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Lo sguardo libero
Governo/ Comprensibile taglio dei fondi a editoria, ma si tuteli occupazione

Alla kermesse dei 5 Stelle Vito Crimi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria,  ha ricordato che i 60 milioni del fondo per la stampa saranno dimezzati nel 2019 e tagliati del tutto nel 2020. Il che sembrerebbe giusto. In un’ottica liberale le sovvenzioni statali non sono previste. Scelta apprezzata, quella di Crimi, per un movimento che liberale non è: basti pensare a come sia statalista il reddito di cittadinanza.

Certo, teoricamente parlando, è così, ma non si può fingere che la stampa non soffra di crisi economica e occupazionale, e pertanto andrebbero tutelati, al pari, per esempio, dei lavoratori della ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto, i giornalisti che lavorano in quelle testate. Per giunta appare inspiegabile la sorta di giustificazione di Crimi (come insegnano disciplina manageriale e buon senso: “Chi si scusa si accusa”): “Noi non attacchiamo – ha sostenuto - ma difendiamo la libertà di stampa. La politica dà soldi che sono serviti a finanziare gli editori, a tenere in piedi giornali che nessuno altrimenti avrebbe comprato”.

Sorprende invece quello che avrebbe detto Paola Taverna, vicepresidente del Senato: “Internet può spazzare via questa carta stampata”. Un’avversione che sa di fanatismo quasi luddista nei confronti dei giornali che, nel bene e nel male, sono stati, e si spera, pur mutando, rimarranno un fondamento della democrazia liberale.

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