La rivolta delle federazioni piega Infantino: salta il piano FIFA da 10 miliardi di dollari. Il presidente costretto al dietrofront
Gianni Infantino è stato costretto a fare un passo indietro. Dopo giorni di forti contestazioni da parte delle principali federazioni calcistiche mondiali, il presidente della FIFA ha deciso di ritirare il controverso progetto che prevedeva l’ingresso di investitori privati nella gestione dei diritti commerciali delle competizioni più importanti organizzate dalla federazione internazionale. La proposta, elaborata attraverso FIFA Forward Enterprise (FFE), puntava a raccogliere centinaia di milioni di dollari cedendo una quota rilevante dei ricavi legati ai Mondiali maschili e femminili e alla Coppa del Mondo per Club. L’obiettivo dichiarato era quello di aumentare le risorse destinate allo sviluppo del calcio mondiale, portando la distribuzione complessiva alle 211 federazioni affiliate a oltre 10 miliardi di dollari. Per incentivare l’adesione al progetto, la FIFA aveva previsto un contributo volontario di 20 milioni di dollari per ciascuna federazione partecipante, fissando al 19 settembre il termine per accettare la proposta.
Il piano, però, ha incontrato un’opposizione sempre più ampia. A guidare il fronte del no sono state le federazioni europee, che durante una riunione straordinaria hanno respinto compatte la proposta, arrivando a ipotizzare il boicottaggio delle future competizioni organizzate dalla FIFA. Alla posizione dell’Europa si sono poi unite anche le federazioni di Asia e Sud America, privando Infantino della maggioranza necessaria per portare avanti il progetto. Pur continuando a godere di un forte sostegno in Africa, il presidente della FIFA si è trovato politicamente isolato.
Anche all’interno della FIFA sono emersi forti malumori. Carlos Cordeiro, tra i più stretti collaboratori di Infantino, ha rassegnato le dimissioni, mentre il direttore operativo Kevin Lamour ha contestato apertamente il metodo con cui il progetto era stato presentato, denunciando una consultazione insufficiente e una gestione poco condivisa di una riforma destinata ad avere un impatto enorme sul futuro del calcio mondiale. Secondo diverse indiscrezioni, anche Thrive Capital, il fondo di investimento indicato come principale partner dell’operazione, avrebbe espresso perplessità sulla sostenibilità del progetto di fronte alla crescente opposizione delle federazioni.
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Di fronte a un fronte contrario sempre più compatto, Infantino ha annunciato il ritiro della proposta. “Il nostro obiettivo è sempre stato, e continuerà a essere, quello di unire e far crescere il calcio”, ha dichiarato il presidente della FIFA, spiegando che il progetto aveva ormai generato divisioni tali da non poter più essere considerato nell’interesse comune del movimento calcistico. Infantino ha inoltre annunciato l’intenzione di aprire un confronto con tutte le parti coinvolte nelle prossime settimane per individuare nuove strategie di sviluppo condivise.
Il ritiro del piano rappresenta uno dei momenti più difficili della presidenza Infantino. Per la prima volta da quando guida la FIFA, il numero uno del calcio mondiale è stato costretto a rinunciare a una delle sue iniziative più ambiziose a causa dell’opposizione quasi unanime delle principali federazioni. Resta ora da capire se questo passo indietro sarà sufficiente a ricucire i rapporti con le confederazioni e a rafforzare una leadership che, negli ultimi mesi, appare sempre più sotto pressione.

