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Il Sociale
Tribunali per i minorenni, confronto per scongiurare l'abolizione
Toga al palazzo di giustizia

“Nella petizione chiediamo di stralciare dal disegno di legge le parti che riguardano i tribunali dei minorenni e di aprire un tavolo di confronto per ragionare, tutti insieme, su come andare a migliorare questa istituzione. Chiediamo una riflessione con tempi e livello di approfondimento pertinenti”: Liviana Marelli, responsabile Infanzia, adolescena e famiglie del Cnca, il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, ribadisce con forza la richiesta di stop all’iter delle legge delega per la riforma della giustizia.

“È da anni che si parla di rivedere la prassi, magari unificando in un’unica struttura i casi del Tribunale dei minorenni, i divorzi e le separazioni con figli”, continua. Si ipotizzò la nascita di un Tribunale per i minorenni e le relazioni familiari, anche quando, con la legge 219 del 2012 (quella che equiparò i figli nati dentro e fuori i matrimoni), il Legislatore spostò al Tribunale ordinario la competenza su tutte le separazioni con figli minorenni: “Allora ci fu la stessa raccomandazione: sezioni specializzate. Poi sappiamo com’è finita: le sezioni specializzate sono state istituite solo in alcune città, ma nel resto del Paese la situazione è del tutto diversa”.

Secondo Marelli, il rischio più grave legato a questa riforma è che le nuove sezioni non garantirebbero la specializzazione e l’esclusività delle funzioni: “Siamo convinti che solo uffici specializzati con competenze esclusive in materia minorile e familiare siano adeguati a tali delicati compiti. E sappiamo bene che questo, se passasse il ddl, nei tribunali più piccoli non potrebbe accadere. Così avremo magistrati (sia giudicanti sia inquirenti) che si occuperanno di questioni delicatissime – penale minorile, abuso sessuale in infanzia, separazioni ad alta conflittualità, maltrattamenti ai bambini – al pari di incidenti stradali, marchi, fallimenti”. L’altro dato sul quale Marelli pone l’accento è il percorso rieducativo, il principio dell’educare e non punire alla base della disciplina del processo penale minorile, molto diverso da quello repressivo previsto invece per gli adulti: “Temo potremmo tornare a un sistema pre-Dpr 448”. Il decreto del Presidente della Repubblica del 1988 è quello che detta la disciplina del processo penale minorile e afferma esplicitamente che il processo penale “non deve interrompere i processi educativi in atto”.

Anzi, come si legge, lo scopo principale di tale processo è la protezione dei diritti del minore, il fornire sollecitazioni per lo sviluppo della sua personalità e per la percezione della società organizzata, in una parola l'educazione del minore. “Le Procure ordinarie che andrebbero a sostituire quelle minorili – commenta Marelli – non hanno questa attitudine né questa competenza. Non è un passaggio accettabile. Per questo chiediamo che venga ripresa l'iniziale proposta del governo, condivisa da larga parte degli addetti ai lavori, di istituire un Tribunale e un ufficio specializzato autonomo di Procura che accorpino in sé le competenze in materia di persona, famiglia e minorenni”.

Fonte: Redattore Sociale

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tribunali per i minorenni abolizione
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