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Imprese e Professioni
Il populismo e i partiti di opposizione al Governo giallo-verde.

Anticipiamo qualche considerazione in previsione delle prossime elezioni europee. Siamo in una situazione politica complessa nella quale la maggioranza giallo-verde governa il Paese egemonizzando di fatto tutti i ruoli: indirizzo, mediazione, paradossalmente perfino opposizione.

“La tv populista porta in trionfo le sue creature più promettenti, dunque spazio anche per Di Maio, ospite da Floris per l'esordio di “Dimartedì” titola oggi “Il Foglio”. “Chi vuole vincere sui populisti deve (ri)conquistare il popolo cattolico, sia in Europa che, soprattutto, in Italia sostiene nel pomeriggio HuffPost, e il vicepresidente della Regione siciliana, Gaetano Armao, ribadisce “Ripartire da Sturzo. Io sono un popolare fermamente convinto che, di fronte a un bieco populismo imperante, solo i valori della libertà e della solidarietà possono preparare un futuro di pace e progresso per i nostri figli in Europa”.

L'OPPOSIZIONE E' AL LAVORO?


Ma in realtà i partiti all'opposizione sono già al lavoro? Hanno proposte concrete su temi come l’equità fiscale, il lavoro, l’immigrazione, l’Europa?
Certamente sì. Per questo intervistiamo alcuni esponenti politici del mondo milanese per meglio tracciare i prossimi passi. Rispondono alle nostre domande Alessia Potecchi, Presidente dell'Assemblea del PD di Milano, e Giampaolo Berni Ferretti, consigliere e Responsabile Politico di Forza Italia del Municipio 1.

I temi che vorremmo toccare, anche solo in parte, vanno dai danni del populismo a Milano a come recuperare i valori di un’Europa talvolta indifendibile.

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Alessia Potecchi “Occorrono più che mai delle nostre proposte concrete su temi come le pensioni, l’equità fiscale, il lavoro, l’emigrazione, l’Europa. Il nostro linguaggio è povero, vecchio, generico. Eppure il centro sinistra ha sempre potuto contare su tradizioni forti come la socialista, la cristiana, la comunista, la laica. Abbiamo questo patrimonio ma è come ce ne fossimo dimenticati.  Il nostro dibattito è misero; spesso è auto assolutorio. Rivendichiamo la libertà di pensiero ma poi… il nostro pensiero è di fatto latitante.
Sulla sicurezza, sulla immigrazione, sul lavoro, sulla equità fiscale, sull’Europa, sulla finanza troppo spesso il centro sinistra ad ampie fasce dell’elettorato tradizionale che lo votava è apparso acquiescente e qualche volta addirittura genuflesso. Bisogna invece recuperare i rapporti con i corpi intermedi che, con i loro limiti, conservano un ruolo importante perché sanno captare umori, esigenze, richieste di chi lavora e di chi il lavoro non l’ha, degli anziani, degli immigrati che vogliono integrarsi. Questo distacco ha significato subordinazione culturale al liberismo. Si è verificata una evidente rottura. Una rottura, si badi bene, di quello spirito solidale e di quella capacità che ha avuto il PD di coinvolgere le persone; capacità che sono state le ragioni della sua crescita e della sua forza nel passato. Penso che nel PD e non solo nel PD, si debba tornare a ragionare su queste cose”. 

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Giampaolo Berni Ferretti “Ma guardi, la globalizzazione è un fenomeno già iniziato, tra l’altro inarrestabile, negli anni 90. Guardare all’ Europa significa guardare ad un mercato comune dove i nostri competitors, si pensi Paesi dell’est Europa, applicano aliquote d’imposta che variano tra il 10% (Bulgaria) ed il 23% (Albania e Lettonia). Noi oggi in Italia assistiamo invece alla crescita della pressione fiscale, dove particolarmente a Milano, anche grazia all’introduzione di elementi di federalismo fiscale degli ultimi anni, l’aumento delle tasse è ormai un dato di fatto; le politiche comunali sembrano non incoraggiare i cittadini che, rimpiangendo il periodo in cui la destra al governo garantiva un accettabile andamento tassativo, sono oggi timorosi che le tasse possano aumentare. 
Milano è in testa alla classifica dei capoluoghi di regione che hanno visto il maggior incremento di gettito dell’addizionale comunale IRPEF: + 450% dal 2010. La legge istitutiva dell’imposta municipale propria prevede l’aliquota annuale dello 0,76 per cento nel caso di immobili non costituenti abitazione principale ma, allo stesso tempo, riconosce ai comuni la facoltà di modificarne la misura, in aumento o in diminuzione, sino a 0,3 punti percentuali (Decreto Legislativo 14 marzo 2011, n. 23 – articolo 8, comma 5). Milano ha esercitato la facoltà di modificare in aumento il tributo sino al massimo consentito dalla legge. Milano non sfugge quindi alla medesima linea di tendenza nazionale che vede ormai consolidarsi la sempre maggiore importanza dei tributi locali nell’ambito del complessivo ordinamento tributario.  Per non parlare dell’allargamento della cosiddetta Area C o B ed al previsto aumento del biglietto dei mezzi pubblici a 2 Euro. La stratificazione di anni e anni di produzione di normativa fiscale e tributaria, in assenza di un disegno razionale complessivo, ha prodotto oggi un risultato paradossale: quello per cui il reddito da lavoro subordinato, e quello da pensione (che poi altro non è che reddito da lavoro postergato), sono i soli che scontano integralmente il peso di un’imposizione fortemente progressiva qual è l’IRPEF”.

