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Rossi, la bara portata dai compagni. Cabrini commosso: "Stammi vicino"

"Paolo, Paolo, Paolo", così i suoi tifosi hanno accolto L'arrivo del feretro di Paolo Rossi, portato a spalla dai suoi ex compagni della nazionale vincitrice dei Mondiali dell'82 in Spagna (Marco Tardelli, Giancarlo Antognoni, Antonio Cabrini e Fulvio Collovati), entrato nel duomo di Vicenza dove si svolgono i funerali. Sulla bara le corone di fiori della FIGC, del Vicenza. Sono circa 300 le persone all'interno del Duomo di Vicenza, nel rispetto delle norme anti Covid.

Fra gli altri il sindaco di Vicenza Francesco Rucco e Roberto Baggio, altro grande campione vicentino. Ai funerali è presente, tra gli altri, anche il presidente della Figc, Gravina, che ha deposto una maglia azzurra della nazionale italiana con il numero 20 sul feretro. Dopo la funzione, la salma sarà cremata per poi essere riportata a Bucine, in provincia di Arezzo, dove in Val d'Ambra riposerà vicino alla moglie e alle figlie.

Prima del funerale Paolo Maldini ha voluto ricordare il campione scomparso: "La morte di Paolo mi ha colpito perché non sapevo della sua malattia e quindi è stato un fulmine a ciel sereno. Lui ha rappresentato il calcio italiano, non ha uguali in assoluto". "Paolo Rossi era solo lui e io ho avuto la fortuna di giocarci insieme al Milan, lui a fine carriera e io giovanissimo" ha aggiunto Maldini.

Presente anche Giuseppe Galderisi, compagno di Pablito in nazionale e alla Juventus. "Di Paolo - dice - ricordo la sua figurina di quando io ero poco più che bambino, poi ho avuto la fortuna di giocare assieme a lui. I suoi insegnamenti sono stati fondamentali nella mia carriera, lui è sempre stato un punto di riferimento in campo ma soprattutto fuori. Mi mancherà tanto e sono sicuro mancherà a tutto il mondo del calcio".

"Paolo era il più grande di tutti, oltre che il più forte attaccante di tutti i tempi", lo ha ricordato invece Alessandro Altobelli, all'esterno della cattedrale di Vicenza, prima dell'inizio dei funerali. "Di quel gruppo era un simbolo non solo in campo ma anche fuori e anche una volta lasciato il calcio - ha aggiunto l'ex campione - Eravamo entrambi attaccanti, ma lui era molto più forte di me. Ho sempre cercato di copiare quello che faceva, ma le sue erano qualità naturali e imitarlo impossibile. Era sempre al posto giusto nel momento giusto, arrivava sempre prima. A chi vuole giocare a calcio consiglio di vedere chi era Paolo Rossi, la sua grande professionalità".

"Non riesco ancora a crederci. Fino ad un mese e mezzo fa lo sentivo spesso in chat, poi ha iniziato a non rispondere ed ho capito che c'era qualcosa che non andava. Se ne è andato con dignità, voleva essere il Paolo Rossi che ho sempre visto, sempre sorridente. Noi siamo andati al Mondiale come l'armata brancaleone, Paolo arrivò dopo due anni di inattività. Era deriso da tutti, il suo riscatto e la sua rivincita hanno coinciso con la nostra rivincita. Io se sono campione del mondo lo devo a lui". Queste le parole di un commosso Fulvio Collovati ai cronisti davanti al Duomo di Vicenza. "Quando è arrivato il messaggio del moglie Federica che ci chiedeva di non dimenticarlo mi si è spezzato il cuore -prosegue l'ex difensore di Inter e Nazionale-. Era un amico, un fratello. Un ragazzo solare, di una semplicità disarmante. Ho subito tranquillizzato Federica, come si fa dimenticare Paolo?".

"Ho perso nono solo un amico, ma un fratello. Quante emozioni abbiamo condiviso. Hanno stravolto la nostra vita. Siamo stati parte di un gruppo, di 'quel gruppo'". Antonio Cabrini commosso ha salutato Paolo Rossi, suo ex compagno di nazionale e nella Juventus, durante il funerale. "Pensavo che avremmo camminato insieme ancora a lungo. Già mi manchi, mi mancano i tuoi scherzi, le tue parole di conforto, le nostre liti ed il tuo sorriso - ha proseguito - Sono quelli come te che rendono bella l'amicizia. Non ti lascerò andare. Sarai sempre dentro di me, ti prometto di stare vicino a Federica ed ai tuoi figli, ma tu resta vicino a me".

