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L'altra verità sul suicidio di Seid Visin, il padre: "Il razzismo non c'entra"

L'Italia si è commossa per il suicidio di Seid Visin, ventenne che ha giocato nelle giovanili del Milan, ma il padre adottivo smentisce che il gesto sia dovuto al razzismo.

Ha fatto molto discutere la lettera nella quale il giovane condivide il peso della discriminazione con parole toccanti: “Ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”.

Ma quella lettera, spiega il padre adottivo Walter Visin, risale a due anni fa: “Mio figlio non si è ammazzato perché vittima di razzismo. È sempre stato amato e benvoluto, stamane la chiesa per i suoi funerali era gremita di giovani e famiglie”. Quella lettera? “Fu uno sfogo, era esasperato dal clima che si respirava in Italia. Ma nessun legame con il suo suicidio, basta speculazioni”.

Eppure se ne sta parlando molto. Claudio Marchisio, che ormai sembra più un politico che un ex calciatore e commentatore tv, ha scritto: “Facciamo un po’ schifo. Tutti. Di centro, di destra, di sinistra. Siamo il Paese dell’integrazione quando sei un giovane talento o quando segni il gol decisivo in una partita importante, ma che si rifiuta di essere servito al ristorante da un ragazzo di colore. Siamo il Paese dell’integrazione quando l’atleta vince la medaglia alle Olimpiadi. Siamo il Paese dell’integrazione che cerca improbabili origini italiane quando l’attrice che ci fa emozionare vince il Premio Oscar, ma che quando in classe con i propri figli ci sono dei ragazzi di colore storce il naso. Io non posso neanche immaginare cosa abbia provato Seid Visin, ma sono certo che un Paese che spinge un giovane ragazzo a fare un gesto così estremo è un Paese che ha fallito. Pensateci quando fate le vostre battute da imbecilli, quando fate discorsi stupidi e cinici sui gommoni e sul colore della pelle, soprattutto sui social network”.

Di Seid ha parlato anche Gigi Donnarumma, che ha giocato con lui nelle giovanili del Milan: “Eravamo in convitto insieme, ricordo la sua gioia di vivere. Era un amico, un ragazzo come me. L’ho conosciuto appena arrivato a Milano, vivevamo insieme in convitto, sono passati alcuni anni ma non posso e non voglio dimenticare quel suo sorriso incredibile, quella sua gioia di vivere. Era un amico, un ragazzo come me”.

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