IL POPULISMO

Del populismo imperante oggi, e dei danni che può provocare, che cosa ne pensate?

Potecchi “Ironizziamo sui Populisti dicendo che sono ignoranti. Non conoscono la geografia, la storia, l’economia, l’anatomia…c’è del vero. Ma attenzione. A differenza di molti di noi i populisti sanno cogliere gli umori, capire le paure e tenere conto delle aspettative delle persone. Non banalizziamo e soprattutto non sottovalutiamo i rischi che corre il nostro Paese, che corre l’Europa.
La caratteristica dei populisti italiani è una crescente ostilità nei confronti del pluralismo. La democrazia per i populisti non deve includere, deve escludere. La loro non è una rivoluzione. E’ una rivolta contro minoranze che loro percepiscono privilegiate: le élites e all’opposto gli emigranti perché sono diversi dall’italiano medio. La rivolta contro il pluralismo si propone prima di colpevolizzare e poi di travolgere ogni possibile opposizione culturale, civile, politica. Le promesse elettorali per i populisti si possono attuare solo se si smantellano gli strumenti democratici. Il loro obiettivo è quello di occupare subito tutte le istituzioni (le banche, i media, i tribunali, le forze intermedie, ecc…). Sono allergici al sistema dei pesi e dei contrappesi di potere che è alla base della nostra Costituzione”.

Berni Ferretti ”Abbiamo bisogno, per risponderle sul populismo, al di là degli slogans appassionanti di questi ultimi 4/5 mesi di Governo, di una vera rivoluzione liberale, non solo un fatto sociale, ma un grande fatto morale. Una catarsi, una purificazione di popolo. Che si possa dire: “Ecco fin qui fummo vili, deboli e meschini. Ma da qui comincia la nuova storia”.
Gli indicatori internazionali non lasciano adito a dubbi: la posizione dell’Italia tra gli indicatori con cui il World Economic Forum valuta annualmente la competitività globale, figura l’onere per le imprese derivante dal rispetto degli obblighi posti dalla pubblica amministrazione (autorizzazioni, permessi, relazioni, ecc.). Su 138 Paesi, l’Italia si colloca al 136° posto, contro la media dell’UE-28 che occupa il 78° posto. Il rapporto ‘Doing Business’ della Banca Mondiale effettua un confronto internazionale sulla qualità ed efficienza della regolamentazione dell’attività d’impresa (con specifico riferimento alle PMI). Per l’indice fiscale aggregato, l’Italia si colloca al 126° posto contro la media dell’UE-28 del 41° posto. Per l’indice aggregato relativo ai permessi edilizi, l’Italia si contraddistingue per una performance peggiore (86° posto) rispetto alla media dell’UE-28 (57° posto). In campo ambientale, l’indicatore aggregato BEEP (Burdens on the Economy due to Environmental Policies) elaborato dall’OECD, quantifica gli oneri economici derivanti dalle politiche ambientali. Tra i 20 Paesi dell’UE-28 per il quale il BEEP è misurato, il valore migliore si registra in Slovacchia (immediatamente seguita dalla Gran Bretagna) ed il peggiore in Spagna, immediatamente preceduta dall’Italia”.

Che cosa si potrebbe fare, secondo le vostre visioni politiche, pur diverse, ma sempre all’opposizione, per migliorare la situazione?

