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Juventus, dalla Superlega all'addio di Cr7: un 2021 poco bianco e tanto nero
Andrea Agnelli

Juventus e un 2021 in chiaroscuro tra addii, sconfitte, Superlega e vicende giudiziarie 

I risultati sportivi mediocri, il terremoto della Superlega e le vicende giudiziarie che hanno coinvolto i vertici della società consegnano un bilancio del 2021 con poco bianco e tanto nero per la Juventus. L’anno solare è iniziato e si è concluso con una vittoria. Il 4-1 all’Udinese (del 3 gennaio) e il 2-0 dell’altro giorno (il 21 dicembre) al Cagliari. In mezzo 36 vittorie, 8 pareggi e 11 sconfitte tra Champions League, Campionato, Coppa e Supercoppa italiana.

Con l’Inter a gennaio a San Siro (2-0 per i nerazzurri) e il Porto a marzo in Champions League (3-2 per i bianconeri ma qualificazione ai quarti per i lusitani ) i momenti più bui. La vittoria della Supercoppa contro il Napoli, sempre a gennaio, e quella della Coppa Italia contro l’arrembante Atalanta, a maggio, le note più liete. Insomma 12 mesi in chiaroscuro. Di bianco e di nero. La conquista delle due coppe stagionali non sono bastate per la riconferma del maestro Andrea Pirlo, chiamato nell’agosto del 2020 per sostituire Maurizio Sarri, lui sì scudettato.

In tutto questo l’addio di Cristiano Ronaldo ad agosto, a campionato appena iniziato. “Uno choc per lo spogliatoio” l’ha definito il capitano Giorgio Chiellini. E il ritorno di Massimiliano Allegri, “Corto muso”, non proprio la panacea di tutti i mali a giudicare dai risultati fin qui conseguiti (ma la stagione è ancora lunga). A contribuire allo sconquasso il cambio del management tra giugno e luglio.

Via Fabio Paratici, smarrito, tra sortite in campo contro gli arbitri (molto provinciali e fuori dallo stile Juventus) e gli strascichi del caso Suarez. Con la storia delle plusvalenze scoppiata dopo il suo addio a Torino e l'ipotesi di reato formulato dalla Procura di Torino di false comunicazioni delle società quotate ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. In più la ricerca della presunta 'carta' di Cr7, una scrittura privata – secondo la Guardia di Finanza - riguardante il rapporto contrattuale e le retribuzioni arretrate del fuoriclasse e di cui la Juventus ha negato l’esistenza.

In estate la promozione di Federico Cherubini nel ruolo di direttore sportivo e l’ingresso nel Cda di Maurizio Arrivabene nel ruolo di amministratore delegato, nelle vesti che furono di Beppe Marotta (rimpianto di molti), hanno mutato il volto del club più scudettato d’Italia. Cambi e rovesciamenti che però non hanno riguardato AA. Andrea Agnelli. Il presidentissimo. L’erede di Umberto e nipote prediletto dell’Avvocato Gianni. Messo in discussione in primis da parte della tifoseria e, come si vocifera sotto la Mole, anche da John Elkann, cugino e ad della holding di famiglia che controlla il club sabaudo.

Lo strappo con i vertici Uefa e la rottura del rapporto personale con Cefarin a margine del blitz sulla Superlega hanno rilegato la Juventus nella periferia della geografia europea calcistica. In compagnia di grandi società come Real Madrid e Barcellona. Una mossa avventata per qualcuno. Uno sguardo visionario per altri. Ma AA resta in sella. Senza il timore che tutto ciò che è stato conquistato in 11 anni possa essere dimenticato. Prossimo obiettivo i quarti di Champions, Villareal permettendo. E il quarto posto in campionato, ancora alla portata. Rischiando tutto, come a poker, con un asso-asso in mano. AA. Acronimo vincente.

 

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