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Soffrono la fame 850 milioni di persone. “Il cibo sprecato le sfamerebbe tutte”

Soffrono la fame 850 milioni di persone. “Il cibo sprecato le sfamerebbe tutte”
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Il numero di persone sottoalimentate nel mondo è sceso di circa 100 milioni rispetto all’ultimo decennio. Lo rivela la Fao. Nel sub-Sahara ne soffre il 25%, ma l’Asia è il Continente più colpito. Coldiretti: “Il cibo che viene buttato sarebbe sufficiente a sfamare chi non ne ha”

Il numero di persone sottoalimentate nel mondo e’ sceso di circa 100 milioni rispetto all’ultimo decennio, di 200 milioni rispetto a venti anni fa. E’ uno dei dati dell’ultimo Rapporto sullo Stato dell’insicurezza alimentare nel mondo (Sofi), presentato dalla Fao con Ifad e Pam. Nonostante questi dati in discesa, le persone che non hanno cibo a sufficienza sono ancora 805 milioni in tutto il mondo, circa una persona su nove. Secondo il rapporto, dimezzare la fame entro il 2015 e’ un obiettivo “a portata di mano, ma solo se gli sforzi adeguati e immediati verranno intensificati”. Il dossier sottolinea come 63 Paesi in via di sviluppo abbiano gia’ vinto la sfida, inclusa tra gli Obiettivi Onu del Millennio, mentre altri sei sono sulla buona strada. “Questa e’ la prova che la lotta contro la fame puo’ essere vinta, e questo dovrebbe ispirare i paesi ad andare avanti, con l’assistenza della comunita’ internazionale, se necessario”, scrivono nella prefazione i responsabili della Fao, dell’Ifad e del Pam, rispettivamente Jose’ Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze e Ertharin Cousin.

“Con il necessario impegno politico una riduzione veloce, sostanziale e sostenibile della fame e’ possibile, capendo appieno le sfide nazionali, le opzioni politiche pertinenti, gli insegnamenti da altre esperienze e con una partecipazione ampia”. Secondo il rapporto, i progressi compiuti non sono del tutto omogenei. Alcune zone – America Latina e Caraibi – registrano numeri in crescita, mentre e’ ancora difficile la situazione nell’Asia occidentale e nell’Africa sub-sahariana, dove si chiedono maggiori sforzi da parte dei governi. L’approccio per sconfiggere la fame, si legge nel rapporto, deve essere necessariamente integrato: deve includere investimenti pubblici e privati per aumentare la produttivita’ agricola, accessi piu’ agevoli ai terreni, ai servizi, alle tecnologie e ai mercati, non tralasciando protezione sociale per i piu’ vulnerabili anche in situazioni di emergenza, come conflitti o catastrofi naturali.

Le conclusioni e le raccomandazioni del Sofi 2014 saranno al centro della discussione dei governi, della societa’ civile e dei rappresentanti del settore privato nella riunione del Comitato sulla Sicurezza alimentare mondiale, che si terra’ alla Fao dal 13 al 18 ottobre.

COLDIRETTI: IL CIBO SPRECATO BASTEREBBE PER BATTERE LA FAME NEL MONDO – “Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate. Questa quantita’ basterebbe a sfamare le persone che soffrono di fame cronica”. Con queste parole, la Coldiretti commenta in una nota la diffusione dei dati Fao, Ifad e Pam sulla fame nel mondo. Non e’ eticamente sostenibile, continua la Coldiretti, la realta’ di 805 milioni di persone (una su dieci)che non abbiano ancora cibo sufficiente mentre gli sprechi alimentari hanno raggiunto le 670 milioni di tonnellate nei paesi industrializzati e le 630 milioni di tonnellate in quelli in via di sviluppo.

La politica e l’economia – denuncia la Coldiretti – hanno pensato che fosse possibile la globalizzazione. La politica e l’economia – denuncia la Coldiretti – hanno pensato che fosse possibile la globalizzazione senza globalizzare anche le regole fino ad arrivare a trattare il cibo come una merce qualsiasi. Il risultato contraddittorio e’ stato il diffondersi dell’obesita’ e dello spreco di cibo nei Paesi ricchi e il furto delle terre fertili. E’ necessario ora – conclude la Coldiretti – che i decisori politici ne tengano conto mettendo ai vertici della loro agenda la strategicita’ del cibo e promuovendo politiche che a livello globale definiscano una regia di regole per i beni comuni come il cibo, l’acqua e il suolo.