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Beretta ad Affari : "Ius soli e nuovi stadi. Così si riforma il calcio italiano"

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Alla vigilia della partenza della Serie A Maurizio Beretta affronta i temi caldi del nostro calcio in un'intervista a tutto campo ad Affaritaliani.it. Dalla Nazionale a Conte, da Tavecchio agli investitori stranieri, dalla Serie A a 18 squadre agli stadi, ecco quello che pensa il presidente della Lega Calcio e vicepresidente della Figc.

Presidente Beretta, solo due squadre italiane in Champions League. Come le sembra essere andato il sorteggio per Juventus e Roma?

Direi che sulla carta sembra più agevole il compito della Juventus. Ma comunque sia Juventus sia Roma sono due squadre molto forti e destinate a ottimi risultati. È giusto avere prudenza ma anche la giusta ambizione. Faccio a entrambe i migliori auguri, personalmente e a nome di tutta la Serie A.

Intanto però abbiamo già perso per strada il Napoli, "retrocesso" in Europa League. Non sarebbe ora il caso che i club italiano dedichino maggiore impegno a una competizione che ci può permettere di risalire la china nel ranking Uefa?

L'Europa League è una competizione che sta crescendo ed è chiaro l'intento della Uefa di aumentarne la capacità di attrazione. Non dimentichiamoci che il sorpasso subito dalla Germania e dal Portogallo nel ranking Uefa è avvenuto non tanto sui risultati di Champions quanto proprio su quelli di Europa League. Basterebbe questa constatazione per capirne l'importanza, sia ai fini delle singole società sia a quelli complessivi del calcio italiano.

Che cosa cambia dopo la sua nomina in Figc?

È un fatto che va letto semplicemente come un riconoscimento al ruolo e al peso che la Serie A ha avuto nel calcio italiano e che ancora deve avere in una fase riformatrice in cui è necessario costruire il futuro del nostro movimento.

Tavecchio è l'uomo giusto per riformare il calcio italiano?

Tavecchio ha gestito con successo e positività una realtà molto importante come la Lega Dilettanti. Il suo programma è molto condiviso e questo è un punto chiave perché le riforme si dovranno fare con un gioco di squadra. L'alleanza programmatica e l'unità di intenti da parte delle diverse leghe è un elemento fondamentale. E poi voglio sottolineare che il programma di Tavecchio è molto più innovativo e coraggioso di quanto emerso finora.

Più che di programmi però nel corso dell'estate si è parlato molto delle gaffe di Tavecchio...

Credo se ne sia davvero parlato a sufficienza. Tavecchio ha chiarito tempestivamente la vicenda porgendo le sue scuse per un'espressione infelice. Ma parlano i fatti e la sua storia personale. Ora è venuto il momento di guardare avanti e non nello specchietto retrovisore.

La prima scelta della nuova Figc è stata quella di nominare Antonio Conte ct della Nazionale. È lui l'uomo giusto per rilanciare gli azzurri?

Mi è sembrata una scelta su cui c'è stata la totale condivisione di appassionati, addetti ai lavori e tecnici. Con Conte si è scelto un personaggio forte, autorevole e vincente. Penso sia quello che serve alla Nazionale dopo la sfortunata spedizione in Brasile.

Su Conte si è molto discusso a proposito del ruolo della Puma nel pagamento dello stipendio. E c'è chi sostiene che in realtà anche altri tecnici vengano parzialmente pagati dagli sponsor tecnici. La partecipazione degli sponsor rappresenta davvero un problema?

Non penso sia un problema, la cosa importante è che ci sia trasparenza e autorevolezza. L'altissimo profilo del nuovo ct è fuori discussione ed è una garanzia assoluta. Non si può inoltre sottovalutare che l'operazione dà anche prospettive di crescita al brand della federazione e a quello del calcio italiano. Dobbiamo pensare a una piattaforma integrata di comunicazione per la Figc che abbia al centro la Nazionale.

Dopo Conte è stato scelto Oriali come team manager, mettendo un po' insieme le due storiche rivali del calcio italiano, Juventus e Inter. Al di là della sua competenza, la scelta di Oriali può contribuire anche a questo, cioè creare un maggiore e totale attaccamento dei tifosi italiani alla Nazionale?

Io credo che la Nazionale italiana sia sempre stata nel cuore di tutti i tifosi italiani e lo sarà certamente anche nel futuro. Comunque penso anche io che la scelta di Conte e di Oriali sia destinata a rafforzare la squadra, il progetto e il rapporto con i tifosi, che comunque ritengo non sia mai venuto a mancare nel corso degli anni.

Dopo un Mondiale così deludente come si fa ad aiutare la Nazionale a tornare ad alti livelli? A quali modelli ci si può ispirare?

La prima cosa era affidarsi a persone carismatiche e di esperienza e questo è stato fatto con l'arrivo di Conte e Oriali. Poi se noi prendiamo in considerazione le ultime nazioni ad aver vinto un Mondiale (Brasile, Spagna e Germania esclusa l'Italia) emerge come abbiano tutte modelli organizzativi molto diversi tra loro. Questo dimostra che non cè una ricetta magica che possa funzionare dappertutto. Ci vogliono innanzitutto passione e buonsenso. Poi ci sono di sicuro dei punti condivisi.

Quali sono questi punti condivisi?

