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Salernitana: solo tre giorni per salvarsi, si spera in un fondo straniero

Vendita entro il 31/12 o esclusione dalla Serie A

La Salernitana corre contro il tempo: se non troverà un acquirente entro il 31 dicembre, verrà esclusa dalla Serie A. Come se non bastassero gli ostacoli del Covid-19, che hanno ostacolato anche la corsa della squadra amaranto, la governance del club è in netto contrasto con le norme federali e serve un cambio di rotta entro l’anno. Con la promozione della scorsa estate nella massima serie del calcio italiano, la Salernitana è entrata in conflitto di interessi con la Lazio, in quanto entrambe le società fanno capo a Claudio Lotito. Come stabilito dalle regole della Figc, le quote del club sono state affidate a due trust, Melior Trust e Widar Trust, ai quali è stato affidato il mandato di gestire la situazione fino a fine anno solare, traghettando la squadra campana verso una nuova proprietà.

Possibili acquirenti e rischio di cancellazione

Le voci su soggetti interessati continuano a rincorrersi. Si parla molto della cordata messa insieme da Domenico Cerruti e Simone Ferrara, mentre più defilata c’è Console&Partners e invece la società svizzera Implenia (inizialmente data per favorita) ha fatto sapere di non nutrire interesse nell’operazione. I tempi però sono ormai strettissimi e, esclusa in maniera categorica alcuna proroga, è già noto come cambierebbe la classifica in caso di estromissione in corsa della Salernitana: la classifica verrebbe modificata togliendo i punti che ciascuna squadra ha ottenuto contro Franck Ribery e compagni, il torneo proseguirebbe con 19 squadre anziché 20 (una dovrebbe riposare a ogni turno) e le retrocesse sarebbero solo due, invece delle tre inizialmente previste. 

Gli investitori stranieri innamorati del calcio italiano

C’è chi spera che la Salernitana (e la credibilità del campionato) possano essere salvate in corner all’ultimo minuto, magari con l’ingresso dell’ennesimo investitore straniero nel calcio italiano. Incoraggiati da una situazione economica che rende i club nostrani di primo livello molto più a buon mercato di quelli inglesi, sono già otto i tycoon internazionali che hanno acquistato uno dei 20 club di Serie A. C’è molto fermento anche nelle serie inferiori, come dimostra il recente acquisto del 60% del Cesena da parte della Jrl Investment Partners LLC, degli americani John Aiello e Robert Lewis. Tra i club passati in mano straniera ci sono anche i più storici e blasonati del nostro calcio, tra cui il Milan (del fondo americano Elliott), l’Inter (dei cinesi del Suning Holdings Group) e il Genoa (del fondo USA 777 Partners), che comunque vanta nove scudetti in bacheca e il titolo di club più antico del nostro calcio. Si parla americano anche in casa Roma (Dan Friedkin), Bologna (Joey Saputo), Spezia (Robert Piatek), Venezia (Duncan Niederauer) e Fiorentina (Rocco Commisso, seppur con uno splendido accento calabrese). Chissà che anche a Salerno, città dalle profonde radici etrusche non riesca il colpo dell’ultima ora, ammaliando con le sue bellezze un Paperone d’oltreconfine, magari deciso a farsi un nome nel nostro Paese con uno strumento logoro, ma sempre efficacissimo: il pallone.

 

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