Pillole d'Europa

di Cinzia Boschiero

I blog riportano opinioni degli autori e non necessariamente notizie, in ossequio al pluralismo che caratterizza la nostra Testata.
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Pillole d'Europa
STUDI E PANDEMIE, FONDI PER TUTELA LAVORATORI, ADOLESCENTI ,REVOCA GREEN PASS
prof. Marco Marani, Dip. ICEA, Univ. Padova

PER STARE MEGLIO COME CITTADINI  EUROPEI  E  CONOSCERE DIRITTI E TUTTE LE OPPORTUNITA' UTILI - In questa rubrica notizie flash sulle normative europee e internazionali, notizie internazionali ed europee utili e pratiche per la vita di tutti i giorni. E’ attivo  un servizio di “A domanda, risposta” su bandi, agevolazioni, finanziamenti europei , borse di studio e di ricerca nazionali, regionali e locali per i lettori di Affaritaliani. Per richieste di informazioni scrivete a cinziaboschiero@gmail.com – oppure alla  e-mail: dialogoconleuropa@gmail.com

 

Domanda: ma non ci sono dati statistici sulle pandemie? Mi pare che ci facciano un pò troppo terrore ogni giorno, nella storia ci sono sempre state le pandemie, come l’influenza spagnola del 1918 ad esempio, Luigi Nucereti

Risposta:  sì ci sono degli studi sulle pandemie in Europa e nel mondo. E’ vero che la Storia è piena di corsi e ricorsi. Dal vaiolo alla peste fino alla influenza “spagnola” c’è proprio uno studio su «PNAS» evidenzia frequenza e intensità delle grandi pandemie. L’analisi storica sull’incidenza delle grandi epidemie mondiali condotta tramite nuovi strumenti statistici mostra come la loro comparsa sia più frequente di quanto ci si possa attendere. Lo studio Intensity and frequency of extreme novel epidemics, pubblicato su «PNAS» evidenzia come le epidemie di intensità estrema siano più frequenti di quanto ci si potrebbe attendere. In particolare, la distribuzione di probabilità delle epidemie intense emersa dai dati analizzati permette di stimare che la probabilità che una persona si trovi a fronteggiare, nel corso della propria vita, una pandemia simile al COVID-19 è attualmente di circa il 38% con un possibile aumento fino all’80% nei prossimi decenni. Le analisi si sono focalizzate sul periodo 1600-1945, per indagare la dinamica delle epidemie in assenza di interventi medici significativi. La ricerca, condotta dal prof. Marco Marani del Dipartimento Ingegneria, civile, edile e ambientale (ICEA) dell'Università di Padova, in collaborazione con Anthony Parolari (Marquette University, USA), Gaby Katul e William Pan (Duke University, USA) ha raccolto e analizzato un dataset globale di grandi epidemie storiche che copre circa quattro secoli (1600-2020). Il dataset generato contiene quasi 500 epidemie storiche causate da diverse malattie epidemiche: Vaiolo, Peste, Colera, Tifo, virus influenzali sono tra i principali responsabili delle grandi epidemie del passato, antico e recente. L'epidemia di maggiori dimensioni, e che ha causato il maggior numero di morti/anno, è senza dubbio l'Influenza "Spagnola", che ha ucciso più di 30 milioni di persone (alcuni sostengono fino a 100 milioni) tra il 1918 e il 1920. In un periodo in cui la popolazione mondiale era circa 1.8 miliardi di persone. «In confronto alle precedenti epidemie, l'epidemia di COVID-19 conta al momento circa 3.5 milioni di vittime (dati ECDC di luglio 2021),” spiega il prof. Marani,”con una intensità di circa lo 0.3 per mille/anno. Date queste proporzioni c'è da stupirsi che si sia persa così rapidamente memoria di un evento epocale come quello dell'Influenza Spagnola, circa 20 volte più intenso dell'epidemia che stiamo vivendo. Se la memoria collettiva fosse stata più presente forse non saremmo forse stati così impreparati alla gestione di questo evento”. Altre epidemie importanti sono state quella di Tifo in Europa del 1813 (la quarta epidemia di sempre per intensità) e quella di Peste in Italia e Francia iniziata nel 1628 (la "Peste Manzoniana", nona pandemia per intensità, che però secondo alcune fonti uccise il 60% della popolazione di Padova e circa un terzo della popolazione di Venezia, la quale eresse la Basilica della Salute come ringraziamento per la fine dell'epidemia avvenuta nel 1631). 

