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Milan, che confusione sarà perchè… gli esoneri non sono gratis. E adesso chi firma? Il punto

Il Milan cambia tutta l’area sportiva. Gli esoneri possono pesare fino a 22 milioni lordi, mentre resta da chiarire chi può firmare

Milan, che confusione sarà perchè… gli esoneri non sono gratis. E adesso chi firma? Il punto
Gerry Cardinale Milan

Il Milan azzera l’area sportiva, ma il conto non è leggero: tra Allegri, Tare, Furlani e Moncada il costo stimato arriva a 22 milioni lordi. E mentre RedBird cerca di ripartire, resta una domanda pratica: chi può firmare ora il nuovo allenatore e il nuovo DS?

Furlani, Cardinale e il Cda: perché la rifondazione non è solo una scelta tecnica

Il Milan ha provato ad azzerare tutto. Allenatore via, direttore sportivo via, direttore tecnico via, amministratore delegato via. Ma nel calcio, e soprattutto nei bilanci, gli esoneri non sono mai gratis. La stagione rossonera finisce con un doppio conto (salato) da pagare: quello sportivo, con la Champions mancata, e quello economico, con contratti da chiudere, buonuscite da trattare e nuovi poteri da chiarire.

La cifra che circola per il riassetto dell’area sportiva è di quelle importanti: 22 milioni di euro lordi. È la stima dei costi legati alle uscite di Massimiliano Allegri, Igli Tare, Giorgio Furlani e Geoffrey Moncada. Un conto che potrebbe scendere in caso di accordi individuali o transazioni, ma che oggi fotografa bene il prezzo della stagione rossonera.

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Il caso più evidente riguarda Allegri. Il tecnico aveva un contratto fino al 2027 da circa 5 milioni netti, pari a 9 milioni lordi. Igli Tare aveva invece firmato un accordo fino al 2028 da 800mila euro netti: il residuo lordo viene stimato in circa 3 milioni. Per Giorgio Furlani, dopo il rinnovo fino al 2028, si parla di uno stipendio da 3 milioni netti più bonus, con un peso lordo complessivo attorno ai 10 milioni.

Numeri che spiegano perché il ribaltone rossonero non può essere letto solo come una decisione tecnica. Il Milan paga il costo di una stagione sbagliata e lo fa dopo anni in cui RedBird ha rivendicato equilibrio economico, crescita commerciale e sostenibilità. Il problema, però, resta il campo. Il Milan è un’azienda moderna, ma è prima di tutto una squadra di calcio. E se la squadra fallisce, anche il piano industriale rallenta.

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Il danno più grande resta la mancata qualificazione alla Champions League. Per un club come il Milan, l’assenza dalla coppa principale può valere tra 60 e 90 milioni tra premi Uefa, botteghino e ricadute commerciali. Con la partecipazione all’Europa League, il divario rispetto alla Champions viene stimato attorno ai 50 milioni. Una differenza che incide subito sul mercato, sugli ingaggi e sulla capacità di programmare.

RedBird ha acquistato il Milan nell’estate 2022 per una valutazione di 1,2 miliardi. Da allora il club ha mostrato numeri positivi sul piano dei ricavi e dei bilanci. Il fatturato, al lordo del player trading, è cresciuto in modo netto e sono arrivati utili consecutivi. Ma dopo lo scudetto del 2022, ancora sotto Elliott, i risultati sportivi sono stati altalenanti: quarto posto, secondo posto, ottavo posto e quinto posto in Serie A, con una sola Supercoppa italiana nel 2025.

Sul mercato il Milan non è rimasto fermo. Anzi. Nelle ultime stagioni ha speso molto. Nel 2022-23 gli acquisti sono stati pari a 108 milioni, senza cessioni. Nel 2023-24 sono arrivati 124 milioni di acquisti e 84 milioni di cessioni. Nel 2024-25 gli acquisti sono stati 123 milioni, con 78 milioni di cessioni. Per il 2025-26 la stima è di 160 milioni in entrata e 100 milioni in uscita.

