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Costume
"E’ Conte il politico più elegante". Parla l’uomo che fa i nodi al potere
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In politica, ma anche nel mondo dell’impresa, ci sono intricati nodi da sciogliere ogni giorno, ma anche piacevoli nodi da fare. Dal Windsor al Cape, fino al Trinity. Non solo, ma a fine giornata, dopo una lunga trattativa di lavoro o un impegnativo convegno, c’è anche la certezza di poterli sciogliere. Senza fatica, con pochi gesti semplici. Parliamo di cravatte. Un accessorio che, per usare le parole di Maurizio Talarico, il noto titolare del marchio in via dei Coronari a Roma, “è sempre più imprescindibile per persone che di stile se ne intendono”. E tra queste, come racconta ad Affaritaliani.it “ci sono sempre più giovani. Anzi, giovanissimi tra i 23 e i 25 anni”. Il re delle cravatte, tra l’altro, ha appena raggiunto un nuovo traguardo: le sue creazioni rappresenteranno, infatti, il made in Italy all’Expo di Dubay 2021: “Saremo il fornitore ufficiale, siamo stati scelti dal governo. E mille cravatte realizzate ad hoc per l’evento saranno donate ai visitatori istituzionali del Padiglione Italia, a partire da Capi di Stato e di governo”.

Talarico, cosa significa per lei l’Expo di Dubay?
E’ un altro importante risultato raggiunto. Dopo che nel 2014 le nostre cravatte sono state scelte come presente per i Capi di Stato e i ministri degli Esteri venuti in Italia per il semestre europeo. Dopo che nel 2017 la “Talarico cravatte” è stata fornitore ufficiale per i Capi di Stato del G7. Senza dimenticare, per fare ancora un esempio, che il Cerimoniale della Repubblica nel 2015 scelse proprio le nostre cravatte per gli incontri istituzionali del presidente Mattarella. Per me, quindi, significa aver raggiunto un importante obiettivo e cioè riuscire, attraverso le cravatte, a far conoscere l’artigianalità del made in Italy.

maurizio talarico
 

Proviamo a far di conto. Anche a spanne, sa quantificare quanti Capi di stato e di governo hanno indossato una sua cravatta?
E’ difficile fare un calcolo. Posso dirle che, per esempio, habituè delle nostre cravatte sono l’ex primo ministro del Giappone Shinzo Abe, quello attuale Yoshihide Suga e il premier spagnolo Sanchez. Ci sono anche i Capi di Stato americani Trump, Obama e Bush. E poi ancora l’emiro del Quatar Al Thani. In Italia, invece, indossano le Talarico, per esempio, il premier Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ricorda chi è stato il primo testimonial politico importante?
George Bush e, in Italia, Francesco Cossiga. Poi ne abbiamo avuti tanti altri. Da Romano Prodi, che indossava sempre le regimental, a Silvio Berlusconi.

Anche Berlusconi? Quindi non si riforniva solo da Marinella?
Proprio così. Anzi, ogni tanto si affacciava da me in boutique. In genere verso le 20 della sera. Era il periodo del suo secondo governo. Parliamo degli anni 2002 e 2003. D’altronde, il presidente di Forza Italia amava passeggiare a via dei Coronari che è la strada degli antiquari.

Veniva a sorpresa?
La sua storica segretaria, Marinella, mi contattava e mi diceva che il presidente sarebbe passato intorno alle ore 20. E quando veniva si intratteneva con chi era in boutique, ma anche con i commercianti degli altri negozi sulla strada.

Ha mai ricevuto richieste particolari da qualche esponente politico?
Una richiesta particolare mi fu fatta da Francesco Cossiga. Lui amava le Regimental. Mi chiamò a casa sua e mi mise tra le mani una cravatta, dicendomi che era un ricordo prezioso. Un oggetto che conservava dai tempi in cui frequentava il college a Londra.

E cosa le chiese?
Mi chiese di riprodurla, ma con una variante. La fodera della cravatta originale era a tinta unita. Cossiga, invece, voleva che fosse uguale alla parte davanti e che fossero perfettamente rispettate le simmetrie del disegno.

Riuscì nell’impresa?
L’impresa è riuscita talmente bene che nel 2000 è nata anche una collezione Cossiga.

Ci sono altre collezioni ispirate a personalità del mondo politico?
C’è l’“azzurro Gentiloni”. E’ stato ribattezzato così presso le nostre seterie comasche. L’allora presidente del Consiglio, infatti, amava una tonalità particolare di azzurro.  

C’è qualche altro episodio particolare che ricorda?
Sì. Riguarda il tenore Andrea Bocelli. Anche lui è un grande estimatore delle cravatte Talarico. Mi ha sempre incuriosito il fatto che Bocelli quando compra una cravatta si appoggia col naso al tessuto e riesce a indovinare il colore.

Dal suo punto d’osservazione, sa dirci come è cambiato negli anni l'uso della cravatta?
Dal 1999, anno di nascita della mia azienda, a oggi sono cambiate, intanto, le dimensioni della cravatta. Si è passati dai 10 agli 8,5 centimetri circa di larghezza. Mentre la lunghezza non è più 146 centimetri, ma oscilla tra i 150 e i 154. Consideri che le nostre cravatte sono tagliate artigianalmente a mano e, quindi, può esserci qualche oscillazione a seconda del taglio. Ma mai meno dei 150 centimetri.

