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Caso Juventus: Moggi senza freni su bilanci, doping, plusvalenze e calciopoli
Luciano Moggi con l'Avvocato Agnelli al vecchio Comunale di Torino

Juventus - l'intervista di affaritaliani.it a Luciano Moggi

All'indomani dell'insediamento del nuovo CdA della Juventus, dopo le clamorose dimissioni di Andrea Agnelli e dei vertici della dirigenza, i 250 milioni di tifosi bianconeri nel mondo si fanno molte domande sul futuro della loro squadra del cuore, sia dal punto di vista sportivo, sia da quello giudiziario. Per dar loro delle risposte, abbiamo chiamato in causa chi conosce molto bene la Vecchia Signora, della quale, si è scoperto recentemente, è tuttora azionista: l'ex d.g. Moggi.

Mentre molti fanno fosche previsioni sulla Juventus in serie C, lei ha parlato di un rischio minimo, ovvero “uno o due punti di penalizzazione”. Su cosa basa il suo giudizio?

Chiariamoci. Io ho fatto quell'ipotesi, unitamente a quella di una multa che sicuramente arriverà dalla Consob, ma lasciando fuori l'aspetto della giustizia ordinaria. Su quello non sono in grado di fare previsioni, non essendo un giudice. Pensi che non faccio nemmeno pronostici sulle partite di calcio!

Lei ha elogiato l'operato di Andrea Agnelli, ma cosa pensa di questo cambio nella governance della Juventus?

Questo nuovo CdA avrà certamente il compito di rimettere a punto il bilancio societario, con dei metodi diversi. Non a caso, i nuovi membri sono tutti tecnici amministrativi. La Juventus ha un deficit abbastanza rilevante e quindi bisogna intervenire su questo.

 

 

 

A proposito di metodi, anche ai suoi tempi si parlava molto di plusvalenze fittizie, e non solo per una singola squadra: che cosa può dirci in proposito?

Posso dire che io ho sempre fatto plusvalenze, sì, ma vere! Ad esempio prendendo Zidane a 5 miliardi e rivendendolo a 150, oppure acquistando Inzaghi a 15 e cedendolo a 80. Di queste plusvalenze mi intendo piuttosto bene, di quelle fittizie, senza scambi di soldi, invece no.

Ma lei Cristiano Ronaldo lo avrebbe preso?

Tutto si può fare, se c'è la situazione adatta. Non conoscendo la gestione della Juventus in quegli anni, col relativo conto di entrate e uscite, non posso dire se sia stata una scelta giusta o sbagliata. Di certo, ho l'impressione che sia stato preso per tentare di vincere la Champions League.

L'ultima Champions League vinta della Juventus risale al 1996, durante la sua gestione: cosa manca ai bianconeri per tornare in vetta all'Europa?

La squadra! La Juventus di oggi non è competitiva. Mi ha fatto sorridere leggere che Napoli-Juventus della scorsa settimana veniva presentata come “la partita-scudetto”. Chi scrive queste cose o ha la necessità di fare dei titoli eclatanti o non ha seguito la Juventus negli ultimi tempi. A Cremona ha fatto un'enorme fatica contro una squadra che non ha mai vinto in campionato, ma che ha preso due pali e si è vista annullare due goli. E per vincere c'è voluta una punizione di Milik, a tempo scaduto. Ma anche la partita contro l'Udinese, vinta all'86°, è stata indicativa: la Juventus non ha gioco. Forse sarebbe competitiva se Pogba, Di Maria, Vlahovic e Chiesa tornassero a disposizione a tempo pieno e al massimo della forma. Per ora, sottoscrivo le parole di Danilo dopo la sconfitta di Napoli: “Non siamo dei fenomeni, ma non siamo neanche gli ultimi”.

A proposito di Napoli, lei c'era anche quando gli azzurri vinsero il loro secondo e ultimo scudetto: questo è l'anno della squadra di Spalletti?

