La partita della legge elettorale si è spostata in Senato. A Palazzo Madama è fortissima la sensazione che lo Stabilicum possa diventare il nuovo campo di battaglia interno alla maggioranza perché il nodo delle preferenze continua a creare tensioni tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, ma tutto sarà rimandato a settembre.
Per Forza Italia la legge va bene così, la Lega osserva

Il nodo si lega alla battaglia sulle preferenze. Forza Italia è stata chiara: la legge, così com’è uscita dalla Camera, è già considerata una buona soluzione e soprattutto evita di scivolare su un terreno di scontro permanente. Matteo Salvini è favorevole alle preferenze e al premio di maggioranza ma la Lega, attualmente terza forza della coalizione, preferisce non alimentare fratture. E poi c’è il calendario: modificare il testo al Senato impone una terza lettura parlamentare, con il rischio che la discussione si trascini per mesi, intrappolando così il governo in un dibattito tecnico proprio mentre dovrebbe concentrarsi su economia, manovra e prossime sfide politiche
Meloni non molla la presa: è una questione di principio e di carattere
Giorgia Meloni non ha ancora mollato la sua battaglia confermando, di fatto, la linea sulle preferenze: nessun passo indietro. Una questione identitaria, ma anche di principio e, come sussurrano i fedelissimi della Premier, di carattere. Giorgia Meloni è fatta così, vuole andare sino in fondo. Il messaggio politico è chiaro: Fratelli d’Italia vuole riportare gli elettori a scegliere i parlamentari, in contrasto a un sistema percepito come troppo distante dai cittadini e, nonostante l’inciampo alla Camera, non molla: “La legge è già ottima, ma può essere migliorata introducendo le preferenze”, ha spiegato Giovanni Donzelli. Nel partito di Giorgia Meloni cresce però la pressione: una nuova bocciatura potrebbe trasformarsi in un caso politico.
La strategia: aspettare settembre e rilanciare rapporto con i cittadini

Con queste premesse, è inevitabile prendere tempo. Fratelli d’Italia, non a caso, sta preparando il terreno per sondare, come ogni estate, il rapporto diretto tra cittadini, partito e istituzioni, consolidandolo sulla base della battaglia alla “casta” che non vuole concedere al popolo il diritto di scelta. Strategia che secondo via della Scrofa potrebbe restituire al partito quella soglia del 30% utile a blindare la vittoria alle prossime elezioni, con o senza l’appoggio di Vannacci, con o senza l’appoggio di chi potrebbe sfilarsi in caso di alleanza con Futuro Nazionale. Intanto, palla in tribuna: la resa dei conti è rinviata a settembre, quando il clima, dentro e fuori dai Palazzi, sarà verosimilmente meno caldo.

