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Allarme Pfas nei corsi d'acqua: regioni italiane contaminate. Ecco quali
PFAS, riflettori accesi anche in Lombardia. Pd e M5S ne chiedono il bando

Pfas, corsi d'acqua contaminati in 16 regioni. L'allarme di Greenpeace 

Allarme PFAS nei nostri corsi d'acqua. Un recente rapporto presentato da Greenpeace ha evidenziato la presenza di queste sostanze pericolose per l'ambiente e la salute umana nei corsi d'acqua di 16 Regioni italiane. Mentre per Calabria, Molise, Puglia e Sardegna non si hanno ancora dati a disposizione.  Alla Camera Greenpeace insieme ad altri movimenti ambientalisti, ha evidenziato l'urgenza di intervenire, proponendo il bando della produzione e dell'uso dei PFAS in Italia. Queste sostanze chimiche, caratterizzate da una grande persistenza nell'ambiente, sono associate a diversi rischi per la salute, inclusa la possibile cancerogenicità.

Greenpeace ha basato le sue conclusioni su un'analisi dei dati raccolti in un database dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), i quali comprendono i risultati delle analisi svolte dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA) tra il 2019 e il 2022.

LEGGI ANCHE: Allarme PFAS, i contenitori alimentari sono pieni di "inquinanti eterni"

Il rapporto di Greenpeace svela che il 17% dei campioni analizzati presenta tracce di PFAS, con una significativa variabilità geografica. Regioni come Basilicata, Veneto e Liguria mostrano le percentuali più elevate di campioni contaminati. In particolare, Veneto, Piemonte, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia hanno condotto quasi il 70% del totale delle analisi, lasciando intravedere una disomogeneità nell'attenzione e nelle risorse dedicate ai controlli su scala nazionale.

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Particolarmente preoccupante è la situazione in Veneto, dove i livelli di PFOS e PFOA superano significativamente la media, soprattutto nelle province di Vicenza, Verona e Padova, già note per la grave contaminazione da PFAS. Anche il Piemonte registra livelli elevati di queste sostanze nei corpi idrici, soprattutto a causa degli scarichi della chimica Solvay, ora Syensqo, l'ultima produttrice di PFAS in Italia.

Greenpeace, evidenziando la gravità del fenomeno e la necessità di un'azione urgente, chiede al governo italiano di adottare misure restrittive sull'uso dei PFAS, seguendo l'esempio di altri Paesi europei e degli Stati Uniti. La frammentarietà dei controlli e l'assenza di dati per alcune Regioni aggiungono elementi di preoccupazione, rendendo imperativo un intervento deciso per tutelare l'ambiente e la salute pubblica.

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