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Lo sguardo libero
Ennesimo inciampo di Johnson specchio della crisi del Regno Unito

Il Regno Unito sembra un Paese caduto in una crisi profonda. Il servizio nazionale di statistica ha appena confermato che il Pil cala di circa il 20%, il record negativo tra le nazioni del G7. A ciò ha contribuito la cattiva gestione – anche tardiva – della emergenza sanitaria. Emergenza che continua nel caos. Come conferma la notizia di ieri dello scivolone del primo ministro Boris Johnson, che ha dimostrato di non conoscere le nuove restrizioni imposte dal Governo da lui condotto in alcune contee del Nord.

Gli effetti che avrà Brexit fanno poco sperare. Secondo la London School of Economics, l’uscita dall’Ue costerà al Paese d’oltremanica 2/3 volte quanto le conseguenze del Covid-19. In termini assoluti la differenza che passa tra 40 e 160 miliardi di sterline. Brexit significherà maggiore difficoltà per gli affari interni, complicati dai costi burocratici e amministrativi, impedimenti a reclutare forza lavoro all’estero, dentro e fuori l’Europa,  dazi, che faranno aumentare il costo dei prodotti esportati, migrazione di banche e società da Londra ad altre capitali finanziarie europee.

Al di là dell’economia, colpisce la perdita di credibilità del Regno Unito. Il Paese, finora considerato irreprensibile nel diritto, l’anno scorso aveva firmato e ratificato l’accordo di divorzio con Bruxelles, poi nella prima parte di questo mese si è rimangiato la parola con un disegno di legge che modifica parte dei trattati, in particolare circa i commerci con l’Irlanda del Nord, suscitando l’indignazione internazionale (pacta sunt servanda).

In  difficoltà anche la monarchia. Si pensi a Harry e Meghan, emigrati in California e in un mare di polemiche (tra l’altro non potranno più usare il titolo di altezza reale), che di recente hanno pubblicamente sostenuto Joe Biden contro Donald Trump in vista delle elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre, fatto molto criticato in patria perché i membri della famiglia reale non possono prendere posizioni politiche.  Per non dire del terzogenito della regina, Andrea, coinvolto nelle vicende e negli scandali sessuali collegati al caso di Jeffrey Epstein, il miliardario americano, pedofilo, morto suicida in carcere nel 2019. Elisabetta ha esautorato Andrea  da ogni compito di rappresentanza della famiglia reale. 

Della settimana scorsa l’ultimo incidente diplomatico del primo ministro Boris Johnson,  secondo cui l'Italia ha meno contagi rispetto alla Gran Bretagna perché i britannici sarebbero meno avvezzi alle restrizioni ( "Gli inglesi amano la libertà più degli italiani").  Opinione  che ha provocato la risposta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Anche noi italiani amiamo la libertà, ma teniamo anche a cuore la serietà”. Certamente in fatto di libertà l’Italia non ha niente da imparare da nessuno, come neppure del resto il Regno Unito, ma l'Italia ha nella fattispecie quello che sembrerebbe a ben vedere un vantaggio: la Repubblica: gli italiani non sono sudditi (parola che deriva dal verbo "sottomettere") di nessuno.

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