Ponte Morandi, il "cavillo" Mion che rischia di far saltare tutto il processo

Il manager del gruppo Benetton Mion: "Dissi subito dopo il crollo che bisognava chiedere scusa, ma lì l'ad Castellucci fece un errore. Ora mi indaghino pure"

di Redazione Economia
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Ponte Morandi, Mion: "Cosa avrei dovuto fare, una guerra interna?"

Il processo per il crollo del ponte Morandi rischia di fare la fine del Ruby-ter. Spunta un "cavillo" delle difese degli imputati che potrebbe rendere il procedimento nullo. Le dichiarazioni di Gianni Mion, infatti, -si legge sul Fatto Quotidiano - hanno creato un problema. Il passaggio da supertestimone a indagato cambia tutto, un caso simile al Ruby-ter, con le Olgettine che dovevano essere ascoltate come indagate e non come testimoni.

Gianni Mion, l'uomo dei Benetton che gestiva i conti, torna a parlare del crollo del Ponte Morandi dopo la sua deposizione sulla tragedia in cui ammise che sapeva del rischio crollo dal 2010. Ma anche che non ha detto nulla. "Lo avevo già detto - spiega Mion a Repubblica - già durante le indagini, ho solo ripetuto il concetto. E in quella riunione mica ci spiegarono che il ponte stava per venire giù. Nessuno ci disse che era a rischio crollo. In una riunione mi parlarono di un difetto di progettazione. Creava delle perplessità sul fatto che il ponte potesse restare su. Ma tutti noi pensavano che i controlli li facessero i nostri tecnici di Spea, poi è venuto fuori dopo come facevano le indagini. Mica sapevamo allora tutto quello che è venuto fuori dopo". Sui familiari delle vittime che adesso lo accusano dice: "Hanno ragione. Ma cosa avrei dovuto fare, una battaglia interna?». Sulla possibilità di finire indagato Mion non sembra preoccuparsi più di tanto. "Eccomi qua, decidano loro. Facciano come ritengono giusto".

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Mion torna a criticare i suoi ex datori di lavoro: "Io - prosegue il manager a Repubblica - dissi subito dopo il crollo che bisognava chiedere scusa, sarebbe stato molto importante farlo. E lì anche l'ad Castellucci ha sbagliato. Ero sconfortato di fronte a tutto quello stava uscendo sui giornali". Mentre sui dividendi "non che ci sputassero sopra. Ma tutti i bilanci sono alla luce del sole, non c’è niente di segreto. E non è che non avevano fatto il nuovo ponte per i dividendi. Quello che sta facendo adesso Autostrade, tutti i controlli e le ispezioni, lo potevamo fare benissimo. Ma era un campo troppo difficile per noi. Eravamo autoreferenziali e impreparati a gestirlo. Autostrade adesso fa le ispezioni, ma spero che lo Stato e le pubbliche amministrazioni controllino".

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