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Sport

Nella vecchia Bundesrepublik gli atleti di molte discipline, calcio compreso, furono dopati in maniera sistematica a partire dagli anni '70: e' quanto risulta da uno studio di 800 pagine della 'Humboldt-Universitat' (HU) di Berlino, non ancora pubblicato, dal titolo 'Doping in Germania dal 1950 a oggi', del quale il quotidiano 'Sueddeutsche Zeitung' pubblica il contenuto essenziale su un'intera pagina. Nella relazione i ricercatori descrivono "in che misura e con quale sistematicita' durante la Guerra Fredda anche nella Germania Occidentale furono impiegati il doping e la ricerca" su di esso.

 "Esperimenti con sostanze per l'aumento delle prestazioni come anabolici, testosterone, estrogeni ed Epo" furono finanziati con fondi pubblici tramite il BISp, l'Istituto Federale per le Scienze dello Sport, creato nel 1970 e alle dipendenze del ministero dell'Interno. La 'Sueddeutsche' scrive che "secondo gli storici della HU, il Bp distribui' da solo 10 milioni di marchi ai centri di medicina sportiva di Friburgo, Colonia e Saarbruecken". Dallo studio emerge che gli stessi responsabili politici erano non solo al corrente delle pratiche di doping, ma ne favorirono l'impiego con l'obiettivo di assicurare fama sportiva alla Bundesrepublik. I ricercatori della 'Humbolt-Universitat' riportano un dialogo tra un funzionario del BISp e un membro del governo dell'epoca, responsabile per lo sport: "Da voi medici sportivi voglio solo una cosa: medaglie a Monaco" (con riferimento alle Olimpiadi del 1972, ndr), spiego' l'allora ministro, al quale il funzionario replico': "Signor ministro, un anno prima? Come possiamo fare a conquistare medaglie?". La tagliente risposta fu: "La cosa non mi interessa".

Dal rapporto emerge che il doping fu impiegato anche nel calcio, poiche' su alcuni giocatori della nazionale tedesca pesa il sospetto di aver assunto sostanze proibite in vista delle finali di ben tre Campionati Mondiali. Esistono indizi, secondo il giornale bavarese, sul fatto che nel Mondiale del 1954 a Berna, vinto dai bianchi tedeschi a spese della favorita Grande Ungheria, ai calciatori della Germania non furono somministrate iniezioni di vitamina C, come asserito, bensi' di pervitina. Il sospetto del doping pesa anche sulla nazionale tedesca di calcio che nel 1966 si vide strappare il titolo dai padroni di casa dell'Inghilterra con il gol-fantasma nella finale di Wembley. La 'Sueddeutsche' rivela poi come, in una lettera di un funzionario della Fifa, sia scritto che tramite i test anti-doping effettuati dopo la finale, nei campioni organici prelevati da tre calciatori tedeschi furono riscontrate tracce di efedrina. A essere sottoposti a pratiche di doping sarebbero stati persino minorenni praticanti altre discipline sportive, utilizzati come 'oggetti di ricerca' per testare i risultati del doping in rapporto all'eta' di chi ne faceva uso. Nel corso dell'Olimpiade del 1976 sarebbero state praticate addirittura 1.200 iniezioni con sostanze dopanti. Stando al giornale, "lo studio mostra che i medici sportivi tedesco-occidentali non esitarono nemmeno a dopare minorenni, che gia' nel 1988 si sperimentava con l'Epo, e che la politica ne era al corrente". Sempre la 'Sueddeutsche' precisa come "lo studio sia pronto dall'aprile 2013, ma da tempo ci sono polemiche sulla sua pubblicazione, che rimane quindi incerta".

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