Può esserlo, ma il campionato è ancora lungo. Vedo piuttosto bene anche l'Inter. Il Milan, invece, soffre del mancato apporto di Theo Hernandez e Giroud, che sono tornati un po' stanchi del mondiale, come era fisiologico aspettarsi. Prima la fascia sinistra del Milan, con Theo e Leao, bastava per sconquassare qualunque avversario. Adesso sta facendo fatica.

Torniamo alla Juventus campione d'Europa, il cui capitano era il compianto Vialli. Che ricordo ne ha?

Luca era un grande uomo. Incarnava alla perfezione la figura del capo dello spogliatoio, perché non solo sapeva decidere le partite, ma riusciva anche a parlare ai compagni di altri argomenti, di problemi umani che interessavano a tutti. Sempre col sorriso, sapeva dare giudizi su qualunque cosa. Adesso che è venuto a mancare tutti lo elogiano, anche se in vita non è sempre stato così... Per noi che lo abbiamo conosciuto, è diverso: lo abbiamo sempre considerato come un uomo da rispettare profondamente, sia allora che oggi. Altri invece lo hanno scoperto solo dopo, ma alla fine Luca si merita tutti gli elogi che ha ricevuto.

Dopo la sua scomparsa, e prima ancora quella di Mihjilovic, molti ex calciatori si dicono preoccupati per la loro salute e ripensano ai trattamenti ai quali si sono sottoposti durante la loro carriera. Lei in quegli anni c'era, cosa ci può raccontare?

Le posso raccontare un episodio indicativo: dovevamo giocare un Milan-Juventus a San Siro e Pippo Inzaghi ci disse di aver preso un inalante per curare il raffreddore. Beh, abbiamo preferito non farlo giocare, per evitare che una banale medicina potesse in qualche modo essere scambiata per una sostanza vietata. Noi lavoravamo così.

Il processo sul presunto doping e abuso di farmaci nacque dalle dichiarazioni di Zeman sulla Juventus, all'epoca diretta da lei...

Beh, ma Zeman è una persona che ha sempre parlato male della Juventus. Ci sono alcuni che fanno così, io sul tema le posso dire che siamo stati sempre molto corretti, altri non so.

Lo “tsunami” che ha travolto la dirigenza della Juventus può essere legato a contrasti interni ai rami Agnelli ed Elkann della famiglia?

Non lo so, bisognerebbe chiederlo a loro (ride, ndr).

Eppure all'epoca di “Calciopoli” questa ipotesi fu ampiamente discussa...

Beh, ma sa: “Calciopoli” è stata una cosa completamente diversa, un'invenzione. Ha ragione il ministro Nordio quando dice che le intercettazioni vanno fatte per scoprire i reati, non per spiare le persone. Nel processo sportivo non si è riusciti a dimostrare l'alterazione di alcuna partita. In quello ordinario invece si è parlato di “reato a consumazione anticipata”, una tesi del pm che tuttavia non si è potuta provare, anche perché gli arbitri sono stati tutti assolti.

Lei ha lanciato una “bomba” sull'assemblea degli azionisti della Juventus consegnando ad Andrea Agnelli la famosa “chiavetta” con tutte le intercettazioni di “Calciopoli”: quali sono gli elementi per i quali ritiene che il caso andrebbe riaperto?

Eh, lì dentro non ci sono invenzioni, ma dati oggettivi. Analizzandola, si capisce perfettamente che allora la Juventus doveva lottare contro la Lega, la Figc, il Coni e i designatori arbitrali. Emerge chiaramente dall'ascolto delle voci delle persone coinvolte, tutte riconoscibilissime. Per certi versi, è anche buffo ascoltare quei discorsi. Invece non è stato per nulla divertente finire in quel tritacarne giudiziario che è toccato a noi e che non auguro proprio a nessuno, soprattutto a chi ha famiglia.

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