Il totale degli acquisti nell’era RedBird arriva così a 515 milioni, con una spesa netta attorno ai 250 milioni. Il Milan ha tenuto sotto controllo il monte stipendi dei tesserati, stimato attorno ai 150 milioni, ma ha investito tanto nei cartellini. Il costo sportivo annuo, tra stipendi e ammortamenti, è arrivato a circa 250 milioni. È una quota vicina all’Inter, stimata a 260, e superiore ad Atalanta e Roma, attorno ai 200. Il Como, che ha superato il Milan in classifica all’ultima giornata, viaggia su valori molto più bassi, attorno ai 130 milioni.

Qui nasce la frattura. Il Milan ha speso, ma non ha trasformato quella spesa in rendimento sportivo. Ha mantenuto una struttura contabile ordinata, ma ha mancato l’obiettivo più remunerativo: stare stabilmente in Champions. Le plusvalenze di Tonali e Reijnders hanno aiutato gli ultimi bilanci, ma non hanno risolto il problema del campo.

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Tutti via, si: ma adesso chi ha il potere della firma?

Ora c’è anche un altro passaggio da chiarire, meno visibile ma molto concreto: chi firma? Il Milan deve scegliere il nuovo allenatore, ricostruire l’area tecnica e impostare il mercato. Ma dopo l’azzeramento annunciato, la catena dei poteri non è un dettaglio.

L’avvocato Felice Raimondo, in un approfondimento basato sulla visura camerale del club, ha ricostruito il quadro delle deleghe. Il Consiglio di amministrazione del Milan risulta composto da figure come Paolo Scaroni, Giorgio Furlani, Gerry Cardinale, Stefano Cocirio, Randy Lewis Levine, Riccardo Stefanelli, Robert Jay Klein, David Castelblanco, Alfredo Craca e Massimo Calvelli. Il punto non è solo chi siede nel Cda, ma chi può impegnare formalmente la società.

Cardinale non è un proprietario esterno che si limita a dare indicazioni. Ha poteri formali come consigliere, conferiti con verbale del 6 novembre 2025, e può agire in nome della società su diverse materie: rapporti con enti pubblici e privati, federazioni, autorità, tribunali, dossier stadio, consulenti e avvocati. Può rappresentare il club e dare esecuzione a delibere consiliari.

Ma questi poteri non coprono tutto. Il contratto con un nuovo allenatore, soprattutto se si parla di cifre attorno ai 4 milioni di euro annui, rientra nei poteri dell’amministratore delegato. Nel verbale citato, a Furlani vengono attribuiti poteri a firma singola fino a 30 milioni per operazione, compresi gli accordi per le prestazioni sportive di calciatori, allenatori, tecnici e talent scout.

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Se Furlani non ha ancora firmato le dimissioni da amministratore delegato, o se il Cda non ha ancora revocato formalmente le sue deleghe, resta una figura necessaria per perfezionare certi contratti. In alternativa serve una delibera del Cda. Non è burocrazia astratta. È la condizione per evitare che una scelta sportiva resti sospesa sul piano formale.

Il discorso vale anche per il mercato. Per operazioni tra 30 e 100 milioni, la struttura dei poteri prevedeva meccanismi più articolati, con firma congiunta tra Furlani e Cardinale o tra Furlani e Scaroni. Senza un amministratore delegato operativo, ogni operazione rilevante può richiedere un passaggio collegiale. In piena estate, significa rallentare.

C’è poi Massimo Calvelli. Il suo nome è entrato nel dibattito come possibile figura di raccordo, ma al momento, dalla struttura descritta, non emergono deleghe operative tali da renderlo automaticamente il soggetto in grado di firmare contratti sportivi pesanti. Può diventarlo solo se il Cda gli assegna poteri specifici.

Il Milan deve quindi muoversi su due tavoli. Il primo è sportivo: nuovo allenatore, nuova area tecnica, mercato, rosa da sistemare. Il secondo è societario: deleghe, firme, poteri, delibere. Dopo una stagione così, la ripartenza passa anche da qui.

Per RedBird il problema non è solo cambiare nomi. È dimostrare che una gestione sostenibile può produrre anche una squadra competitiva.

Finora i conti hanno retto meglio del campo. Ma nel calcio, è il campo spesso a presentare il conto.

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