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Playoff mondiali: Mancini tra il timore di CR7 e la... maledizione di Bearzot
Roberto Mancini celebrato da Bruno Vespa durante "Porta a Porta": è già finito il suo momento di gloria?

Quali saranno le avversarie dell’Italia ai playoff?

L’Italia di Mancini conoscerà le proprie avversarie per gli spareggi venerdì 26 novembre, a seguito del sorteggio che comincerà alle ore 17.00. Le 12 squadre partecipanti saranno divise in 3 gironi da 4, con 6 teste di serie e 6 non teste di serie. Gli Azzurri sono teste di serie insieme al Portogallo di Cristiano Ronaldo (l’avversario più temuto), Russia, Scozia, Galles e la Svezia che suscita ricordi negativi soprattutto ai più scaramantici: furono proprio gli scandinavi ad eliminare gli Azzurri nelle qualificazioni ai mondiali del 2018.
Tra le non teste di serie ci sono, invece, Turchia, Polonia, Ucraina, Macedonia, Austria e Repubblica Ceca.
Ogni girone prevede due teste di serie e due non teste di serie, e ci saranno due partite: semifinale e finale, entrambe secche, non è prevista la formula andata e ritorno.
Una testa di serie affronterà in semifinale una non testa di serie, e affronterà in finale la vincente dell’altro match del girone. Passerà una sola squadra per girone e quindi il c.t. Roberto Mancini si gioca davvero tutto.

Dal sogno all’incubo: il crudele destino del c.t.

Lo scorso giugno, quando la nazionale di calcio ha presentato le divise formali disegnate da Giorgio Armani, gli appassionati più maturi hanno fatto un sobbalzo sulla sedia. Re Giorgio ha optato per una giacca azzurro-bianco con collo alla coreana, in cotone leggero seersucker con effetto stropicciato, e pantaloni morbidi neri, con un esplicito omaggio a quelle indossate da Enzo Bearzot e dal suo staff nella spedizione vincente ai mondiali di Spagna 1982. 

Quel parallelo col mitico “Vecio”

Allora nessuno sapeva che anche l’avventura degli Azzurri di Mancini sarebbe culminata con un trionfo storico, mentre dopo il successo sull’Inghilterra il parallelo tra il Mancio e il compianto Bearzot è davvero venuto naturale, per l’importanza di impresa che sono andate ben oltre il perimetro sportivo. Chissà che effetto ha fatto a Mancini sentirsi paragonare al suo vecchio maestro, dal quale peraltro ricevette una lezione piuttosto importante. 

Lo strappo di New York

Giocatore di enorme talento, l’ex attaccante dalla Sampdoria ha avuto proprio nella scarsa fortuna in nazionale l’unica vera macchia della propria carriera. A Italia ’90 era solo la sesta scelta di Azeglio Vicini, scavalcato non solo dal gemello Luca Vialli e da Andrea Carnevale, ma poi anche da Totò Schillaci, Roby Baggio e Aldo Serena. Prima ancora, la sua affermazione venne stroncata da una leggerezza commessa durante la tournèe della squadra campione del mondo in carica a New York, nel 1984. Mancini, allora solo 19enne, venne convocato da Bearzot per ringiovanire la rosa dei mundiales, ma pensò bene di scappare dal ritiro per una capatina notturna al mitico Studio 54. Rientrato in albergo alle 6.00 del mattino, il giovane talento venne affrontato dal c.t., che gli diede del “somaro” e in pratica gli mette una croce sopra. Una reazione molto severa, ma che poi Mancini ha perfettamente interiorizzato: “Con un mio giocatore mi comporterei esattamente allo stesso modo”. 

Sulle orme del maestro

Pur brillando con l’Under 21 di Vicini e seguendone il percorso nella nazionale maggiore, Mancini non è mai riuscito a ritrovare la retta via e a brillare in maglia azzurra come invece ha fatto con quella blucherchiata della Samp e quella biancoceleste della Lazio. Anche per questo, la sua storica impresa a Euro 2021 gli ha consentito di chiudere il cerchio, sia nell’abbraccio con il fratello di sangue Vialli (anche nel ricordo della finale di Champions ’92, persa contro il Barcellona a Wembley), sia seguendo nelle orme del suo vecchio allenatore. Ma ora quel parallelo rischia di giocargli contro. 

Il ciclo è già finito?

Dopo il trionfo in Spagna, la nazionale di Bearzot non riuscì a qualificarsi per gli Europei di Francia 1984, finendo addirittura penultima nel girone di qualificazione. Anche per quel motivo il c.t. aveva provato a rinverdire la squadra con l’inserimento di Mancini e altri giovani talenti, ma al successivo mondiale di Messico 1986 il gruppo si presentò stanco fisicamente e mentalmente, chiudendo il proprio ciclo in maniera non propriamente brillante. Dopo il trionfo di Euro 2021, il record mondiale di 37 risultati utili consecutivi e il terzo posto in Nations League, anche il ciclo della squadra di Mancini è giunto al termine? Questo è il dubbio che pende sulla testa dei campioni d’Europa, costretti a giocarsi l’accesso ai mondiali 2022 in playoff senza appello: tra un’altra impresa storica e una clamorosa delusione, dopo il flop di Gianpiero Ventura nel 2018, il confine è davvero labilissimo.

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