La casa è diventata un lusso. Comprare un appartamento è fuori dalla portata di gran parte dei lavoratori con un solo reddito, mentre anche affittare un bilocale o un trilocale richiede ormai uno stipendio importante. E così, tra prezzi di vendita in aumento, pochi immobili disponibili e canoni sempre più elevati, trovare un’abitazione sostenibile è diventata un’emergenza
La fascia grigia, il simbolo dell’emergenza abitativa ed economica per il ceto medio

Il problema non riguarda più le fasce più deboli. Espulso dal mercato è il ceto medio, quello dei lavoratori dipendenti e delle famiglie che solo fino a qualche anno fa potevano contare sul loro reddito per acquistare o affittare una casa in una zona semicentrale. Negli ultimi mesi, invece, l’accesso all’abitazione è condizionato dalla necessità di due buoni stipendi. I numeri non lasciano spazio alle interpretazioni. Nel primo semestre 2026 le quotazioni degli immobili residenziali sono cresciute del 6,4% e l’offerta è diminuita del 6%, nonostante la domanda sia aumentata del 15,6%. A Roma, dove la quota si assesta, in media, sui 3,7mila euro al metro quadro ma il dato che restituisce meglio la difficoltà di accesso al mercato riguarda la capacità di acquisto delle famiglie: una monoreddito può comprare meno del 9% delle case Per le famiglie con due stipendi la quota sale al 41%, ma con una riduzione di quasi cinque punti percentuali rispetto al 2025.
La fotografia romana si inserisce in un’emergenza nazionale

Secondo l’Osservatorio congiunturale 2025 dell’Ance, circa 10 milioni di famiglie italiane incontrano difficoltà nell’accesso alla casa. Per una famiglia con un reddito annuo fino a 15mila euro, la rata del mutuo assorbe mediamente il 38,8% delle entrate a livello nazionale e raggiunge il 61,4% a Roma. Neppure la cosiddetta fascia grigia, quella dei nuclei con redditi fino a 24mila euro annui, è al riparo. E chi non riesce ad acquistare un’abitazione si rivolge al mercato degli affitti, con margini di accessibilità sono sempre più ridotti. Il canone medio mensile per un trilocale ha raggiunto quota 1.200 euro e soltanto il 2,7% delle abitazioni disponibili in affitto risulta economicamente sostenibile per una famiglia monoreddito. La percentuale sale al 36,3% per i nuclei familiari con due stipendi ma nella capitale l’incidenza economica dell’affitto sul reddito disponibile arriva al 39% a Roma.
La pressione degli affitti brevi: la morsa della domanda turistica sul residenziale

Tra i fattori che contribuiscono alla pressione sul mercato viene indicata anche la diffusione degli affitti brevi, che in alcune zone della Capitale alimentano la concorrenza tra domanda turistica e residenziale. La trasformazione di una parte degli alloggi in strutture destinate ai soggiorni temporanei riduce drasticamente la disponibilità di abitazioni per chi vive e lavora stabilmente in città. Una questione che riguarda anche professionisti e dirigenti con redditi medio-alti, quando non riescono a trovare soluzioni adeguate nella zona in cui desiderano vivere. La sfida per Roma è quindi duplice: recuperare il patrimonio immobiliare esistente e, contemporaneamente, impedire che la trasformazione della città produca nuove barriere economiche. Perché il diritto alla casa non può esaurirsi nella possibilità di trovare un appartamento: deve comprendere anche la possibilità di viverci senza che affitto o mutuo assorbano una quota insostenibile del reddito.
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