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Lo sguardo libero
Intervista/ Dario Fertilio: "La mia antologia teatrale vaccino anti pandemia"
I teatri sono rimasti chiusi per Covid mesi e mesi. E anche adesso stanno uscendo faticosamente dal loro letargo. Che senso ha pubblicare un'antologia di pezzi teatrali 
(“Musica per lupi” - Armando Curcio Editore) proprio adesso, con poche speranze di mettere in scena le varie pièces, almeno in tempi brevi?
 
Proprio perché è così difficile oggi fare teatro in sala, diventa importante poterlo leggere. Queste opere, è vero, al momento non  possono contare sulla espressività degli attori; in compenso, credo che la parola scritta acquisti una maggiore essenzialità.
 
Come mai un titolo così provocatorio e anche un po' inquietante: "Musica per lupi"?
 
Vuole ricordarci che il Male è sempre in agguato, fuori e dentro di noi. Può materializzarsi in una pandemia e colpire noi stessi, i nostri affetti più cari. Ma anche risvegliare i lupi interiori, che abitano da sempre nel nostro inconscio: il desiderio di sopravvivere a tutti i costi, anche calpestando gli altri; la tentazione di uniformarci al conformismo di massa per sentirci protetti; il bisogno di evasione come fuga dal presente; la tendenza a sottometterci al potere per quieto vivere, anche se restringe i nostri spazi di libertà.
 
Allude alle restrizioni imposte dal'era Covid 19?
 
Questi pezzi teatrali precedono la pandemia, e coprono un arco temporale molto vasto: dalla Grande Guerra del '14-18, con le sue illusioni belliche e patriottiche, si passa alla repressione di Stalin in Urss negli anni trenta; e poi c'è la rivolta ungherese di Budapest nel '56 fino al conflitto attualmente in corso nella Ucraina occupata dai russi... La pandemia è la cornice in cui si possono leggere questi eventi drammatici, ma a volte anche ironici o sentimentali, in uno stato d'animo particolare, quasi di sospensione dalla realtà, come avveniva nel famoso Decamerone di Boccaccio, ai tempi della peste.
 
Dunque, un teatro non solo politico.
 
Lo definirei piuttosto militante, nel senso che il suo filo conduttore è la ricerca sempre attuale della libertà. E infatti uno dei drammi è ambientato nel presente, e riguarda le giovani generazioni tentate dalla droga. Ma non manca neppure il tema più attuale di tutti, cioè la solitudine che accompagna l'era di internet e la ricerca ossessiva di un amore solitario, anche virtuale, capace di farci sognare. 
 
Un genere misto, dunque, ma di fondo drammatico?
 
Ci sono monologhi, drammi, favole e persino un libretto di operetta. C'è spazio per la paura, la malinconia, ma anche l'allegria. E nessuno di questi testi è segnato dal pessimismo: i personaggi cercano e trovano, alla fine, una via di salvezza. Dunque, niente teatro del negativo, tipico di un certo conformismo catastrofista contemporaneo. Piuttosto, li percorre sempre l'attesa di una redenzione, e la speranza di un cambiamento. Proprio quel sentimento che tanti di noi provano oggi, di fronte al virus invisibile ma non invincibile.
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Un antidoto anti virale, potremmo dire?
 
Sì, perché le pandemie ideologiche e psicologiche, come quelle biologiche, fanno parte del nostro presente. Mi piacerebbe che il mio teatro potesse funzionare davvero, almeno un po', come un vaccino.
 
 
Dario Fertilio è un giornalista e scrittore italiano di origine dalmata. Cresciuto a Milano, dove si è laureato in lettere all'Università Statale, a 21 anni  inizia il tirocinio di cronista al "Corriere d'Informazione" (edizione pomeridiana del "Corriere della Sera" diretto da Giovanni Spadolini) passando nel 1978 prima agli interni, poi alla redazione politica e infine a quella culturale del "Corriere". Ha pubblicato diversi saggi e monografie, sia su temi politici che sull'informazione, nei quali afferma la necessità di ricercare e difendere le libertà individuali. Nel 1998 ha fondato con lo scrittore e attivista russo Vladimir Bukovskij i Comitati per le libertà ("Libertates"), movimento il cui scopo è l'affermazione dei principi liberali quali la diffusione della democrazia, il libero mercato, il federalismo e la sussidiarietà. È  l'ideatore, con gli stessi cofondotari dei Comitati per le Libertà, di una significativa iniziativa denominata Memento Gulag: la celebrazione della giornata in memoria delle vittime del comunismo, che si celebra ogni 7 novembre. Nel 2014 assume la direzione della rivista trimestrale "Il Dalmata", giornale degli esuli dalmati. Dal 2015 interviene come articolista nel dibattito politico e culturale sui mass media italiani ed europei, in particolare "L'Osservatore Romano" e "il Giornale". Dopo aver diretto dal 2002 al 2004 il laboratorio di Giornalismo culturale all'Università Cattolica di Milano, insegna dal 2018 Teoria e tecniche della comunicazione giornalistica alla Statale della medesima città.
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