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Affari di Genio
Apprendimento Efficace: la nuova frontiera dello studio

Irene ha 23 anni, è figlia di Rosy e Massimo, vive a Livorno e frequenta la facoltà di Lettere. "Una perfezionista", secondo i suoi genitori, dedita a trascorrere anche le notti a studiare quando non si sente pronta per sostenere un esame universitario. Poi - ad un certo punto della sua vita - per un gioco del destino,  conosce "Genio in 21 giorni" grazie ad un pisano, absit ingiuria verbis, Stefano Intini. Così Irene, che di cognome fa Gualandi, cambia la sua vita. 

Non solo riesce ad aumentare il numero degli esami, arrivando spesso ad ottenere la lode, ma garantisce a se stessa quello spazio necessario per poter respirare e decomprimere lo stress da prestazione. Studia meglio ma in meno tempo e nell'economia delle sue giornate resta lo spazio per coltivare oltre che l'intelletto anche la sua anima, con la musica.  Non è lei a sostenerla, questa tesi, ma il padre, che durante l'intervista continua a ripetere "si massacrava di studio".

Sono i genitori, infatti,  i primi a soffrire della fatica dei figli e quindi i primi a gioire delle loro affermazioni. Non solo per una connaturata inclinazione a proiettare sulle loro creature i propri successi o insuccessi, ma anche per un oggettivo riconoscimento di un rinnovato cambio di stile di vita che Irene ha fatto sua. 

Sono proprio loro due, Massimo e Rosy a domandarsi durante il colloquio con noi, quale sia la ragione per cui un modello di apprendimento nato da un'osservazione empirica, non sia diventato patrimonio di tutte le famiglie e dunque di tutto il paese già a partire dalle scuole elementari. Riconoscimento fattuale della ricerca quale strumento atto a migliorare la qualità dello studio e dell'apprendimento.

È la domanda attorno a cui ruota l'idea di paese che non siamo capaci di costruire. Neppure di fronte a risultati accademici di alto livello; neppure di fronte ad un oggettivo riscontro di benessere e autonomia che i ragazzi misurano dopo aver imparato a capire come apprendere con facilità senza perdere ciò che hanno acquisito in aula, riconosciamo a livello istituzionale questo sforzo come un modello cui interessarsi.

 Permane invece una forma d'ostracismo a tutto quanto appare nuovo e più capace di lasciare una traccia negli studenti. Quasi che il nostro sistema scolastico sia preda di un auto sabotaggio, nell'errata percezione che s'impari meglio umiliando (un po') i ragazzi anzichè arricchirli attraverso ciò di cui di meglio disponiamo: la forza della scienza e della ricerca. 

Genio in 21 giorni resta dunque sullo sfondo, ma protagonista, di una scelta che dovrebbe diventare patrimonio comune della collettività.

Siamo tuttavia schiavi di un'idea di formazione ancorata al nostro passato, troppo legato a stereotipi difficili da rimuovere. E se neppure i numeri del nostro paese e la bassa qualità della sua classe dirigente, sono in grado di rimuovere certi orpelli, non resta che lasciare fare al tempo. La migliore alleata per generare un futuro diverso. Più libero e consapevole

 

>> Guarda l'intervista <<

Max Rigano






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