consiglieri regionali. Tra questi si segnalano: uno a firma dello stesso Francesco Storace (La Destra), che ripristina una riserva minima del 50% di housing sociale per le Forze dell’ordine; uno del consigliere Fabio Bellini (Pd), che subordina il beneficio dell’ampliamento in caso di utilizzo di fonti di energia rinnovabile con potenza non inferiore a 1 Kw alla condizione che tale utilizzo sia esteso all’intero fabbricato e non solo a una parte di esso; uno a firma dell’intero gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, mirante a specificare che, per la realizzazione degli ampliamenti previsti dal Piano, è necessario verificare l’esistenza non solo di opere di urbanizzazione primaria (come strade, impianti fognari, servizi idrici ed elettrici), ma anche di urbanizzazione secondaria (come scuole, uffici comunali, impianti sportivi, chiese).