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Se il sindaco straparla la memoria aiuta a capire

Leggere le dichiarazioni del “sindaco straparlante” fa pensare. La memoria corre alle elezioni comunali dello scorso anno, quando l’intero blocco della sinistra cercava disperatamente un candidato per il Campidoglio, certo che la rielezione di Alemanno sarebbe stata impossibile. Troppi scandali e troppe inchieste si stavano per affacciare sulla scena romana; parentopoli era coniglio che rischiava di uscire dalle urne elettorali, ragion per cui la vittoria del blocco antagonista era scontata. O quasi.

Dopo tante ricerche spunta Ignazio Marino. A quasi un anno di distanza, ora è chiaro perché il Pd romano con Goffredo Bettini in testa ha puntato su di lui. E ancora una volta la memoria aiuta a capire le dinamiche della politica perché basta un secondo salto indietro nel tempo per svelare il mistero della candidatura. Allora si chiamava Emma Bonino, una persona per bene, mandata a sbattere contro l’irsuta Renata Polverini solo perché nel partito il dopo Marrazzo era considerato come una sconfitta annunciata. E la Bonino fu sacrificata sull’altare dei candidati.
Certo, Emma non è Ignazio. Lei ha lottato per sopravvivere, lui ha dovuto lottare per vincere ed è riuscito a far andare alle urne poco più del 40 per cento dei romani che hanno resistito di fronte alla sirena dell’antipolitica e del non-voto. Ma anche questo è stato un sacrificio perché nessuno del gotha Pd voleva sedersi sulla sedia che scotta: quella del Campidoglio.

Lo sanno bene quelli che con la politica vivono da anni. In tempi di crisi profonda, spending review e casse vuote, non c’è peggior incarico che quello di amministrare un Comune pieni di debiti e dover aumentare le tasse come primo atto. Così hanno scelto un “marziano”, una persona di moralità, un medico ma non abbastanza bravo per  curare la città ammalata. L’hanno mandato, insomma, a sbattere e negli ultimi due giorni il chirurgo dai bei modi e dal sorriso stampato se n’è accorto.
Ecco perché ha perso la testa. L’hanno infilato nel caos, hanno capito che era fuori controllo e gli hanno mandato segnali di potere colpendo il lato più debole: la cassa lasciata vuota da Alemanno che aveva moltiplicato il debito di Veltroni per realizzare la Metro C.

Fuori da ogni controllo politico, Marino ha perso anche l’autocontrollo e ha terrorizzato per un giorno intero la città, minacciando di non dare più i soldi all’Atac per il gasolio e di far chiudere gli asili nido. Come se il suo potere/responsabilità fosse quello di chiudere una città se il Governo non lo asseconda. Purtroppo per lui Roma non chiude, il decreto arriverà venerdì in tempo utile per salvare il bilancio e speriamo che abbia imparato la lezione e il ruolo istituzionale che gli è richiesto quando è nella stanze del Palazzo Senatorio. Magari si accorgerà che non è stato eletto potestà con poteri assoluti ma sindaco. Quindi dovrà sporcarsi con la politica.

Fabio Carosi