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Vannacci saluta la Lega e traccia il suo "Futuro", ecco perché la sua uscita potrebbe essere un bene per Salvini e il Centrodestra
L’eliminazione degli eccessi estremisti, è il primo passo verso la strada della costruzione di quel grande partito conservatore che l’Italia non ha mai avuto e che rimane il suo grande obiettivo

Roberto Vannacci
L'uscita di Vannacci dalla Lega e gli effetti sul Cdx. Analisi
Il primo ad usare parole al miele, dopo la “clamorosa” uscita dalla partita dell’ex generale Roberto Vannacci, per il segretario leghista è stato Luca Zaia, da sempre assai dubbioso (per usare un eufemismo) sulla scelta di imbarcare l’autore di il Mondo al contrario nel partito, “Capisco Matteo, ci ha creduto e si è fidato. Salvini ha dimostrato di essere inclusivo e corretto, nell’ottica della perfetta ospitalità, per cui l’obiettivo è il far sentire l’ospite come un principe ma questa correttezza non è stata ripagata”, ha detto l'ex governatore veneto, per poi aggiungere, con un pizzico di fiele che pare rivolto non solo a Vannacci ma anche al segretario: "È innegabile che a Roberto Vannacci abbiamo spalancato le porte del partito come mai era accaduto con nessuno”.
Ma sono in tanti anche al Consiglio federale, a cui l’ex vicesegretario avrebbe dovuto partecipare, ad avere un atteggiamento comprensivo vero quello che appare come un vero e proprio tradimento soprattutto verso il segretario, ancor prima che verso il movimento. Tra i primi ad arrivare al Consiglio il fidatissimo Andrea Crippa, uno di quelli che ha dovuto rinunciare al suo incarico da vicesegretario, proprio per far posto al generale.
Lui che sulla fedeltà alla Lega e al segretario, ne fa da sempre una cifra politica, ha accettato in religioso silenzio la decisione del capo e a testa bassa ha continuato a fare il suo lavoro. E ieri è stato uno dei primi a cercare di incoraggiare e “consolare” il segretario. Anche se chi ha assistito al consiglio descrive un Salvini apparso tonico e propositivo, segno tangibile che, dietro alle affermazioni di amarezza, si nascondeva in realtà un certo sollievo, dato dalla consapevolezza di essersi tolto, senza troppi patemi, quella che stava diventando una patata bollente da gestire in una Lega certo non più granitica come tre anni fa. Armando Siri, altro fedelissimo del segretario, capo dei dipartimenti della Lega, in un’intervista a La Repubblica ha confidato: «Molti militanti si sentono traditi da chi è stato votato per rappresentarli e che decide di lasciare il partito per un’avventura probabilmente più egotica che politica. Ma questo abbandono ci offra l’opportunità di riavvicinare tante migliaia di elettori che proprio per dissonanza con i toni e la grammatica utilizzata avevano deciso di allontanarsi.”
Ecco l’analisi che viene condivisa da molti (la maggior parte) dei moderati della Lega, che vedevano come fumo negli occhi, le “sparate” di destra del generalissimo. Ed è per questo che molti, anche ieri, non erano affatto concordi con la tesi, secondo la quale porterebbe via voti leghisti. “Ma siete proprio sicuri che perderemo voti adesso? Vannacci ha preso 500.000 voti grazie soprattutto al fatto che si presentava con noi, e poi ha di certo meno seguito rispetto allo scorso anno. Bisognerà vedere sul campo quanti sono i suoi e soprattutto da quale bacino li prenderà eventualmente” dice un leghista della prima ora.
D’altra parte fa notizia anche che uno dei primi a dichiararsi felice di questa nuova formazione politica che nasce è un noto esponente della destra estrema, come Jonghi Lavarone, il barone nero, “Finalmente con Vannacci tornano i valori, le idee, le scelte, la coerenza, la chiarezza, il coraggio degli uomini liberi, senza ipocrisie, senza politicamente corretto, senza complessi di colpa e di inferiorità”, le sue parole: “La mediocre casta della partitocrazia inizia a tremare perché si sta creando una forza politica determinante per il centrodestra e per i futuri governi italiano ed europeo”.
Perché quello è il bacino a cui attingere, la destra estrema, che fatica a trovare riferimenti politici in Fratelli d’Italia e che potrebbe vedere in Vannacci un nuovo leader che da sempre manca. Ma non è detto che questo possa essere un male per il centro destra, anzi molti dentro Fratelli d’Italia e la Lega pensano che il generale fuori dal centro destra potrebbe essere più un problema per la sinistra che per loro. Toglie alibi ed argomenti, al di là di quello che dice e pensa Matteo Renzi. Insomma difficile capire come e dove il uovo partito riuscirà a posizionarsi nello schieramento politico italiano. Alcuni sondaggi lo danno tra l1 e il 2%, altri arrivano ad un forse troppo generoso 4%.
a la questione è anche capire se l’uscita di chi ormai aveva assunto posizioni su Ucraina, riarmo ed Europa, difficilmente conciliabili con la storia della Lega, non potrebbe, come qualcuno crede, riavvicinare al partito molti elettori moderati, che proprio per questo si erano allontanati magari per migrare in Fdi o Forza Italia.
E c’è anche qualcuno che comincia a fare ricostruzioni più o meno fantasiose, come quella di Gino Moncalvo, storica voce della Lega della prima ora e già direttore della Padania, che scomoda i soliti complotti di Mosca, dietro alla mossa di Vannacci “Penso che fondare un partito sia un gesto improbo. Una strada piena di ostacoli. Quello che non capisco è se agisca per conto di qualcuno, per esempio dei putiniani in Italia, che magari gli derivano dal suo antico lavoro all'ambasciata italiana a Mosca”. D’altra parte, fa notare qualcuno molto vicino al segretario, la macchina da guerra informativa di Angelucci, il deputato assenteista ma che ha un peso enorme sul partito, secondo i bene informati, avevano da tempo mollato il generale, preconizzando e preparando in qualche modo la sua uscita dal partito.
Insomma nel partito si stava solo preparando la giusta exit strategy e Vannacci che certo tra le sue doti sembra non avere quella di tattico e diplomatico, ha servito la cosa su un piatto d’argento a Salvini. Si tratta ora di gestire il colpo, senza che nuoccia troppo al partito, ma soprattutto alla coalizione in vista delle elezioni del 2027. Giorgia Meloni, che i suoi definiscono assolutamente serena sul punto, per ora preferisce che la cosa venga gestita direttamente dalla Lega, e assiste silente, consapevole che un estremista di destra fuori dalla coalizione in questo momento così delicato può essere, se sfruttato bene, un valore aggiunto. L’eliminazione degli eccessi estremisti, è il primo passo verso la strada della costruzione di quel grande partito conservatore che l’Italia non ha mai avuto e che rimane il suo grande obiettivo.
