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Ultimo aggiornamento: 17:12

Senato rompe gli indugi sulle slot: norme tampone per fermare il crollo del gettito e lo squilibrio nel settore

Il Senato ha approvato un ordine del giorno di Claudio Lotito che trasforma una proposta emendativa sul comparto delle AWP in un impegno politico formale

di Redazione Corporate

Senato, dalla Legge di Bilancio 2026 arriva un primo segnale politico sul comparto delle slot da bar, tra gettito in calo e squilibri di mercato

Nel corso dell’esame parlamentare del disegno di legge di Bilancio per l’anno finanziario 2026 e per il triennio successivo, il Senato ha approvato un ordine del giorno presentato dal senatore Claudio Lotito di Forza Italia, trasformando in un impegno politico formale quella che inizialmente era una proposta emendativa più strutturata sul comparto degli apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro immediata, le cosiddette AWP o “slot da bar”. Questo passaggio non va sottovalutato: pur trattandosi di un atto privo di immediata forza vincolante, segna una discontinuità rispetto al clima di sostanziale immobilismo che ha caratterizzato gli ultimi anni nel settore del gioco pubblico tradizionale.

Il messaggio che emerge con chiarezza è che la maggioranza riconosce ormai apertamente come l’attuale assetto normativo, regolatorio e fiscale stia producendo conseguenze negative su più fronti. Da un lato, il gettito erariale non solo non cresce, ma tende a erodersi progressivamente; dall’altro, il presidio della legalità si indebolisce, mentre la concorrenza sleale, sia dall’online legale che, soprattutto, dai circuiti illegali, guadagna terreno. Il sistema del gioco fisico, in particolare quello rappresentato dalle AWP, appare sempre più in affanno, incapace di mantenere un equilibrio tra entrate per lo Stato, sostenibilità economica per concessionari e operatori, tutela della salute pubblica e contrasto al gioco problematico o patologico.

I dati che accompagnano e motivano questo ordine del giorno sono particolarmente eloquenti. La raccolta complessiva generata dalle AWP è in calo costante: si è passati dai circa 24 miliardi di euro del 2018 a una previsione tendenziale di 15,4 miliardi per il 2026, secondo le stime ufficiali allegate al disegno di legge di Bilancio. Questo ridimensionamento non ha portato benefici per le finanze pubbliche. Al contrario, nonostante l’incremento del prelievo erariale unico (PREU) – portato dal 19,1% al 24% sulle somme giocate – si è determinata una perdita cumulativa stimata in circa 900 milioni di euro. Negli ultimi due anni, tra il 2024 e il 2025, la contrazione ha superato il 10% rispetto ai livelli del 2023, aggravando il quadro. In parallelo, il valore economico delle concessioni si è svalutato, mentre una porzione crescente della domanda si è spostata verso canali alternativi: l’online autorizzato, che offre maggiore comodità e spesso payout più elevati, oppure – aspetto più allarmante – l’offerta irregolare e non controllata.

A contribuire in modo decisivo a questo declino hanno concorso anche le scelte regolatorie degli anni più recenti. La riduzione del payout minimo dal 75% al 65% delle somme giocate, unita al mantenimento del tetto massimo di vincita a 100 euro per singola giocata, ha reso il prodotto legale meno competitivo e attraente per i giocatori abituali. In un contesto in cui le alternative digitali o illegali propongono esperienze percepite come più generose, il gioco fisico tradizionale ha perso appeal, alimentando un circolo vizioso di calo della raccolta e minore capacità di presidio del territorio da parte dello Stato.

L’ordine del giorno accoglie queste evidenze e delinea un’agenda di interventi transitori ma mirati, concepiti per provare a invertire la tendenza senza stravolgere l’impianto normativo. Tra i punti centrali vi è la proposta di rivedere la base imponibile degli apparecchi, valutando con attenzione, e possibilmente anche attraverso una fase sperimentale limitata a un numero ristretto di apparecchi collegati alle reti dei concessionari, il passaggio dal tradizionale prelievo sulle somme giocate a un prelievo calcolato sul “net win”, cioè sulla differenza tra quanto giocato e quanto erogato in vincite in ciascun periodo contabile. Un simile cambio di paradigma potrebbe ridurre distorsioni concorrenziali, rendere il sistema più equo e rafforzare gli strumenti per contrastare l’illegalità.

Sul fronte dell’offerta di gioco, si invita il Governo a prevedere la certificazione di nuovi prototipi di apparecchi in grado di garantire una percentuale di restituzione in vincite non inferiore al 70% e un importo massimo erogabile per singola vincita fino a 200 euro. L’idea è restituire maggiore intrattenimento e appeal al prodotto legale, recuperando una quota di raccolta che altrimenti andrebbe persa o canalizzata verso canali non regolamentati, senza rinunciare al controllo pubblico sul mercato.

Non meno importante è l’attenzione riservata alla responsabilità sociale e alla prevenzione. L’ordine del giorno sottolinea la necessità di introdurre soluzioni tecniche efficaci per impedire l’utilizzo degli apparecchi da parte dei minori, nonché strumenti di autocontrollo come la possibilità per il giocatore di impostare un limite massimo di tempo di gioco, con visualizzazione a schermo del conteggio e messaggi di avviso al raggiungimento del limite. Si tratta di misure che rafforzerebbero il presidio sulla tutela della salute pubblica e sulla prevenzione dei comportamenti compulsivi.

Nel complesso, queste proposte vengono presentate non come una riforma definitiva, ma come un insieme di interventi-ponte finalizzati a stabilizzare il gettito erariale, allargare progressivamente la base imponibile, preservare la sostenibilità economica delle concessioni e riequilibrare la competizione tra canali di offerta, mantenendo al centro la legalità e la protezione dei giocatori vulnerabili. Spetta ora al Governo valutare in che misura e con quali tempi dare seguito concreto a questo indirizzo politico espresso dal Senato. La partita si gioca nei prossimi mesi, ma intanto il clima é cambiato.