La cybersecurity, l’incertezza economica, l’instabilità geopolitica e le pressioni regolamentari guidano le preoccupazioni dei CEO per la crescita delle imprese nei prossimi tre anni. Nonostante un contesto globale sempre più complesso, l’84% dei CEO è fiducioso nelle prospettive della propria azienda, rispetto al 79% del 2025, mentre la fiducia nell’economia globale scende dal 68% al 65%, il dato più
basso dal 2021. È quanto emerge dalla dodicesima edizione della ‘KPMG Global CEO Outlook 2026’, la ricerca condotta su 1.400 leader aziendali a livello globale sui temi più rilevanti per le imprese.

Lo studio sottolinea che il 31% degli amministratori delegati considera la cybersecurity e la sicurezza dei dati come il principale rischio per la crescita nei prossimi tre anni, seguito dall’incertezza economica globale (28%), dall’instabilità geopolitica e dalle pressioni regolamentari (entrambe al 26%). Di conseguenza i CEO globali intendono investire nelle aree che garantiscono la resilienza e la continuità operativa per mitigare i rischi. Quasi la metà degli intervistati (45%) prevede di aumentare gli investimenti in cybersecurity e resilienza ai rischi digitali nei prossimi tre anni. In crescita anche le risorse destinate alle attività di compliance normativa e reporting per far fronte alle pressioni regolamentari (36%).
Ancora sul fronte degli investimenti, la grande maggioranza dei CEO (79%) concorda sul fatto che l’AI continuerà a essere una delle principali priorità nei prossimi tre anni (+8 punti percentuali rispetto al 2025). I CEO si mostrano tuttavia anche consapevoli delle implicazioni etiche strettamente connesse all’adozione dell’AI, indicate dal 57% degli intervistati come un aspetto rilevante da affrontare. Nonostante queste criticità, il 66% dei CEO ritiene che la propria organizzazione stia procedendo al ritmo corretto o addirittura più velocemente della concorrenza nell’adozione dell’AI. Il 29% si definisce cautamente ottimista e in una fase di apprendimento continuo, mentre soltanto il 5% dichiara di avere difficoltà a tenere il passo.
Il tema del capitale umano rimane centrale. La ricerca evidenzia che il divario di competenze è la preoccupazione principale per il 56% degli intervistati. Diventa quindi sempre più necessario aggiornare e formare il personale (52%), oltre a migliorare la capacità di attrarre e trattenere i talenti (47%). La resistenza dei dipendenti è il meno citato tra gli ostacoli all’adozione dell’AI: solo il 26% la considera una sfida rilevante.
Evoluzione delle competenze dei CEO
Per il secondo anno consecutivo, la maggiore agilità e la capacità di prendere decisioni rapide sotto pressione rappresentano le competenze di leadership ritenute più importanti, indicate dal 47% dei CEO (+21 punti percentuali rispetto all’anno precedente), insieme alla capacità di previsione strategica e pianificazione per scenari (44% vs 22% del 2025). Analogamente, il saper identificare, prioritizzare e gestire i rischi passa dal 23% al 39%, mentre possedere una buona cultura digitale e tecnologica viene ritenuto essenziale
dal 36%.

I principali risultati del campione italiano
I risultati italiani della ‘KPMG Global CEO Outlook 2026’ delineano un tessuto imprenditoriale che guarda ai prossimi anni con fiducia, ma anche con un marcato senso di pragmatismo. Nel campione italiano, il 70% mantiene invariata la propensione al rischio e il 64% prevede una crescita degli utili pari o superiore al 2,5% all’anno nei prossimi tre anni, in netto aumento rispetto al 56% registrato nel 2025. Il 74% dei CEO indica l’AI tra le priorità di investimento e, soprattutto, il 78% ritiene di essere nelle condizioni di tenere il passo con la sua adozione. Agli investimenti nell’AI si affiancano le prospettive di rafforzamento del capitale umano: il 96% dei CEO italiani prevede di aumentare gli organici nei prossimi tre anni e l’88% sta assumendo talenti con competenze tecnologiche e nell’AI. Sul fronte della sostenibilità, il 34% dei CEO italiani concentra l’attenzione sulle tematiche ESG più rilevanti per il business, rispetto al 21% globale. Il 58% si dichiara fiducioso di raggiungere i propri obiettivi di Net Zero entro il 2030.

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