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Roma
Rifiuti, la Giunta Raggi tenta di uccidere Roma per asfissia. L'inerzia di Ama

di Andrea Catarci *

Roma continua a essere sommersa dai rifiuti e asfissiata dai cattivi odori, dentro e fuori il Gra, a ridosso delle mura aureliane e di più nei territori lontani dal centro.

 

Nei prossimi giorni la situazione è destinata a peggiorare a seguito della chiusura della discarica di Colleferro, anticipata a causa dell’inchiesta della magistratura sulle condizioni di lavoro che hanno portato all’incidente mortale avvenuto lo scorso 9 novembre.

Di fronte alla pessima condizione igienico-sanitario, che ha da tempo perso ogni tratto emergenziale per diventare consuetudine del panorama urbano, la giunta Raggi e l’Ama non trovano di meglio che giocare alla commedia degli equivoci, limitandosi a lanciare allarmi e invocare aiuto invece di indicare soluzioni da praticare nel breve, nel medio e nel lungo termine, come sarebbe lecito attendersi.

La chiusura della discarica di Colleferro

Ama dichiara che "la chiusura della discarica, giunta dopo oltre 10 giorni di totale e/o parziale interruzione del servizio, comporta che circa 2.000 tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati non potranno essere raccolti da Ama per indisponibilità, allo stato, di siti alternativi di conferimento. Ama ha allertato le autorità competenti al fine di scongiurare il determinarsi di una situazione di emergenza e di eventuale rischio igienico – sanitario, richiedendo l’immediata individuazione di uno o più siti alternativi".

Da parte sua la Sindaca Raggi chiede che si proceda a "indicare senza indugio e non oltre la data del 21/11/2019 un sito alternativo, onde scongiurare una grave crisi nella raccolta", senza vergognarsi di sfoggiare la consueta arroganza, necessaria a sostenere l’esistenza di una realtà a proprio uso e consumo che ormai non è neanche buona per le chat interne.

Come al solito, anziché indicare le soluzioni e praticarle, la giunta Raggi e l’Ama dei sette management in venti mesi lanciano l’allarme sperando nell’ennesimo soccorso esterno. Nascondono il nodo centrale del problema, di cui gli ultimi fatti danno un’ulteriore e lampante prova: l’inerzia di Roma Capitale. L'emergenza dell’estate scorsa si è chiusa con un'ordinanza regionale che ha imposto agli impianti presenti nei territori limitrofi di accettare i rifiuti della Capitale, con gli scarti degli impianti che fino al 6 gennaio 2020 sarebbero dovuti andare a Colleferro come è stato fino ai primi di novembre. Nello stesso provvedimento per Ama si prevedeva l’obbligo di approvare i due bilanci mancanti, quelli relativi agli anni 2017 e 2018, come prerequisito per rendere di nuovo credibile l’azienda nella ridefinizione di programmi e piani per il futuro. Invece si è assistito all’ennesimo licenziamento del management proprio per divergenze sui vecchi documenti contabili e niente più, a parte le parole vuote con cui la Sindaca Raggi a più riprese individuava nell'invio dei rifiuti all'estero la misura adeguata a fronteggiare definitivamente le criticità.

L’inerzia di Ama e di Roma Capitale

A dire che non si sa che pesci pigliare non sono le opposizioni o i commentatori, è l’amministratore unico Stefano Zanghis, quello scelto dalla Sindaca tra i fedelissimi della vecchia guardia grillina, che senza reticenze ha confessato che "l'azienda ancora non sa cosa vuole proporre, sta facendo un percorso di valutazione rispettando la normativa europea al 2035 che prevede per quel termine che i conferimenti in discarica dovranno essere non oltre il 10%". Insomma, stanno studiando, ma di piano industriale, di visioni per gli anni a venire e soluzioni di breve periodo neanche a parlarne, come se si fossero insediati da pochi giorni e non fossero passati tre anni e mezzo dalle elezioni in cui avevano promesso di cambiare tutto e in fretta!

Ripartire dal piano di Daniele Fortini, per non morire di asfissia

La strada è obbligata se non si vuole cedere all’idea di ritornare al modello devastante delle discariche e degli inceneritori e agli interessi monopolistici in spregio delle più elementari regole ambientali. E’ quella che si era cominciato a percorrere con la presidenza di Daniele Fortini, attraverso il piano approvato in Assemblea capitolina nel settembre 2015. L’obiettivo di rafforzare l’azienda pubblica, di migliorare l’autosufficienza cittadina e di portare in sicurezza la gestione - attraverso, riduzione, riuso, riciclo e recupero – veniva essenzialmente perseguito con due linee d’azione: portare la raccolta differenziata al 70% e realizzare gli “ecodistretti”, per la trasformazione in prodotto industriale dei rifiuti raccolti attraverso 300 milioni di euro di investimenti. Con poche variabili l’ex assessora Montanari pur cambiando la dirigenza confermava la direzione di marcia, scrivendo nero su bianco di lavorare per aumentare la raccolta differenziata fino al 70%, per realizzare nuovi impianti di riciclo e compostaggio, per ridurre la produzione annuale di rifiuti di 200.000 tonnellate. Dopo si è fatto buio completo, in scelte e avvicendamenti tanto incomprensibili quanto nefaste, che hanno portato persino a registrare la riduzione del rifiuto differenziato.

Da qui si deve ripartire, senza indugiare senza provare a ingannare ancora i Romani.

* Andrea Catarci, Movimento civico per Roma

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