Potecchi “Non possiamo aspettare che il cadavere dei nostri avversari passi lungo il fiume. Dobbiamo avere la forza e unire le forze per attraversare il fiume. Dobbiamo riprendere l’iniziativa. Il PD deve tornare in campo con coraggio. Bisogna alzare l’asticella del confronto, con passione, con sincerità, con lucidità, con unità. Ci sono tante bune ragioni per far sentire la nostra voce. C’è un paese da mettere in sicurezza; occorre ricostruire una posizione chiara sul lavoro e sulla sua flessibilità; è necessario affrontare la condizione degli anziani rompendo il cliché che anziani vuol dire pensioni e pensioni vuol dire solo problemi di cassa; dobbiamo saper individuare le nuove forme di sfruttamento e combatterle; dobbiamo recuperare la necessità di preparare una politica industriale all’altezza dei tempi; dobbiamo evitare la desertificazione dei giovani che lasciano in tanti, in troppi il nostro Paese.
Bisogna affrontare il problema dell’Europa. Così come è l’Europa è difficilmente difendibile. C’è troppa retorica. Bisogna riscoprire l’Europa sociale. I lavoratori non si esaltano se gli parli del 3%. Vogliono sapere invece quali cambiamenti sono possibili per garantire a loro e ai loro figli migliori prospettive, per ridurre le troppe incertezze che li fanno vivere senza la fiducia necessaria. Alle elezioni europee del 2019 il PD deve andare con un progetto, con delle proposte nuove che recuperino i valori della solidarietà. L’Europa deve affiancare alla politica monetaria la politica economica e fiscale. La costruzione europea è stata paragonata alla bicicletta: per non cadere bisogna continuare a pedalare. Dobbiamo, ricercando le necessarie alleanze a livello internazionale, formulare proposte per ridurre gli squilibri interni, per decidere con rapidità, per definire una politica estera comune, per stabilire il prima possibile una strategia condivisa sulle politiche migratorie e per valorizzare il lavoro dei giovani”.

Berni Ferretti “Veniamo da un decennio a guida Pd dove si è avuta l’impressione che da un determinato punto in poi la felice spirale di progresso tecnico (sostitutivo del lavoro umano) – creazione di nuove possibilità di lavoro – ulteriore progresso tecnico e così via non funzionava più. Le società del lavoro (per dirla con Hannanh Arendt) non hanno più lavoro. Che fare? I partiti del consenso avevano una sola ricetta: maggiore crescita economica. Oppure: l’affermazione della componente sociale dei diritti civili richiedente misure di politica sociale di ogni genere. Occorrono sistemi pensionistici, oppure istituti burocratici sempre più grandi. Ma poiché occorre finanziarli sono necessarie tasse più alte, siamo, stiamo giungendo al punto che gli uomini vengono impersonalmente tenuti al guinzaglio da potenti burocrati e in pari tempo mediante tasse della loro libertà decisionale”.

Come possiamo concludere?

PotecchiSono convinta che il governo giallo verde non è invincibile. In uno scenario sempre più dominato dal riesplodere della crisi economica, dall’emigrazione, dalla precarizzazione devastante del lavoro il PD deve studiare possibili soluzioni per proposte alternative in modo da riconquistare riconvincendo chi ci ha lasciati. Non si tratta di parlare o trattare con i partiti giallo verdi, ma di rivolgersi ad un elettorato deluso per la nostra afasia e per la nostra inconcludenza. Corriamo il rischio, se non c’è una decisa svolta, di essere inutili perché appariamo come un partito che non è né di opposizione né di governo. Anzi peggio da un eccesso di decisionismo stiamo passando alla incapacità di decidere. Dobbiamo nel nostro congresso parlare della realtà attuale. Siamo donne e uomini del nostro tempo. Oggi il PD deve dialogare e interpretare le donne e gli uomini del nostro tempo, donne e uomini complessi perché vivono una realtà complessa e noi dobbiamo andare loro incontro. Dobbiamo essere capaci di farci capire. Non dimentichiamo che è vero che per essere bisogna essere stati ma che è altrettanto vero che non è sufficiente parlare alla gente o della gente occorre soprattutto parlare con la gente. 
Bisogna sapere che si può guardare avanti. Avanti una parola importante che non è solo di incitamento ma che rappresenta e rievoca la tradizione riformista, il riformismo milanese per eccellenza, una lunga storia politica di cui Milano è stata protagonista e che oggi noi dobbiamo interpretare, trasmettere, far rivivere insieme a tutti i sui valori in chiave moderna.  Dobbiamo essere insomma convinti che ci si può provare e che ci possiamo riuscire”.

Berni Ferretti “Emerge uno stretto parallelismo tra burocrazia e “fiscalismo” come veniva enunciato da Pirenne, a parere del quale “il pericolo dello statalismo non è scomparso col ripudio della politica di nazionalizzazioni e dell’ideologia dirigista. Sopravvive – forse nel suo aspetto più temibile per l’individualismo – nei metodi dell’amministrazione pubblica che allarga sempre più la sua attività.
Sul tema dell’immigrazione rimanderei invece, anche per vostri problemi di spazio sul sito, all’intervento su affari italiani dello scorso agosto 2017” Qui il link

 

 

 

 

 

 

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