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Coronavirus
"Col Green Pass i vaccinati positivi eludono i controlli. Abbiamo dati falsi"

Green Pass obbligatorio al lavoro, per il Garante della Privacy l’assenza di verifiche durante il periodo di validità porta al rischio di non rilevare eventuali positività eludendo le finalità di salute pubblica 

Gli italiani hanno risposto sinora in maniera piuttosto massiccia all’invito del governo a vaccinarsi. Ad oggi la percentuale delle persone over12 che hanno completato il ciclo vaccinale è oltre l’84%, vale a dire quasi 46 milioni di persone. Il governo per raggiungere l’immunità di gregge, in primavera aveva parlato dell’obiettivo di vaccinare almeno il 70% degli over12, poi in estate ha alzato l’asticella all’80% per via delle varianti.

L’obiettivo è stato raggiunto, ma non è servito a niente e ora siamo bombardati tutti i giorni sul fatto che sta arrivando la quarta ondata e che bisogna vaccinare anche i bambini dai 5 ai 12 anni, oltre che far fare la terza dose a tutti quelli che hanno completato il ciclo vaccinale, dopo sei mesi dalla seconda dose. 

A fine luglio Draghi ha introdotto il green pass, esteso a tutti i lavoratori del settore pubblico e privato a partire dal 15 ottobre, con decreto-legge n. 127 del 21 settembre 2021. Oggi la Camera dei deputati convertirà in legge il decreto, dopo che la conversione è già stata votata dal Senato la settimana scorsa. Il tutto a colpi di fiducia, silenziando il dibattito parlamentare. Ormai la democrazia è soltanto di facciata

Il 12 novembre è intervenuto però un fatto nuovo, passato quasi inosservato. Il Garante per la protezione dei dati personali (Gpdp) ha evidenziato che “l’assenza di verifiche durante il periodo di validità della certificazione verde non consentirebbe di rilevare eventuali positività dell’intestatario, eludendo le finalità di salute pubblica e ponendosi in contrasto col principio di esattezza del trattamento dei dati”. Una bella gatta da pelare per il governo. 

Vediamo perché. Con l’ultimo decreto l’esecutivo ha esteso la validità del green pass da 9 a 12 mesi per chi ha completato il ciclo vaccinale e poiché chi ha fatto il vaccino non è tenuto a fare i tamponi, essendo sufficiente l’esibizione del green pass, il vaccinato ha di fatto “libertà di contagiare”, dal momento che ormai è noto che questo vaccino dopo al massino sei mesi perde di efficacia. Il Garante della privacy ha appunto con le sue parole voluto sottolineare questo fatto: dopo sei mesi diventa impossibile “rilevare eventuali positività dell’intestatario” vaccinato, e allora non solo vengono meno “le finalità di salute pubblica”, ma altresì “l’esattezza dei dati”.

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