 

Domanda: i nostri adolescenti mi paiono sempre più in balia di Internet come poter fare qualcosa? Non ci sono associazioni che li tutelino o progetti europei in tal senso? Mariella Vincenzini

Risposta: La Commissione europea è da diverso tempo attiva  con progetti per le scuole mirate agli adolescenti ma anche alle fasce di età minori per contrastare un utilizzo senza l’adeguata alfabetizzazione digitale e aiutare bambini, adolescenti a non essere intrappolati dalla “rete”, ingannati, sfruttati, manipolati.  Il Safer Internet Day che si svolge ogni anno a livello europeo con il coinvolgimento di tutte le scuole è una iniziativa ricorrente e utile, così come il sito generazioniconnesse.it e i fondi per progetti con le scuole per una cultura e consapevolezza digitale per prevenire reati, come il cyberbullismo etc.   Una delle associazioni più attive è l’associazione Telefono Azzurro che collabora con la DG Connect della Commissione europea e che, ad esempio, ha partecipato a diversi progetti europei ed ha presentato di recente  i primi risultati di “Cittadinanza Digitale: più consapevoli, più sicuri, più liberi”, il progetto formativo realizzato da Telefono Azzurro con il supporto di Google.org e parte delle iniziative di Repubblica Digitale. Il progetto, avviato lo scorso ottobre, ha come obiettivo principale il sensibilizzare le nuove generazioni e stimolarne la partecipazione attiva alla società civile, formando cittadini digitali consapevoli. ANP e Telefono Azzurro con il supporto di google.org hanno anche organizzato a luglio a Roma un evento on line intitolato “Spazi e metodologie: progettare la scuola ai tempi dell’onlife”, due giorni per discutere sulla progettualità e sull’ideazione di nuovi percorsi centrati sulla consapevolezza dell’onlife e della nuova vita nell’era del digitale. Inoltre Telefono Azzurro assiste bambini e adolescenti su vari fronti come con il progetto Care,  cofinanziato dal Programma  europeo Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell’Unione Europea che mira alla formazione in ciò che possono fare i primi soccorritori (assistenti sociali, agenti di polizia, medici, operatori delle linee telefoniche di aiuto, responsabili della protezione dei bambini, procuratori) per ridurre il trauma che i bambini possono sperimentare durante i processi di indagine e di rimozione e collocamento fuori da casa. Sono stati realizzati anche dei toolkit formativi mirati a rinforzare la capacità dei professionisti di ridurre il rischio per i minori di subire ulteriori traumi; è inoltre prevista la creazione di Check lists specifiche per: Forze dell’Ordine, Servizi Sociali, insegnanti e personale medico (www.project-care.eu).

Domanda: ma il Green Pass è uguale in tutta Europa? Luca Bramani

Risposta: Il cosiddetto “Green Pass” è la declinazione italiana del “Digital Green Pass” europeo, strumento nato per permettere lo spostamento delle persone tra i diversi Stati europei i quali applicano regole sanitarie diverse a seconda dello stato di salute, di vaccinazione o dei risultati dei tamponi diagnostici. Lo strumento si innesta nella più grande rete sanitaria europea denominata eHealth. le principali fonti tecnico normative sono: il regolamento europeo di istituzione del DGC (regolamento EU 2021/953), le linee guida eHealth per l’implementazione dei certificati (“Technical Specifications for Digital Green Certificates”, attualmente alla versione 1.0.5 del 21 aprile 2021) e per la parte specificatamente italiana, il d.l. 52/2021, attuato con Dpcm 17.6.2021. C’è una differenza però :  la normativa italiana impone la revoca dei certificati in certe situazioni (es. se il soggetto si ammala di covid dopo aver ottenuto il green pass etc.), ma  non è al momento attuabile in quanto il sistema italiano non ha un canale per scaricare la lista di revoca prevista dal regolamento europeo. Le linee guida e la protezione dei dati personali imporrebbero di evitare l’uso di liste di revoca anche per la protezione dei dati personali e il loro uso; dopotutto la revoca del Green pass per positività è una forzatura in quanto lo stato di vaccinazione avvenuta o di guarigione non viene cancellato dalla reinfezione.

 

 

Domanda: sono un lavoratore distaccato, non ci sono progetti europei che ci tutelino di più ? Carlo Villani

Risposta:  ci sono diversi progetti per i lavoratori distaccati, è anche aperto un bando europeo con un budget di due milioni e 400mila euro e scadenza il 30 settembre,  proprio che cofinanzia iniziative di cooperazione transnazionale di cooperazione per lo sviluppo di nuove attività di scambio o miglioramento di quelle esistenti, di peer review e/o di programmi di formazione tra funzionari di autorità pubbliche competenti e/o tra parti sociali e stakeholders riguardo al monitoraggio dell'applicazione e del rispetto delle norme sui lavoratori distaccati e/o alla cooperazione amministrativa e all’assistenza reciproca, compreso l’uso del Sistema d’Informazione del Mercato Interno (IMI). Vengono cofinanziati anche progetti per sviluppo e miglioramento di differenti forme di informazione e formati per la raccolta e la diffusione dell’informazione specifica, di qualità, destinata ai lavoratori e/o alle imprese inerente le condizioni di lavoro applicabili ai lavoratori distaccati, le procedure e le condizioni che devono essere rispettate dalle imprese nei diversi Stati membri dell’Unione europea, nonché altre informazioni relative al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi transnazionali. I fondi europei cofinanziano anche lo sviluppo di progetti di ricerca comuni sulle diverse dimensioni del distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi transnazionali e diffusione dei risultati attraverso strategie di pubblicazione mirate, sia in campo scientifico che sulla stampa specializzata e generica.

 

 

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