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Superlega: Infantino sapeva? Il dossier che getta sospetti sul numero 1 Fifa

A parole ha condannato il progetto dei 12 club, allineandosi con il “nemico” Ceferin, ma un documento riservato dipingerebbe uno scenario molto diverso…

Superlega: Infantino sapeva? Il dossier che getta sospetti sul numero 1 Fifa
Gianni Infantino Andrea Agnelli John Elkann Superlega

Infantino ha segretamente appoggiato la nascita della Superlega?

L’incredibile vicenda della Superlega assomiglia ogni giorno di più ad un’avvincente spy-story, nella quale la lotta per il potere passa per colpi bassi, giuramenti traditi e amicizie infrante sull’altare dell’interesse economico. In particolare, sono tesissimi i rapporti tra Alexander Ceferin, Presidente della Uefa, e Andrea Agnelli, Presidente della Juventus, che pure aveva scelto l’avvocato sloveno come padrino della sua ultima figlia. 

In questo scenario è finora rimasto sullo sfondo l’uomo più potente del calcio mondiale: Gianni Infantino (all’anagrafe Giovanni Vincenzo Infantino), Presidente della Fifa. Il manager svizzero, di origine italiana, è però stato chiamato in causa da “Le Monde”, che ha pubblicato una ricostruzione molto curiosa sul progetto della Superlega. Il noto giornale francese ha messo le mani su un dossier breve ma eloquente: 10 pagine di appunti operativi che dall’inizio di gennaio circolavano tra gli addetti ai lavori, nel quale si delineano le premesse dello “strappo” dei 12 club, insieme ad un piano di revisione del mondiale per club. L’ipotesi del nuovo format parlava di un allargamento a ben 32 squadre, con una lista di squadre qualificate che, spiega il documento, “viene preparata insieme a W01”

Che cosa significa questa sigla? Forse “World 1”, il numero uno al mondo? Secondo Javier Tebas, presidente della Lega spagnola, il nome in codice corrisponderebbe proprio a Infantino, che però nelle sue dichiarazioni ufficiali è stato nettamente contrario alla Superlega: “Come Fifa, possiamo soltanto disapprovarla: è un negozio chiuso, una fuga dalle attuali istituzioni, dalle leghe e dalle associazioni. È fuori dal sistema. Non c’è alcun dubbio sulla disapprovazione della Fifa”. 

La Fifa si fonda infatti su un sistema “a piramide”, che prevede la possibilità per qualunque squadra di salire (ma anche di scendere) di livello. E la Fifa non è certo un’organizzazione da poco: sono molti di più i Paesi che vi aderiscono con le loro federcalcio nazionali (221) di quelli che invece fanno parte dell’ONU (193). 

Per ben 17 anni il governo del calcio mondiale è stato saldamente nelle mani di Joseph Blatter, costretto a dimettersi dopo solo quattro giorni dalla sua ultima rielezione, in seguito a uno scandalo di corruzione che ha coinvolto anche Michel Platini. Molto amico dell’ex juventino, Infantino lo aveva sostenuto nella salita alla presidenza della Uefa contro Lennart Johansson, che peraltro era stato il suo mentore. E, mentre Platini era fuori dai giochi per le già citati vicissitudini, Infantino ha preso il posto di Blatter dopo aver battuto al secondo scrutinio il suo rivale più accreditato: il sultano Salman Bin Ebrahim Al-Khalifa. L’avvocato svizzero è nato 51 anni fa a Brig, nel Canton Vallese, a due passi da Visp, il paese natale di Blatter, da genitori emigrati dalla Calabria. 

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Infantino ha segretamente appoggiato la nascita della Superlega?

Tifoso dell’Inter, parla tedesco, italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. Sposato con la libanese  Leena Al Ashqar e padre di quattro figlie, è laureato in Giurisprudenza e, come Ceferin, si è spesso occupato di diritto sportivo, svolgendo la funzione di consulente per diverse leghe calcistiche europee. Nel 2000 è entrato nella Uefa come direttore della divisione Affari Legali e Licenze per club e dal 2009 ha assunto la carica di segretario generale, ruolo nel quale è diventato popolare come “uomo dei sorteggi”, in occasione degli abbinamenti per le competizioni europee. 

In maniera più discreta, ma altrettanto efficace, ha lavorato allo sviluppo del marketing del calcio europeo, guadagnandosi la stima di molti nomi celebri che poi lo avrebbero sostenuto nella sua corsa alla presidenza della Fifa: da Buffon a Figo, da Mourinho a Ferguson. Inserito da “Forbes” tra i 100 uomini più potenti del mondo, ha basato la sua campagna elettorale sul rinnovamento e la trasparenza di una struttura sconvolta dagli scandali. 

E in effetti una ventata di novità con la sua presidenza è arrivata, ma soprattutto con lo sviluppo del calcio femminile: un cambiamento peraltro forse più figlio dei tempi che di vere e proprie politiche industriali, che comunque non sono mancate. Non sono mai stati eccezionali i suoi rapporti con Ceferin: ma è possibile ipotizzare che sia arrivato fino al punto di avallare il progetto della Superlega, per poi negare tutto alla mala parata e minacciare gli scissionisti con un eloquente “la pagherete cara”? Sembra davvero la trama di un romanzo di John Le Carrè.