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Costume
Intercultura, 2000 posti per studiare in 65 paesi del mondo

La data da segnare in agenda è quella di giovedì 10 novembre: c’è tempo fino ad allora per gli studenti dai 15 ai 17 anni (nati tra il 1 luglio 1999 e il 31 agosto 2002) per poter iscriversi alle selezioni di Intercultura per poter trascorrere un periodo di studio all’estero.

65 i Paesi del mondo da scegliere, 2.000 i posti a disposizione, più di  1.400 le borse di studio totali o parziali (nel 2015-2016 le borse assegnate sono state 1.511.). Circa la metà provengono dall’apposito fondo di Intercultura e sono disponibili nel bando pubblicato online per consentire la partecipazione ai programmi degli studenti più meritevoli e bisognosi di sostegno economico (si va dalle borse totali che coprono il 100% della quota di partecipazione, a quelle parziali che coprono una percentuale variabile tra il 20% e il 60% della stessa). A queste se ne uniscono le altre centinaia, tra borse di studio totali e contributi sponsorizzati, grazie alla collaborazione tra la Fondazione Intercultura e diverse aziende, banche, fondazioni ed enti locali. L’elenco, già online con le prime Borse disponibili, viene continuamente aggiornato sul sito di Intercultura alla pagina http://www.intercultura.it/borse-di-studio-offerte-da-sponsor.

I PROGRAMMI DI INTERCULTURA CONFORMI AI CRITERI PER CONCORRERE ALLE BORSE INPS

Inoltre, i programmi di Intercultura consentono di beneficiare anche delle borse di studio offerte dal programma ITACA di INPS: si tratta di 1.090 borse di studio per la partecipazione a programmi scolastici all'estero annuali, semestrali e trimestrali riservate ai  figli o orfani ed equiparati dei dipendenti e dei pensionati della pubblica amministrazione iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali o dei pensionati utenti della Gestione Dipendenti Pubblici. 

IL MONDO A DISPOSIZIONE: PIU’ DI 300 POSTI NEGLI USA E PIU’ DI 100 IN CINA

I partecipanti al concorso di Intercultura hanno a disposizione tantissimi programmi in termini di durata (un’estate, due mesi, tre mesi, sei mesi, un intero anno scolastico) e di luogo dove trascorrere un periodo di vita e di scuola che sicuramente inciderà sulla loro vita. In questo anno scolastico, sono all’estero 2.000 adolescenti: il 21% in Nord America, il 24% in America Latina, il 35% in Europa, il 14% in Asia, il rimanente 6% tra Africa e Oceania. Tra questi, per citare le destinazioni più “gettonate”: 330 sono negli USA, 108 in Cina, 114 in Argentina, 71 in Brasile, 67 in Finlandia.

Per gli studenti che frequentano all'estero l'intero anno scolastico, la normativa scolastica italiana riconosce la possibilità di accedere alla classe successiva senza ripetere l’anno. Il Ministero dell’Istruzione ha chiarito in una recente nota (843/2013) che le esperienze di studio all’estero sono “parte integrante dei percorsi di formazione e di istruzione” e che sono “valide per la riammissione nell’istituto di provenienza"

UNA PORTA D’ACCESSO PER IL MONDO DEL LAVORO

Quali i benefici di breve, media e lunga durata di un’esperienza vissuta all’estero da adolescenti? La ricerca 2016 dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca realizzata da Ipsos per conto della Fondazione Intercultura su 900 ex partecipanti ai programmi all’estero tra il 1977 e il 2012 mostra che si tratta di una popolazione di laureati (84% vs la media italiana tra ex liceali pari al 52%), con un percorso universitario brillante (il 64% si dichiara tra i migliori del proprio corso e il 32% ottiene il massimo alla laurea rispetto al 21% della media nazionale), che ha scelto il lavoro dipendente (a livelli quadri e dirigenziali per un terzo di loro, vs il 15% degli italiani) anche per poter intraprendere una carriera internazionale. 

Inoltre non hanno avuto difficoltà a trovare lavoro o a cambiarlo, lo dichiara l’83% e il tasso di disoccupazione complessivo è al di sotto del 9% (vs un dato italiano pari al 14% tra i 20 e i 54 anni). Dulcis in fundo, non sono di certo “bamboccioni”, visto che solo il 2% degli over 34 anni vive ancora con i genitori, rispetto a un dato nazionale che si attesta attorno al 12%.

Ma soprattutto, chi ha trascorso un periodo di studio e di vita all’estero, a contatto con un’altra cultura, con i propri limiti e con i propri talenti nascosti, è una persona soddisfatta: della propria carriera, perché coerente con i propri interessi e aspirazioni, e della loro vita: il 90% si dichiara complessivamente felice, uno stacco netto rispetto alla media degli italiani che è del 67%. Se la ricchezza di una nazione si basasse sul tasso di felicità, visto come un diritto e non come un’aspirazione, anziché il PIL, sarebbe forse più facile sapere in quale direzione muoverci.

 

 

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