Per prima cosa direi l'allargamento della base di reclutamento delle squadre nazionali. Per farlo bisogna da un lato aiutare le società a potenziare i vivai e dall'altro riconoscere lo ius soli per attribuire la cittadinanza italiana dal punto di vista sportivo agli atleti di origine straniera nati nel nostro Paese.

Un'altra questione molto dibattuta è sempre stato il rapporto tra Nazionale e club. Come si fa ad aumentare la collaborazione?

Ci sono tanti meccanismi per rendere tutto più fluido e uno di questi è certamente il lavoro che sta facendo Conte che in questi giorni sta visitando tutte le società per aumentare il dialogo con gli allenatori dei club. Questo per esempio è un meccanismo chiesto più volte in passato dalle società.

In futuro la Serie A potrà tornare a 18 squadre?

Il format dei campionati va discusso prima nell'assemblea di Lega e poi in consiglio federale. È chiaro che il format deve essere pensato con una logica complessiva che tenga conto non solo i singoli campionati ma anche i rapporti tra le varie competizioni. Se devo esprimere un'opinione personale, devo dire che sono convinto che la riduzione del numero delle squadre in A possa essere effettuato solo se accompagnato da una significativa riduzione delle retrocessioni.

È ipotizzabile invece l'istituzione delle squadre b, sul modello delle cantere spagnole?

E' un tema all'ordine del giorno. Va superato il divieto di possedere un secondo club da parte di un singolo soggetto consentendo trasferimenti di giocatori fra l'una e l'altra squadra anche al di fuori delle consuete finestre di mercato.

Negli ultimi anni la Serie A ha perso un po' di terreno su altri campionati europei. Come si fa a recuperare competitività?

Si deve lavorare sulla qualità e sul prodotto offerto. Ma comunque voglio dire che al di là di tutto il nostro campionato e la nostra Tim Cup sono competizioni che mantengono intatta la loro appetibilità. Poi certo ci sono spazi di miglioramento e nodi che vanno affrontati, come la questione degli stadi e della protezione dei marchi. Però, al contrario di quanto molto spesso si legge, sono convinto che il nostro sia un calcio che ha ancora molto valore.

È un fatto però che soprattutto in fase di mercato i nostri club fatichino a reggere la concorrenza dei grandi club stranieri. In questo senso, dopo Pallotta e Thohir, dobbiamo augurarci l'arrivo di altri investitori stranieri nel nostro calcio?

Penso che l'arrivo di investitori stranieri sia un fenomeno positivo per mille ragioni, coerente con il più generale fenomeno di globalizzazione. Conferma inoltre che il nostro campionato e i nostri club siano un valore appetibile anche all'estero. La nostra tradizione e i nostri successi rappresentano un patrimonio importante. Infine, il confronto tra modelli imprenditoriali e manageriali diversi è certamente un arricchimento.

A proposito di stadi, non possono essere la chiave per un rilancio anche economico del nostro calcio?

Negli ultimi anni, malgrado la situazione infrastrutturale sia quella che sappiamo, il numero degli spettatori nei nostri stadi non è diminuito ma è anzi aumentato. Nell'ultima stagione infatti la media degli spettatori si è alzata, leggermente ma pur sempre alzata, rispetto ai due anni precedenti. Il trend positivo ci dà fiducia, nonostante la nostra realtà infrstrutturale sia lontana anni luce da quella per esempio degli stadi inglesi o tedeschi. Gli interventi infrastrutturali non sono solo importanti ma anche indispensabili. Dopo molto lavoro siamo riusciti a ottenere una legge che snellisce le procedure. È una norma che può essere integrata e migliorata dal punto di vista delle compensazioni per rendere più facile la realizzazione di nuovi impianti sportivi. Ma comunque è già stato fatto un passo importante e qualche cantiere, infatti, è già partito.

Che cosa può fare la politica per aiutare il calcio a riformarsi?

Credo ci debba essere un rapporto di confronto continuo e costruttivo tra le istituzioni sportive e la politica. Se si vuole davvero costituire una stagione riformatrice questa collaborazione è fondamentale perché ci sono cose che il sistema può modificare al proprio interno e altre che invece richiedono interventi normativi. Un esempio sono gli stadi. Ma molti aspetti che riguardano lo sport sono regolati da una legge del 1981, cioè varata quando ancora non esistevano telefonini, pay tv e internet sembrava fantascienza. Bisogna adeguare questa legge su molti aspetti, ad esempio la qualificazione del lavoro professionale nello sport e la flessibilità contrattuale.

E questo rapporto proficuo tra sport e politica esiste?

Direi proprio di sì, si guardi anche alle norme che abbiamo ottenuto contro la violenza e le discriminazioni e contenute nel provvedimento varato dal ministro Alfano qualche settimana fa. Poi ci sarebbe bisogno, come detto, della svolta sullo ius soli e un'azione precisa sulla tutela dei marchi e sulla lotta alla contraffazione. Ma i temi sono infiniti. Ad esempio, la stragrande maggioranza delle scommesse ha come oggetto il calcio di Serie A ma a questo mondo dalle scommesse non arriva neanche un euro. Con queste risorse si potrebbe pensare di aiutare la costruzione di nuovi impianti. Insomma, di cose da fare ce ne sono state. E tutto dimostra che se c'è collaborazione tra sport e politica si riescono a ottenere grandi risultati.

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