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Vialli, Miha e gli altri: il calcio è malato? I sospetti, da Zeman a Lotito
Vialli e Mihajilovic (La Presse) 

L'inchiesta di Guariniello e il processo alla Juventus

Per sostanziare la sua tesi, Guarniello commissionò a due epidemiologi dell’Istituto Superiore di Sanità una ricerca sulle cause di morte di migliaia di ex calciatori e ciclisti. I risultati furono impressionanti: i decessi per leucemia linfoide erano 35 volte più numerosi che nel resto della popolazione italiana e quelle per tumore epatico di otto volte. Analogo riscontro per le morti su Sla, un dato confermato anche dal successivo studio condotto dall’Istituto Mario Negri: “I giocatori sono più colpiti dalla Sclerosi laterale amiotrofica rispetto al resto della popolazione, ma non sappiamo il perché. Sono probabili una serie di concause, ma non vi è alcuna associazione tra le squadre in cui i calciatori hanno militato e l’insorgenza". Tra le possibili “concause” l’Università di Roma Tor Vergata ha messo in luce l’uso massiccio di integratori alimentari: i loro aminoacidi ramificati possono causare alterazioni delle cellule nervose rendendole simili a quelle osservate nelle persone malate di Sla (detta anche malattia di Lou Gehrig dal nome del campione di baseball che fu una delle sue prime vittime celebri).

 

 

 

Ventidue anni dopo, non abbiamo ancora certezze, ne' sul piano scientifico, ne' su quello giudiziario. Il processo nei confronti della Juventus si è chiuso nel 2007 con l'assoluzione in Cassazione dell'ex ad Giraudo e del medico sociale Agricola per l'accusa di doping, relativa specificatamente alla somministrazione di eritropoietina. E' stata confermata la decisione della Corte D'Appello, che però aveva assolto gli imputati anche dall'accusa di abuso di farmaci, sostenendo che all'epoca dei fatti l'ordinamento non prevedesse una sanzione in merito. Su questo capo di imputazione la Cassazione ha invece annullato la sentenza, ma un nuovo processo è stato impossibile, in quanto nel frattempo il presunto reato era caduto in prescrizione. “Ho piena fiducia negli organi giudiziari e desidero solo esprimere la mia stima al Dr. Riccardo Agricola, che conosco come professionista serio e responsabile”, aveva scritto due anni prima Vialli nella già citata lettera alla Gazzetta.

I casi celebri di calciatori colpiti da malattie "sospette"

Pur privi di certezze sulle motivazioni, osserviamo come l'elenco dei calciatori che vengono colpiti da queste patologie continui ad allungarsi. La lista parte da molto lontano e contiene anche nomi molto famosi come Ferruccio Mazzola, figlio di Valentino e fratello di Sandro. Ex giocatore di Inter, Fiorentina e Lazio, nel 2004 pubblicò il libro di memorie “Il terzo incomodo”, nel quale denunciava l'uso dilagante di doping già negli anni '60 e '70, accusando in particolare Helenio Herrera. Secondo lui, andavano addebitate proprio alle sostanze chimiche le morti di diversi campioni come Armando Picchi, Carlo Tagnin, Ferdinando Miniussi, Giuseppe Longoni, Enea Masiero, Bruno Beatrice, Ugo Ferrante e Nello Saltutti, nonché le malattie di Domenico Caso, Massimo Mattolini e Giancarlo De Sisti. Il fratello Sandro, bandiera dell'Inter, inizialmente ruppe i rapporti col fratello, salvo poi cambiare idea dopo la sua morte: “Mio fratello aveva ragione, le cose sono vere  - disse al Corriere dello Sport - e negli ultimi tempi io e lui ci siamo ritrovati dopo alcune incomprensioni. Io ad un certo punto cominciai ad avere, in campo, dei fortissimi giramenti di testa. Andai dal medico che mi fece fare tutte le analisi e mi disse che dovevo fermarmi, che avevo problemi grossi. Aggiunse che dovevo stare fuori almeno sei mesi. Ma questo Herrera non lo voleva. Da dove nascevano quei valori sballati? Non lo so. Ma so che, prima della partita, ci davano sempre un caffè. Non so cosa ci fosse dentro”.

Un altro caso celebre fu quello di Bruno Beatrice, ex Inter e Fiorentina, che si ammalò di leucemia linfoblastica acuta (in una forma diversa da quella di Mihajilovic) nel 1985, un anno dopo il suo ritiro. Secondo la sua vedova, a causare la malattia sarebbe stato un trattamento a base di raggi Roentgen per curare una pubalgia cronica. La Procura di Firenze quindi ipotizzò il reato di omicidio preterintenzionale, ma anche in quel caso finì con la prescrizione. Senza voler distinguere tra malati più o meno celebri, dagli anni '60 ad oggi ci sono stati una cinquantina di casi di decessi per Sla tra ex calciatori. Inoltre, abbiamo perso ragazzi nel fiore degli anni come Andrea Fortunato (leucemia) oppure Davide Astori e Piermario Morosini (arresto cardiaco). 

Il dossier si è allungato fino ai nostri giorni. Lo scorso settembre ha suscitato molto scalpore il fatto che ben quattro giocatori del campionato tedesco risultassero affetti da cancro ai testicoli, contemporaneamente: Jean-Paul Boetius e Marco Richter (Hertha Berlino), Sebastien Haller (Borussia Dortmund) e Timo Baumgartl (Union Berlino), tutti sotto i 30 anni. 

Ha avuto lo stesso tipo di tumore Francesco Acerbi (Inter) che però lo ha pienamente sconfitto, come negli scorsi anni è capitato anche a Eric Abidal (Barcellona), Arjen Robben (ai tempi del Chelsea) e Marco Mancosu (quando giocava nel Lecce). Insomma, non ci sono confini alla diffusione di queste malattie, sulle quali però resta una spessa coltre di nebbia. Eppure si pensa ad altro: nel dubbio che i colpi di testa possano alla lunga causare danni celebrali, la federazione scozzese li ha vietati nelle scuole calcio, fino ai 12 anni. Prevenzione anche questa, per carità, ma il vero problema sembra davvero risiedere altrove.

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