"Di quel gruppo vincente Paolo era un simbolo, non solo per quanto e' riuscito a fare in campo ma anche fuori. Le sue piu' grandi doti sono state l'umanita' e la disponibilita' verso tutti, ma anche la capacita' di sorridere", ha raccontanto invece Beppe Bergomi. "Con lui ho condiviso l'esperienza da commentatori tv nel mondiale 2006 - ha aggiunto Bergomi, la mascotte dei ragazzi dell'82 campioni del mondo - anche qui era un esempio per la moderazione nei commenti". 

"Paolo Rossi è stato per me un amico vero, sincero, leale e riusciva a ironizzare su se stesso come tutti i toscani. Voglio ricordare la felicità nei suoi occhi quando è ridiventato di nuovo papà a una certa età. Il mio pensiero va alla moglie Federica e alle bambine. Noi amici dobbiamo mandargli il messaggio che ci siamo e ci saremo sempre", ha affermato invece il tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli, alla vigilia della trasferta a Bergamo, dove i viola affronteranno l'Atalanta. Ieri Prandelli è andato a Vicenza per salutare un'ultima volta il suo vecchio compagno di squadra nella Juventus. 

Stamane in un'intervista al Corriere dello Sport, l'ex presidente del Coni Franco Carraro racconta gli eventi del 1982 che portarono l'Italia alla vittoria del Mundial in Spagna: "Allora gli introiti del Coni provenivano in massima parte dal Totocalcio e da spettatore piu' che interessato non mi persi una sola partita del Mondiale. Facevo avanti e indietro dall'Italia, mi trattenni in Spagna soltanto tra la semifinale e la finale. Non ero semplicemente il presidente del Coni perche' tra il '76 e il '78 ero stato a capo della Federcalcio e proprio in quel periodo furono poste le basi del trionfo del Bernabeu".

Sì perchè nel '77 Fulvio Bernardini gli suggeri' di dare la Nazionale a Bearzot, l'uomo che costrui' una grande Italia puntando ciecamente su Pablito. Carraro ricorda quel Mondiale dell'82, vissuto all'inizio "con una certa inquietudine, pesantissima l'atmosfera che si creo' dopo le prime uscite. Quella Nazionale era figlia di nessuno. La stampa era molto critica, c'erano sempre 15-20 cronisti a seguire gli allenamenti della Nazionale, la stessa cosa succedeva anche nei club, e ogni parola pronunciata dai giocatori o dall'allenatore veniva sviscerata, interpretata, un giudizio amplificato, spesso esasperato. Scattava immancabilmente il montaggio". 

L'omelia: ti allenerai nella Coverciano dei cieli. "Paolo ha vissuto la malattia con il garbo e la discrezione di sempre. La sua grandezza e' stata di essere un fuoriclasse, ma mai un personaggio. Ora ti allenarsi nella Coverciano del cielo". Cosi' il sacerdote nell'omelia durante il funerale di Paolo Rossi. "Proviamo a raccontare Paolo come cristiano - ha proseguito - In una recente intervista diceva 'appartengo ad una generazione per la quale i valori cristiani erano importanti. E' stato chierichetto. Ha iniziato a giocare nella squadra messa su del prete della parrocchia. Una settimana in seminario gli e' bastata a fargli capire che quella non era la sua strada. Non sono un bigotto e credo fermamente che siamo di passaggio su questa terra, per preparare una vita futura. La sua fede era fatta di quotidianita', di gentilezza, rispetto, semplicita' ed umilta'". "Dopo la vittoria del mondiale in Spagna gli chiesero qual'era stato il momento piu' bello. 'La finale della finale' - rispose - 'Durante il giro del campo con la coppa in mano mi vengo i crampi - raccontava -. Mi siedo su un cartellone pubblicitario e vedo sugli spalti la gente che si abbraccia. Questo fu il momento piu' bello, vedere la gioia che avevamo dato agli italiani'. "Astuto come un serpente in campo ma in tutta la sua vita semplice come una colomba, cosi' era Paolo" ha concluso.

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