Che rapporto hanno i giovani con la cravatta? Sta diventando anche per loro un accessorio imprescindibile?
E’ un accessorio imprescindibile per le persone che di stile se ne intendono. Fatta questa premessa, però, posso dire che ci sono molti giovani, anche nella fascia d’età tra i 23 e i 25 anni, che frequentano la mia boutique e che acquistano cravatte.

Giovanissimi gentlemen crescono, insomma?
In generale con una cravatta indosso parlare ad un platea ha un significato per chi ascolta. Dà peso alla persona che parla. Senza contare che, psicologicamente, fa sentire importante anche chi la porta, infonde sicurezza.

Qual è il nodo che va per la maggiore in Italia?
Il più usato è il Windsor. Per esempio, il presidente del Consiglio Conte predilige questo nodo. Anche se poi ha un suo modo personale di farlo.

Ecco, appunto. Esiste una tecnica per fare un nodo perfetto?
Consideri che la cravatta può essere anche un simbolo d’imperfezione, soprattutto se abbinata ad un impeccabile abito sartoriale. Il nodo imperfetto, tra l’altro, rispecchia i tempi che viviamo, la cultura della velocità. Ma c’è anche un altro aspetto da considerare.

Quale?
Che l’uomo troppo ingessato è anche esagerato. Deve esserci, quindi, qualche imperfezione.

Non c’è un consiglio che si sente di dare a chi non sa annodarsi una cravatta?
Posso solo dire che il nodo è un’espressione artistica, è un’azione quotidiana che pur ripetendosi non dà mai la stessa resa. Difficilmente, infatti, si riesce a fare un nodo identico ad un altro.

Ci sarà un aspetto sul quale non transige?
Il nodo non deve scendere durante il giorno, deve rimanere nella stessa posizione del mattino. Una garanzia che il taglio artigianale garantisce. Ed è poi il nostro marchio di qualità. La filosofia aziendale che abbiamo adottato è quella dei pochi numeri, ma con taglio sartoriale.

Niente cravatte scese, dunque?
La cravatta non va mai indossata allentata. Alla Salvini, insomma, che è un altro esponente politico che indossa le mie cravatte. Trasmette una sensazione di confusione e di disordine. O la cravatta è ben annodata o è meglio l’uomo senza.

Meglio fare il nodo davanti a uno specchio?
Anche questo dipende. Ci sono persone che appunto in velocità lo fanno anche per strada, passeggiando. Così come ci sono giovani che la cravatta la mettono direttamente nel taschino, a mo’ di pochette.

A proposito di pochette, come è successo che avete insegnato al premier Conte a mettere la pochette a quattro punte?
Il presidente mi chiese come si realizzava una pochette a quattro punte. Allora io, dopo aver studiato come farla – di solito, infatti, si fa a tre punte -, gliel’ho insegnata.

Conte ha  poi messo in pratica i suoi insegnamenti?
L’ha utilizzata per un periodo. Ora non la usa più, mette la pochette a bacchetta, che è dritta.

Se dovesse stilare una sua personale classifica, chi tra gli esponenti politici metterebbe sul podio dell’eleganza?
Proprio Conte. Il presidente del Consiglio non è solo elegante. Ha una cultura del buon vestire. Pure nella selezione delle fantasie delle cravatte è molto attento. Conte, insieme a Gentiloni, tra l’altro, ha sdoganato i colori, aprendo rispetto al blu istituzionale. Il presidente sceglie micro-fantasie col celeste, l’azzurro, ma anche con richiami fucsia e rosa.

Soffermiamoci sulle fantasie. Cosa va di moda oggi?
Le micro-fantasie. Oggi va tanto un classico rivisitato. Le tipiche cravatte da anni '50-'60-'70 sono ormai obsolete, più di nicchia, per i classici dandy.

A sinistra si buttano sempre sul rosso oppure qualcosa è cambiato?
Il coloro non è più segno appartenenza politica.

Cosa racconta della persona il colore di una cravatta?
Di sicuro il suo umore. Chi porta colori chiari o opta per micro-fantasie sarà una persona solare, mentre i colori più scuri, a volte, nascondono personalità introverse.

Che fine ha fatto invece la regimental?
E’ un po’ caduta in disgrazia. Anche la tricot non si utilizza più. Mentre esiste ancora sul mercato la cravatta in cashmere, soprattutto per il periodo autunno-inverno.

Ci sono ancora, tra i suoi clienti politici, degli aficionados della regimental?
No. Diciamo che su dieci cravatte, nove sono in twill. Non va neppure più il tessuto jacquard, considerato pesante.

Ma le donne che rapporto hanno con questo accessorio?
Ci sono diverse donne che acquistano le nostre cravatte. Alcune optano per cravatte più maschili, mentre altre prediligono cravatte più stilizzate.

Un ultima domanda. Luigi Di Maio si è platealmente tolto la cravatta quando ha lasciato il suo incarico di capo politico del Movimento. Come ha interpretato quel gesto?
Anche Di Maio, a proposito, è un nostro cliente. Ed è un giovane che ha molto stile. Rispondo alla sua domanda: la cravatta nel mondo politico è un po’ come una divisa. Nel toglierla credo abbia voluto accompagnare con un gesto la sua decisione di disimpegnarsi dal ruolo di leader del M5s e dire: “Ritorno a essere Luigi Di Maio”.

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